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The Sound of Silence
Due o tre cose a riguardo di alcune grandi questioni della città sulle quali è calata una coltre di silenzio
Pubblicato il 25 feb 2024
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Simon & Garfunkel, dove siete?
Sto pensando a voi perché a Bassano del Grappa riecheggiano le note di The Sound of Silence.
Non mi riferisco alla campagna elettorale, che anzi è così fragorosa da rendere necessari i tappi per le orecchie, ma ad alcune questioni dell’attualità cittadina che a suo tempo hanno fatto molto rumore e sulle quali oggi è calata una coltre di silenzio.
Il cantiere interrotto dell’ex Polo Museale Santa Chiara (foto Alessandro Tich)
È vero: siamo agli ultimi chilometri della legislatura comunale dell’amministrazione Pavan, al cui termine mancano solo tre mesi, e non c’è più spazio né tempo per prendere in mano in maniera risolutiva i grandi temi ancora in sospeso.
Ma proprio questo è il problema: il fatto che questi progetti si siano trascinati ai minuti di recupero, in attesa solamente del fischio finale.
L’aspetto paradossale della vicenda è che alcune grandi incognite silenziate appartengono al settore dei Lavori Pubblici nel quale l’amministrazione Pavan, soprattutto negli ultimi due anni, ha ingranato decisamente la quarta.
I fornitori del Comune di nastri tricolori da tagliare hanno fatto buoni affari e non si contano più le opere di piccolo, medio e anche grande (lavori sul Ponte Nuovo) calibro che sono state avviate o sono state concluse.
Il #SiLavora prosegue e la cantierite acuta continuerà a manifestarsi fino agli ultimi sgoccioli di mandato: nei giorni scorsi è stato annunciato l’avvio della realizzazione del bosco urbano a sud dell’Ospedale e domani sarà presentato l’intervento di sistemazione dei bagni pubblici dietro la chiesa di San Giovanni.
Eppure, a fronte dell’indubbio attivismo del Premiato Opificio Pavan & Zonta, vediamo cose che noi umani eccetera eccetera.
Non mi soffermerò in dettaglio sulle questioni coperte oggi dal The Sound of Silence, tra l’altro ben note e già oggetto tutte insieme di decine e decine di miei articoli, perché ne verrebbe fuori un libro.
Mi limiterò ad elencarle con qualche breve cenno di commento.
Ogni commedia ha un suo primo atto e quindi comincio col Teatro.
La presentazione pubblica in sala Chilesotti da parte della società ViTre Srl di Thiene delle tre ipotesi alternative progettuali per il Teatro comunale (acquisto e sistemazione del Teatro Astra, costruzione ex novo di un Teatro nell’area del parcheggio Le Piezze, costruzione ex novo di un Teatro nell’area del cantiere dell’ex Polo Museale Santa Chiara) risale allo scorso 12 gennaio.
Un argomento ripreso in zona Cesarini che adesso ha appena tre mesi di tempo per giungere, almeno nelle intenzioni della attuale amministrazione comunale, a una qualche decisione su una delle tre opzioni.
“Quella del 12 gennaio - aveva dichiarato il sindaco Pavan in conferenza stampa annunciando l’incontro in sala Chilesotti - sarà la partenza di un percorso di condivisione pubblica che prevederà altri momenti di incontro e di confronto con i cittadini, prima che la questione venga discussa nelle sedi deputate e cioè in commissione e in consiglio comunale.”
Non so voi, ma io la vedo molto, molto dura. Dal 12 gennaio è passato più di un mese e, non a caso, da allora non è più giunta voce al riguardo.
Strettamente correlata a questa fitta coltre di nebbia è anche la questione del Genius Center, visto che una delle tre alternative progettuali per il Teatro comunale è collocata all’ex Polo Santa Chiara, già sede deputata del Genius della Pedemontana.
Del maxi progetto in partenariato coi privati non si è più pubblicamente parlato dal 20 luglio del 2022, e cioè da un anno e mezzo, quando sempre in sala Chilesotti la proposta progettuale era stata presentata in commissione consiliare dall’ATI proponente.
Il lungo silenzio sarà comunque spezzato giovedì prossimo 29 febbraio, quando la giunta comunale dovrà rispondere a una specifica interrogazione presentata al riguardo dalle minoranze.
Ma resta il dato di fatto che l’opera in leasing in costruendo da oltre 25 milioni di euro ha subito una clamorosa battuta d’arresto nell’agosto dell’anno scorso con il parere negativo, per quanto non vincolante, del DIPE della Presidenza del Consiglio che ha bocciato il piano economico-finanziario dell’intervento: non rispetta infatti le condizioni di equilibrio fissate dalle linee guida dell’ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione.
Dopo la doccia gelata del DIPE, che ha messo il Genius Center direttamente nel freezer, l’amministrazione comunale ha intrapreso ulteriori e non meglio specificati approfondimenti. Attivando sempre la modalità silenziosa, come sul telefonino.
Quelli citati sopra, per le evidenti difficoltà di programmazione prima ancora che di realizzazione, sono tutti progetti in salita.
Non fa eccezione il sistema di trasporto meccanico tra Prato Santa Caterina e viale dei Martiri, che però è attrezzato anche per la discesa.
Del doppio ascensore inclinato sul belvedere della città abbiamo già scritto brentane d’inchiostro. Fino al settembre dell’anno scorso, quando all’improvviso è venuta fuori la notizia che l’appalto dei lavori era stato “affidato ma non assegnato”.
La ditta appaltatrice si era accorta che il quadro economico dell’intervento non era sufficiente a coprire i costi di realizzazione, per il sopravvenuto aumento del prezzario regionale dei Lavori Pubblici.
Poi l’appalto è stato revocato e il Comune ha dovuto ripartire da zero, provvedendo alla “attivazione del procedimento dell’aggiornamento del progetto esecutivo”.
È la notizia più recente sulla vicenda poi silenziata, che risale al novembre 2023.
Quella dell’ascensore bloccato più costoso della storia.
Un assordante silenzio è calato in questi ultimi mesi anche sul Tribunale della Pedemontana Veneta, il cui destino - va detto in tutta onestà - non dipende però dal Comune di Bassano del Grappa ma dal Governo, peraltro politicamente “amico”.
Sul Tribunale il sindaco Pavan ha dato tutta sé stessa, puntando a farne un fiore all’occhiello del suo bilancio di mandato e a tradurlo politicamente in una questione d’immagine, oltre che di sostanza.
Si è messa d’impegno ed è riuscita nell’impresa di portare a casa ben quattro visite in città del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e soprattutto di compattare attorno al progetto un ampio territorio veneto extra-bassanese.
Ma i sei mesi di “raccolta dati” sul territorio da parte del Ministero della Giustizia sono già passati da un bel pezzo.
Inoltre da Roma non giungono voci aggiornate sulla tanto strombazzata revisione della geografia giudiziaria, aumentano le voci contrarie al ripristino dei Tribunali soppressi nel 2012 e il ministro Nordio - invitato a Bassano già in illo tempore - continua a farsi attendere.
È assai improbabile che accada qualcosa di decisivo entro il voto comunale del prossimo 8 giugno.
Non può mancare infine, in merito alle grandi questioni messe a tacere, un cenno sul Piano Mar.
Vale a dire l’area urbanistica che si estende da largo Parolini a via Ca’ Baroncello, in attesa sempiterna, sin dai tempi del sindaco Cimatti, dell’accordo definitivo tra il Comune e i proprietari privati per l’edificazione delle cubature e la realizzazione della oramai mitologica “strada del Piano Mar”, parallela alla ferrovia e a via Parolini, a carico dei privati.
Il Piano Mar (alias PPE n. 4 Parolini) è stato oggetto di uno dei misteri di Fatima dell’amministrazione Pavan, quando il 22 giugno dell’anno scorso il sindaco aveva annunciato in conferenza stampa “la definizione del protocollo coi privati che ridisegnerà il destino dell’area” dove saranno realizzate “la nuova attesa strada parallela a via Parolini, due rotatorie, aree verdi definite” e dove “troveranno posto nuovi servizi a valenza sociale e socio-sanitaria”.
Poi, nel pomeriggio dello stesso giorno, doveva svolgersi la commissione consiliare che aveva come primo punto all’ordine del giorno “Piano Mar: nuove ipotesi progettuali”.
Il punto però, per motivi rimasti ufficialmente arcani, è stato improvvisamente tolto dall’ordine del giorno a sole due ore dalla riunione e da allora in sede istituzionale non se ne è più parlato. Senza se e senza Mar.
Concludo qui la serie dei principali fronti aperti, relativi all’attualità amministrativa cittadina, sui quali è stato applicato il silenziatore.
E non inserisco in questo elenco il problema della Scuola Mazzini e della sua futura destinazione d’uso. Non si tratta infatti di una questione in sospeso perché in realtà non è mai stata presa in considerazione.
Con l’occasione e in prospettiva verso il prossimo giugno, ribadisco tuttavia un concetto del quale sono fermamente convinto e cioè che non sono le grandi questioni cittadine ad influire sull’esito delle elezioni amministrative.
A Bassano ricordo una sola eccezione alla regola: il caso delle Torri di Portoghesi, pomo della discordia assoluto della campagna elettorale 2009 risoltasi al ballottaggio con la vittoria di Stefano Cimatti su Egidio Torresan.
Ma in generale, il cittadino che va al voto per rinnovare il sindaco e l’amministrazione comunale fa la sua scelta sulla scheda per altri motivi, più concretamente terra terra e più attinenti alla sua sfera personale.
Le scelte di politica per le famiglie, le agevolazioni in campo sociale e scolastico, i programmi per il quartiere dove vive, i servizi pubblici per il rione di residenza o le soluzioni di viabilità vicino a casa eccetera. E ancora, non ultima, la figura del candidato sindaco prescelto che spesso travalica lo stesso orientamento politico del votante.
Sono questi gli elementi più decisivi del voto, sia di testa che di pancia, dell’elettore medio e non le grandi telenovele che fanno notizia.
E non da adesso: non è stata certamente la sofferta e infinita gestione del restauro del Ponte Vecchio, autentico tormentone dell’amministrazione Poletto, a decretare la sconfitta del centrosinistra nel 2019.
Sempre in merito ai grandi temi della città e al loro ipotetico influsso sul consenso dei cittadini, anche l’amministrazione Poletto aveva ripreso in mano in zona Cesarini la questione del Teatro, annunciando d’urgenza in conferenza stampa a soli due mesi dal voto, con Angelo Vernillo già candidato sindaco, che erano stati accantonati in bilancio 2 milioni di euro destinati all’acquisizione del Teatro Astra.
Poi il centrosinistra ha perso comunque e ha perso lo stesso.
Insomma, oggi come ieri e ieri come oggi.
Argomenti come il Teatro comunale, il Tribunale della Pedemontana o il Genius Center - per quanto importanti siano sotto il profilo dell’assetto della città e del suo ruolo territoriale - non toccano e non cambiano la vita quotidiana delle persone nei 22 quartieri cittadini, sono semmai temi sensibili per il lavoro mediatico di Bassanonet e delle altre testate locali.
C’è poi ovviamente anche chi vota per scelta di campo ovvero di schieramento, a destra o a sinistra a prescindere, indipendentemente da quanto fatto o non fatto dall’amministrazione uscente e dai programmi per l’amministrazione che verrà.
E anche in questo caso il fatto che ad esempio l’area dell’ex Polo Santa Chiara sia ancora un cratere lunare abbandonato o che il Piano Mar sia ancora sepolto in fondo al Mar non influisce sulla X tracciata sulla scheda.
Questo per dire che per quanto possa risuonare The Sound of Silence su queste grandi opere in sospeso, e al netto di qualche novità dell’ultimo minuto che potrebbe scaturire nei tre mesi conclusivi dell’amministrazione attuale, non saranno queste le discriminanti dell’esito elettorale del prossimo giugno.
Ma è una anomalia che va segnalata. Perché sono comunque delle grandi questioni rimaste irrisolte e la prossima amministrazione di Bassano, di qualunque colore essa sia, dovrà prendersene carico.
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