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Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
Autonomia Veneto: tra Venezia e Roma si apre la fase operativa
Firmato lo schema di intesa preliminare: tra gestione finanziaria della sanità e nuove responsabilità, il Veneto avvia il percorso verso il decentramento amministrativo
Pubblicato il 19 feb 2026
Visto 10.911 volte
Il dossier sull’autonomia differenziata del Veneto supera definitivamente lo scoglio delle dichiarazioni d’intenti e approda sul terreno della concretezza istituzionale.
Dopo anni di trattative e un articolato iter legislativo, lo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica e la Regione Veneto sancisce l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Il documento si concentra nello specifico sulle materie riguardanti la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare e integrativa.
Il nuovo corso amministrativo, rappresentato dal presidente della regione Alberto Stefani, pone al centro il principio della responsabilizzazione della classe dirigente. In linea con la cornice delineata dalla sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale, la devoluzione deve rispondere a criteri di efficienza e sussidiarietà, richiedendo che per ogni specifico compito venga scelto il livello territoriale più adeguato in relazione al contesto sociale, finanziario e amministrativo. Chi assume nuove competenze è dunque chiamato a dimostrare la capacità di gestire tali funzioni a vantaggio diretto della cittadinanza, garantendo l’unità della Repubblica e l’uniformità dei diritti.
Uno dei pilastri dell'intesa è rappresentato dalle disposizioni in materia di gestione delle risorse finanziarie in ambito sanitario, disciplinate dall'Articolo 3. In questo settore la Regione acquisisce la facoltà di individuare tariffe di rimborso e di remunerazione differenti rispetto a quelle nazionali, con oneri che restano a carico del proprio bilancio. L'accordo prevede inoltre che il Veneto possa gestire in autonomia le risorse trasferite dallo Stato per investimenti sul patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende del sistema sanitario regionale.
Sempre in ambito sanitario, l'intesa riconosce alla Regione il potere di istituire e gestire fondi sanitari integrativi, previa iscrizione degli stessi all’Anagrafe nazionale.
Infine, l'intesa stabilisce la possibilità di allocare su altri ambiti della spesa sanitaria le risorse nazionali vincolate qualora si dovessero registrare economie derivanti da processi di efficientamento interno.
L'intero processo si sposta ora sul piano dei passaggi istituzionali, con il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni e del Parlamento. La sfida per il prossimo futuro resterà legata alla definizione dei LEP per le materie più sensibili, necessari per garantire standard uniformi su tutto il territorio nazionale. L’autonomia entra così nel terreno della prova definitiva, dove sarà la capacità di tradurre le norme in servizi efficienti a determinarne il successo reale per i cittadini.
Questo passaggio segna un momento significativo: l’autonomia esce dalla dimensione del confronto politico per entrare in quella della responsabilità amministrativa. Se finora il dibattito si è concentrato sulle prospettive e sulle attese, ora il metro di valutazione sarà la capacità di tradurre le competenze in risultati concreti. Non conterà soltanto aver ampliato gli spazi decisionali, ma dimostrare nel tempo che una gestione più vicina al territorio può produrre benefici reali per la comunità.
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