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Soldato, internato, emigrante e imprenditore di successo: Giuseppe Bizzotto, classe '23, già titolare della fornace ex Panizzon, premiato con la medaglia d'onore dal Quirinale. Il sindaco: “Abbiamo bisogno di temerari come lui”
Pubblicato il 25 feb 2012
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E' stato un momento significativo per Romano d’Ezzelino quello della consegna a Giuseppe Bizzotto della medaglia d’onore della Presidenza della Repubblica per essere stato deportato e fatto prigioniero dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Il sindaco Rossella Olivo, per conto del prefetto, si è recata con il gruppo Alpini presieduti da Giovanni Bontorin e l’assessore Massimo Ronchi, a casa dell’ex prigioniero di guerra, che dopo una lunga parentesi da emigrante in Sud America ha scritto una pagina importante nella storia dell'economia del Comune ezzelino.
Quella di Bizzotto, classe 1923, è una storia commovente e che parla ai giovani d’oggi, testimonianza di un miracolo economico ottenuto col sudore della fronte, così significativa che meriterebbe di essere raccontata nei dettagli.
Il sindaco Rossella Olivo consegna la medaglia d'onore a Giuseppe Bizzotto. A destra il capogruppo degli Alpini di Romano, Giovanni Bontorin
Lavoratore in Germania in una fabbrica di aerei, richiamato alle armi in Italia, inviato come guardia di frontiera a Fiume.
E’ qui che nel ’43 arrivarono i tedeschi, condussero Giuseppe in un campo di lavoro a Lipsia e poi ad Amburgo. “La notte gli alleati bombardavano i ponti, di giorno noi prigionieri lavoravamo per ripararli” - racconta Giuseppe con gli occhi pieni di emozione ed umiltà. Lui in quel campo era un militare internato, un prigioniero di guerra, agevolato dalla conoscenza del tedesco che molto spesso lo trasformava in interprete.
Poi il ritorno in una Bassano surreale e spettrale, dopo il 26 settembre ’44 proprio durante le impiccagioni in Viale dei Martiri, la clandestinità per non ritornare in Germania, la collaborazione con i partigiani che gli valse nel 1966 il riconoscimento di patriota, insieme a quello di combattente reduce con la croce al merito di guerra. Quando finì la guerra per Giuseppe arrivò il momento di reinventarsi, di rinascere, di credere nelle proprie capacità di lavoratore che insegue e trova la propria strada: lavorò con i fratelli come trasportatore a bordo di un camion, partì per il Venezuela, dove la moglie Elena lo raggiunse e dove vissero dal ’48 al ’61.
Si lavorava nell’edilizia, attraverso mille difficoltà, attraversando inondazioni periodiche e ben tre rivoluzioni. Quando Giuseppe ritornò in Italia risistemò la vecchia fornace del suocero Bortolo Panizzon e riprese l’attività trasformandola in un punto di riferimento per il territorio.
Nel 2000, dopo 30 anni di attività e molte soddisfazioni, Giuseppe cedette la fornace al Comune con la clausola che resti ad uso della comunità. L’Amministrazione ha recuperato l’antico manufatto grazie ad un sapiente lavoro di restauro.
"Questo riconoscimento mi dà un onore di cui non so nemmeno se averne davvero merito - ringrazia Giuseppe Bizzotto durante la consegna -. Mi riempie di soddisfazione. Ho vissuto ogni momento della mia vita con entusiasmo e speranza, ci sono stati momenti duri, certo sono stati molti, ma le gioie che ho vissuto, tra cui questa medaglia e l'affetto delle persone intorno a me, ricompensano di tutto".
"La straordinaria storia del nostro concittadino Giuseppe è il racconto di un uomo che ha vissuto da protagonista gli episodi più significativi del nostro ultimo secolo - spiega il sindaco Rossella Olivo -. La fame, la guerra, il dopoguerra, l'emigrazione, la ripresa economica l'hanno visto povero, soldato, internato, emigrante e infine imprenditore di successo. Oggi abbiamo bisogno di temerari come lo è stato Giuseppe.”
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