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Estate in piscina
Acquapark: convocato il consiglio comunale di Cassola, chiamato ad approvare la doppia transazione in corso per i contenziosi con il curatore fallimentare di Acquapark Cassola Srl e con l'assicurazione
Pubblicato il 05 lug 2015
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Sarà un'estate in piscina per il Comune di Cassola.
Si preannunciano infatti nuovi sviluppi per l'infinita telenovela dell'Acquapark, il maxi impianto natatorio e centro benessere di Borgo Isola - in fase di costruzione e quindi bloccato per il fallimento della Cosbau Spa, società promotrice del project per la realizzazione e la gestione della struttura -, ridotto ormai da cinque anni allo spettrale scheletro di sé stesso.
Nel prossimo consiglio comunale, convocato per mercoledì 8 luglio alle ore 21, è inserito all'ordine del giorno “l'esame ed approvazione degli accordi transattivi con la curatela di Acquapark Srl e con l'assicurazione SACE Bt Spa per la definizione dell'attuale contenzioso in merito alla risoluzione contrattuale della concessione per la realizzazione dell'impianto natatorio polifunzionale in frazione San Giuseppe.”
Il cantiere fantasma dell'Acquapark di Cassola, in una foto del 2011 (archivio Bassanonet)
Ritorna così di attualità la vicenda le cui radici risalgono ancora all'ormai lontano 2005, quando venne avviata dal Comune la procedura di project financing per la realizzazione dell'impianto ad un costo di circa 16 milioni di euro. Procedura che nel 2007 portò all'assegnazione del project alla trentina Cosbau Spa, unica proponente e unica società in gara, aggiudicataria della concessione per la costruzione e per la gestione per 34 anni dell'opera attraverso l'apposita società di progetto Acquapark Cassola Srl.
Il titanico (almeno per le dimensioni di Cassola) intervento si è infine arenato dal 2010 in un autentico ginepraio giudiziario dopo l'ammissione al concordato preventivo della Cosbau, in grave difficoltà finanziaria, che ha successivamente trasferito l'attenzione sull'Acquapark dai verbali del consiglio comunale ai registri del curatore fallimentare.
Il cantiere di Borgo Isola è bloccato dal maggio 2010, dopo che il Comune di Cassola aveva già versato ad Acquapark Srl 757mila euro, parte di un contributo statale da un milione. Da allora nessuno è più intervenuto nell'area, con conseguente deperimento e danneggiamento delle strutture in costruzione.
Si sono fermate le ruspe e le gru, ma non le carte bollate.
Nel febbraio 2013, un mese prima della dichiarazione di fallimento di Acquapark Cassola da parte del Tribunale di Trento, il Comune aveva deliberato la risoluzione del contratto di concessione alla Srl trentina.
Nel gennaio 2014 lo stesso Comune aveva presentato alla curatela fallimentare domanda di credito risarcitorio per dichiarati danni da ritardo dei lavori, sottrazione di terreno non autorizzata, mancata collaudabilità delle strutture realizzate. Contenzioso che, dopo il rigetto dell'istanza del Comune da parte del Tribunale di Trento, rimane tuttora in piedi. Una patata bollente, ereditata nel frattempo dalla nuova Amministrazione di Cassola, che sarà dunque servita nel menù del prossimo consiglio comunale. Con il dichiarato obiettivo di limitare al massimo i danni e di ritornare almeno in possesso dell'area ancora oggi adibita a cantiere senza ulteriori bagni di sangue per le casse comunali.
E' quanto anticipa in una pagina dedicata all'argomento “Viviamo Cassola”, la rivista semestrale della giunta comunale di Cassola che proprio in questi giorni viene distribuita nelle case dei cittadini.
“Il giudizio su questa fallimentare iniziativa delle precedenti Amministrazioni è nei fatti e peserà per sempre come un marchio indelebile sui responsabili - si legge in un trafiletto del periodico comunale dedicato all'Acquapark -. Ma su questo spreco di denaro pubblico, sulle penose querele distribuite a destra e manca, sulle documentate incertezze, confusioni, ripensamenti ed errori con le quali l'operazione è stata portata avanti si tornerà a tempo debito.”
“Vista la situazione ereditata - continua il testo - sarebbe già un successo rientrare in possesso dell'area in questione senza sborsare altro denaro pubblico alla società fallita. E' ciò che vorremmo fare attraverso le due transazioni che stiamo portando avanti, parallelamente, con il Fallimento e con l'Assicurazione.”
“Non vogliamo, infatti - concludono le considerazioni pubblicate su “Viviamo Cassola” -, che le conseguenze di inadeguate scelte “faraoniche” di chi ci ha preceduto si riversino sui cittadini e sui servizi che dobbiamo erogare loro (come sarebbe nel caso in cui si dovesse restituire il contributo statale già speso per i due terzi!). Rischio che può essere evitato solo con saggezza, concretezza e lungimiranza: qualità che sono mancate ai nostri “esperti” predecessori, troppo presi dall'orgoglio di sostenere ciò che oramai anche i sassi sapevano essere insostenibile.”
Cassola va in piscina: ma, per coefficiente di difficoltà, neanche Tania Cagnotto saprebbe come tuffarsi in queste acque.
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