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“Io parlo, ma come cittadino bassanese.” Livio Todesco, rappresentante e portavoce della Zetafilm Srl, società proprietaria dell’immobile del Teatro Astra, si concede alle domande di Bassanonet a riguardo della sempre attuale questione del presente e del futuro del teatro cittadino, ma precisa che lo fa come privato cittadino “innamorato della sua città”.
In altre parole, sveste in questa occasione i panni di mister Zetafilm per dichiarare il suo auspicio di non esserlo più nel prossimo futuro, per vestire i panni del comune cittadino che va a godersi gli spettacoli e gli eventi culturali nel teatro diventato nel frattempo di proprietà comunale e ristrutturato allo scopo. E questo perché, come sostiene Todesco, un teatro degno di tale nome rappresenta il “valore aggiunto” per il rilancio del centro storico e per la ripresa culturale della città.
Tra il momento attuale e la prospettiva futura da lui auspicata ci sono ancora dei passaggi da risolvere: in primis la conclusione dei lavori di ripristino del tetto dell’Astra interessato dal crollo parziale del 15 giugno dello scorso anno, a cura e spese della proprietà, e quindi l’ancora eventuale e sospirato raggiungimento di un accordo tra Zetafilm e amministrazione di Bassano per la cessione del teatro all’ente comunale.
La prima fase dei lavori di ripristino del tetto del Teatro Astra (foto Alessandro Tich)
Astra la vista: chi vivrà vedrà.
Ma intanto il “cittadino” Todesco, che ricorda tanto il citoyen della Rivoluzione Francese, rivendica il “diritto al teatro” per una città, come Bassano, che deve riacquisire il senso primario della cultura.
Livio Todesco, anche se lei interviene qui come cittadino le faccio una prima domanda come portavoce della proprietà. Quali sono le vostre intenzioni per il “dopo-crollo” del tetto dell’Astra?
Noi come proprietà sistemeremo il tetto per metterlo in sicurezza totalmente. Poi, messo il tetto in sicurezza, dobbiamo cercare di trovare un acquirente.
Voi auspicate che questo acquirente, a questo punto, sia definitivamente il Comune di Bassano del Grappa?
Io non parlo adesso come proprietà, parlo come bassanese. Bassano sente il bisogno a tutti i livelli di avere un teatro. Questo teatro a Bassano non porta solo quel certo numero di spettatori o di artisti che possono venire nella nostra città, ma porta una cultura, porta un vantaggio, porta un valore aggiunto a Bassano, che oggi non c’è. Credo che un teatro in centro storico possa anche dare una spinta al centro storico stesso, non per rinascere ma per continuare a vivere. Perché leggo nei giornali che un sacco di negozi sono chiusi, che ci sono vie che non sono frequentate… Bassano è frequentata da chi va al bar, da chi va a fare l’aperitivo, ma di cultura non ce n’è. Io desidererei, da bassanese, che la gente potesse capire cosa può portare l’Astra a Bassano e qual è l’investimento che farebbe l’amministrazione, i nostri amministratori, per dare a Bassano un valore aggiunto che oggi manca.
Lei dice che a Bassano non c’è cultura. Però non è che Bassano sia una città priva di eventi culturali. Faccio il solo esempio di Operaestate. Abbiamo realmente bisogno di cultura attraverso anche un teatro?
Credo che in qualsiasi situazione la location sia una cosa molto importante. È venuto anche Placido Domingo a Bassano, però ha detto: “mi ricordo l’Astra”. Sono sue parole. Non credo quindi che certe compagnie, e non vorrei essere frainteso, vengano volentieri a Bassano per andare nel teatro della parrocchia. Anche loro hanno bisogno di uno spazio adeguato, un bel quadro ha bisogno anche di una bella cornice. Se non c’è, pazienza. Ma se c’è una bella cornice, si valorizza ancora di più.
Ma un Teatro Astra che funzioni solo come teatro e cioè solo come sede di rappresentazioni teatrali, secondo lei regge dal punto di vista gestionale?
Credo che il conto economico di qualsiasi teatro pubblico sia un conto che alla fine presenta dei numeri che devono essere colmati. Però credo anche che se questo teatro fosse gestito in modo imprenditoriale, dando spazio non solo al teatro ma a convegni, conferenze, mostre eccetera, potrebbe favorire un continuo flusso di denaro che entra per sopperire ai costi che ci sono per mantenerlo. Quindi penso che gestendo la struttura in modo appropriato i conti alla fine tornino, e magari ci vorrà un po’ di tempo, perché non è che domani mattina c’è l’Astra e tutto è sistemato. Ma in due o tre anni si può cominciare ad avere una gestione talmente continua che il teatro potrebbe dare soddisfazioni nel senso che si paga tutto e non costa niente.
L’ultima domanda non posso non farla al Livio Todesco “cittadino bassanese”, ma al Livio Todesco rappresentante della proprietà. Col Comune di Bassano la trattativa per la compravendita dell’Astra è ancora in corso. Quanto è fiducioso che questa lunga storia arrivi alla fine?
Per arrivare alla fine, come tutte le cose, ci vogliono due soggetti: chi vende e chi compra. E ci vuole che questi due soggetti trovino un punto d’incontro che non faccia svilire l’uno o l’altro, perché gli affari si fanno sempre in due. In questo caso credo che l’amministrazione dovrebbe ben tener presente cosa dà ai bassanesi cercando di recuperare l’Astra come teatro, o sede di convegni, o sede di mostre. È il valore aggiunto, ripeto, di cui Bassano ha bisogno.
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