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Oltre la crisi c'è un Festival
La scoperta di “nuovi modi di essere” per superare i modelli di vita che la crisi ha messo in soffitta: è una delle chiavi di lettura di Operaestate 2013. Che dedica parte del suo cartellone “alla ricerca di un “altro” futuro possibile”
Pubblicato il 17 giu 2013
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Ormai siamo stufi di scrivere e di pronunciare questa parola: crisi.
Bloccati e ipnotizzati dalla cosiddetta crisi economica, a sua volta generata dalla crisi finanziaria di cinque anni fa, e continuando a parlare di crisi dei valori, crisi delle istituzioni e crisi di quant'altro, siamo quasi incapaci di renderci conto che quello che stiamo vivendo è in realtà un periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali, dove tutto - anche se domani mattina, con un colpo di bacchetta magica, dovessimo abbattere la disoccupazione, rilanciare la produzione industriale e aumentare le percentuali del Pil - non sarà più come prima.
Verso quale tipo di società stiamo andando, e quali saranno le nuove priorità della nostra esistenza - ridimensionata se non esaurita, per scarsità di fondi, quella del Dio denaro - non è ancora chiaro: è la natura stessa dei cambiamenti storici quella di essere un work in progress in continua, e per molti versi indefinita scossa di assestamento. Se poi pensiamo che la parola crisi - dal greco krisis - significava originariamente “scelta”, ecco che parlare di crisi non vuol dire riferirsi ad un periodo difficile senza apparenti vie d'uscita ma vuol dire in realtà parlare di un momento di scelta e di decisione forte: per cercare le vie d'uscita partendo innanzitutto da noi stessi.
"Siena", compagnia La Veronal (Spagna). Spettacolo di danza in cartellone dall'11 al 13 luglio alle Bolle Nardini a Bassano
Facile a dirsi, assai meno facile a farsi: non si tratta tuttavia di una missione impossibile se sulla consapevolezza di poter uscire dal tunnel si comincia a fare massa critica, supportata da adeguati stimoli culturali.
E' quanto si propone di fare quest'anno Operaestate Festival Veneto: la “rassegna diffusa” estiva di spettacoli che per la sua 33° edizione, in partenza il 30 giugno, accende i riflettori sui grandi temi della “necessità di cambiamento” che l'attuale crisi ha avuto il merito di scoperchiare.
“Il modello occidentale - afferma il comunicato di presentazione del Festival - è fallito, crollato, esploso. Intorno a noi tracce sparse di un'epoca dove tutt'al più si riesce a sopravvivere, dove tutto è precario, temporaneo, a scadenza immediata. E gli artisti che da sempre vivono la precarietà sulla loro pelle diventano interpreti ideali di un mondo in completa trasformazione. Per riuscire a raccontarlo Operaestate 2013 incrocia musica e parole, corpi e immagini, tradizione e innovazione, alla ricerca di un “altro” futuro possibile.”
Ed ecco che il tema della ricerca di “nuovi modi di essere” - per superare i modelli di vita che la crisi ha messo in soffitta - diventa una delle principali chiavi di lettura del cartellone che per due mesi animerà le serate estive delle 38 città-palcoscenico, con Bassano città capofila, coinvolte nel progetto del Festival.
Un'intera sezione del cartellone del teatro, ad esempio, parlerà di “Radici, Territorio e Natura”: una proposta che usa il teatro (con gli spettacoli di Filippo Tognazzo, Pino Costalunga, Vasco Mirandola, Lucia Schierano ed altri) per comprendere un po' meglio cos'è il Veneto di oggi, ricuperare le macerie del miracolo del Nordest “e magari scoprire - leggiamo ancora nel comunicato di Operaestate - che l'unico modo per “salvarsi” è ritornare alle origini”.
Direttamente collegata al clima della crisi è anche la “pastiglia anti-depressione” sempre proposta dal programma del teatro nella sezione “Non ci resta che ridere”: cinque nomi di spicco del monologo comico e della satira sociale (Ascanio Celestini, Antonio Rezza, Leonardo Manera, Natalino Balasso e Raul Cremona) che dietro alle “risate liberatorie” suscitate dai loro spettacoli offriranno una speciale interpretazione, libera e disincantata, dei tempi che stiamo vivendo.
E non è un caso se il cartellone della danza - rivolgendosi alla vecchia Europa sempre più vecchia e a un'Italia in cui l'età media della popolazione nei prossimi anni sarà sempre più alta - rompe gli schemi delle convenzioni e dei luoghi comuni e dedica un'intera sezione, sull'onda del progetto Act Your Age, ai temi dell'“invecchiamento attivo”: una ricerca sugli stili di vita e sulle “nuove mentalità” che evitino di trasformare la nostra società, nei prossimi anni, in una gigantesca ed economicamente insostenibile casa di riposo.
Due fronti coraggiosi - da una parte il tentativo di raccontare la complessità di questi tempi oscuri, dall'altra il modo nuovo di affrontare la prospettiva della terza e quarta età, messa a confronto con la difficoltà di essere giovani oggi - che cercano appunto di aprire qualche spiraglio “verso un “altro” futuro possibile” e che saranno anche i temi conduttori di B.Motion: l'appendice di Operaestate di fine agosto dedicata ai linguaggi del contemporaneo, che richiamerà a Bassano del Grappa i giovani artisti più originali e innovativi, nazionali ed internazionali, della scena della danza e del panorama teatrale.
Oltre la crisi, insomma, c'è un Festival: che ci invita a riflettere sul momento storico che stiamo vivendo, a colpi di applausi e anche (perché no?) di risate, per fare le nostre scelte.
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