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Paolo Franco, segretario provinciale della Lega Nord, non è intervenuto perché “fuori sede”. Manuela Lanzarin, deputato leghista e sindaco di Rosà, non ha potuto esserci perché ormai aveva detto sì a un altro impegno.
Sembra quasi incredibile, visto che l'invito era di quelli da far scattare sull'attenti: una cena riservata, a Vicenza, con il capo supremo del Carroccio Umberto Bossi. Ma la cosa, del resto, era stata organizzata nel giro di due ore: e qualcuno, per motivi diversi, è rimasto spiazzato.
“E' stata una cena organizzata in fretta e furia - ci dice l'on. Lanzarin - visto che nel tardo pomeriggio di ieri era arrivata conferma dell'arrivo in serata a Vicenza di Bossi, che questa mattina ha partecipato a Thiene ai funerali dell'alpino ucciso in Afghanistan”.
Tant'è: fatta eccezione per qualche illustre assente, all'appuntamento col Senatùr - al ristorante Villa Bonin di Vicenza - è intervenuto lo stato maggiore della Lega veneta e vicentina.
Tra i commensali della cena padana super-privè si segnalano i nomi del governatore del Veneto Luca Zaia e del sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo, segretario nazionale della Lega Nord Liga Veneta.
Invitata - e presente - anche l'europarlamentare Mara Bizzotto. Sul tavolo - anzi, sulla tavola - degli “eletti” anche gli assessori regionali Marino Finozzi e Roberto Ciambetti e alcuni parlamentari vicentini col fazzoletto verde.
La cena col grande capo - a sentire alcuni partecipanti - non avrebbe avuto alcuno scopo strategico-politico, ma sarebbe stata solo l'occasione “per stare assieme” approfittando della presenza a Vicenza del Ministro per le Riforme, che “fa tappa spesso e volentieri sul territorio per avere le sensazioni di come stanno andando le cose”.
Ma Bossi, da par suo, durante la cena ha detto “ tante cose”, e inevitabile è stato l'accenno - tra una portata e l'altra - all'attuale situazione politica e all'ipotesi di andare o meno al voto anticipato.
E il messaggio lanciato agli invitati parla chiaro: se la legislatura non ha seguito, non ha senso portarla avanti. E il seguito, per il segretario federale della Lega Nord, altro non è che il raggiungimento dell'obiettivo del federalismo. Se qualcuno lo ferma - avrebbe confermato il ministro - saranno decise le opportune conseguenze.
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