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Serena, ma agitata
La battaglia di Serena Scotton, residente in via Vittorelli in città, contro il degrado, la maleducazione e i continui disturbi provocati dai frequentatori notturni del dirimpettaio distributore automatico di bevande
Pubblicato il 05 lug 2018
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Nella sua borsetta ha sempre a portata di mano un flaconcino di Xanax, farmaco che serve contro i disturbi di ansia. E anche suo marito Filippo, all'occorrenza, se ne prende alcune gocce in un bicchiere d'acqua. Eppure Serena Scotton, residente in via Vittorelli a Bassano, sposata e madre di due bambine rispettivamente di 8 e 5 anni, conduce una vita normale e felice, che non ha bisogno di essere tranquillizzata da gocce o compresse.
Non ne ha bisogno almeno fino al tramonto. Perché quando cala la sera, e soprattutto quando si fa notte, le cose cambiano.
Serena Scotton, infatti, si trova ad abitare proprio di fronte al distributore automatico di bevande e snack h24 “Il Ponte” (un nome che, di questi tempi, è tutto un programma) allestito da quasi tre anni al civico 18 della via, a pochi metri dal Comando della Polizia Locale, e gestito dalla società S-Service, di proprietà di un imprenditore della zona di Thiene e con sede allo stesso indirizzo del distributore automatico.
Serena Scotton davanti al distributore automatico di bevande, di fronte a casa sua (foto Alessandro Tich)
Fin qui niente di strano, se non fosse per il fatto che quel distributore - che dispone di wi-fi gratis e in quanto tale gode di una particolare attrattiva per il “target” di riferimento - la notte diventa un ricettacolo di giovani frequentatori che permangono anche per ore a disturbare la pubblica quiete. Urla, schiamazzi, bestemmie, sporcizia: il campionario delle esternazioni di maleducazione è quanto mai diversificato. La mattina in quell'angolo di città vi si trova di tutto: dalle cicche buttate per terra ai preservativi usati.
Di estate la scena si ripete praticamente tutte le sere e fino alle ore piccole, d'inverno il casino si verifica invece nei fine settimana e dalle 4 di mattina in poi, dopo l'uscita dalle discoteche.
Serena Scotton, nella sua abitazione di proprietà, ha la camera da letto che si affaccia proprio sulla via e sul distributore. “Abito là da dieci anni - mi spiega - e fino a tre anni fa non ho mai avuto problemi. Adesso l'esasperazione ha preso il sopravvento.”
Più di una volta, a proprio rischio e pericolo, è coraggiosamente scesa in strada assieme al marito per cercare di invitare i disturbatori a moderare il tono della voce.
Tutto inutile: in incontri ravvicinati di questo tipo, l'unico risultato è quello di fomentare ulteriormente gli animi. Le sue chiamate notturne alla Polizia locale e alle altre Forze dell'Ordine, con segnalazione dei disturbi in corso, oramai non si contano più.
Ma quand'anche arriva sul posto una pattuglia, si risolve solamente la situazione del momento: la sera successiva, puntualmente, il problema si ripresenta.
Serena ha anche presentato un esposto, corredato delle firme di una cinquantina di residenti della via, indirizzato al sindaco, alla Polizia locale, alle Forze dell'Ordine e al proprietario dei muri, con la richiesta di regolamentare l'orario dell'erogatore di bevande e almeno togliere il wi-fi di notte. “Volevamo solo ripristinare il sonno - mi dice -. Non abbiamo avuto risposta. Una volta sulla via ho incrociato anche il sindaco, l'ho portato sul posto e gli ho spiegato la situazione. Il sindaco mi ha detto: “Mi mandi un'email”. Io non mando più email, ho già presentato un esposto, cosa devo fare di più?”.
Domenica scorsa, l'ennesimo episodio di disturbo e di rischio collegato.
“Ho messo a repentaglio la mia sicurezza - ammette Serena Scotton -. Erano le 23.30 ed eravamo appena rientrati a casa con le bambine. Dalla finestra della camera, che ormai non tengo più aperta ma socchiusa, arrivavano bestemmie continue. Era un gruppo di sette persone sui 25 anni. Ho buttato un secchio d'acqua sulla strada non verso di loro, ma come avvertimento, chiedendo di abbassare il tono di voce. Mi hanno detto “vaff...”, “vieni giù”. E io gli ho detto: “Adesso vengo giù, però aspettami”...”.
E Serena è davvero scesa giù, trovandosi in mezzo al gruppetto, affiancata dal marito.
Ne è seguita la solita discussione e dalla discussione si è passati agli spintoni, per fortuna senza serie conseguenze.
“Stiamo sbagliando noi - afferma -. È colpa mia, non dovevamo scendere. Ma non siamo tutelati e siamo allo stremo, se ho fatto questo è per cercare di cambiare queste cose che sono fuori controllo. È andata a finire bene, la mattina dopo ho fatto presente della cosa al comandante dei vigili. Sono i nervi che parlano, non sono più io.”
La residente di via Vittorelli ribadisce che quel distributore “è collocato in un posto sbagliato, dovrebbe trovarsi in un luogo di passaggio come la stazione, non in luogo di sosta”. “Abbiamo contattato anche il SUAP, l'ufficio del Comune che dà le concessioni agli esercizi commerciali - racconta -. Ci hanno detto che loro “non sono qua per chiudere i negozi”. Noi non vogliamo la chiusura del distributore, ma solo regolare il sonno, e che magari rimettano anche gli infissi che una volta c'erano e che poi sono stati tolti, con una procedura comunque tutta in regola. Il gestore del distributore sa fare bene la sua attività. Quando poi una volta siamo andati dai Carabinieri, ci hanno detto di considerare l'eventualità di cambiare casa...”
“A volte - prosegue il racconto - restano delle immondizie sui cui troviamo api, altri insetti e larve. Una volta abbiamo chiamato l'Ufficio Igiene dell'Ulss di via Cereria, Ci hanno detto che non possono fare un intervento perché quelli del distributore sono “prodotti chiusi”. Ma il caffè non è un prodotto chiuso, ed è liquido...” “Venerdì scorso poco prima di mezzanotte abbiamo fatto l'ennesima chiamata - è ancora una testimonianza -. La pattuglia è arrivata è il gruppo si è allontanato, ma dopo mezz'ora è arrivato un altro gruppo. O c'è un controllo fisso che regola la situazione, oppure non se ne esce.”
“È da una settimana che dormo in cucina, sopra un materassino gonfiabile da spiaggia - continua Serena -. Lo faccio per esasperazione, per riuscire a dormire senza essere svegliata da una bestemmia o da un calcio ad un cestino.”
Nel frattempo, in questo vuoto di risposte da parte delle istituzioni, qualcosina si sta muovendo. Il Comando di Polizia locale, finalmente, si sta interessando a questa situazione che accade a pochi metri dalla sua sede. “I vigili - riferisce la dirimpettaia del distributore di disturbi - faranno un sondaggio tra i residenti della via per capire il problema e vedere come effettuare dei controlli e in che orari.”
A venire incontro all'esasperazione della famiglia c'è anche il nuovo progetto di vigilanza del centro storico promosso dalla categoria dei baristi. “Proprio questa sera - rivela Serena - ci incontriamo col referente dei baristi Gino Brunello che ci ha detto che ci vuole aiutare, e che ci spiegherà che cosa dobbiamo fare.”
“Non si può arrivare a dire a delle brave persone di cambiare casa - sbotta Serena Scotton -. Non lo trovo giusto, dobbiamo essere tutelati. Mio marito, che vive in questa casa da sempre, ci sta ancora pensando. Ma se con due bambine continuassimo a vivere nel rischio allora sì, allora vado via. E della svalutazione di casa mia, in un posto con un problema del genere, non ne parliamo.”
“Chi ha dato la concessione a questa attività - conclude - non si è informato della situazione, non si è curato del fatto che attorno vivono e dormono delle persone. C'è maleducazione, sporco e degrado e la situazione ha ormai oltrepassato il limite.”
Questa è la storia di Serena, della sua famiglia e della sua battaglia. Serena, ma agitata per un problema nel cuore della città che le sta rovinando la qualità della vita.
Un esposto, continue chiamate ai centralini di pronto intervento, rischiosi incontri ravvicinati non sono al momento serviti a niente. Accade anche questo, in una città il cui assessore alla Sicurezza Angelo Vernillo continua a decantare la bontà del Patto Civico per “la convivenza civile in centro storico”.
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