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Rossano Veneto: commissario nominato dal Prefetto. Martini e Bianchin: «Scelta di rispetto verso i cittadini»
«Un atto di coerenza verso il programma elettorale»: i protagonisti delle dimissioni spiegano i retroscena della crisi e la necessità di una nuova fase per Rossano
Pubblicato il 17 apr 2026
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Mentre la dottoressa Patrizia Maria Grazia Francesca Russo assume la guida dell’ente in seguito alla caduta della Giunta Zonta, il dibattito politico si concentra sulle motivazioni che hanno portato sette consiglieri a rassegnare le dimissioni.
Dopo aver raccolto le dichiarazioni di Lorenzo Bisinella per approfondire le ragioni di questa decisione, abbiamo ascoltato anche Morena Martini e Cristina Bianchin, figure di riferimento tra i firmatari: «È stata la scelta d’amore più grande per Rossano; fermarsi rappresentava l’unico atto di coerenza e responsabilità nei confronti dei cittadini».
Cristina Bianchin assieme ad altri componenti della giunta.
Consigliera Martini, la sua firma è stata indicata da molti come l'ago della bilancia di questa crisi. Qual è il peso reale della sua scelta?
«Ci tengo a precisare che la mia firma è solo una delle sette che hanno portato a questa decisione. Non era affatto mia intenzione mandare a casa il Sindaco, anzi: le assicuro che la mia firma ha esattamente lo stesso peso di tutte le altre. Certamente la mia figura può avere una visibilità diversa, ma la scelta è stata corale. Queste voci a Rossano si rincorrevano da tempo e, se fossi stata coinvolta, avrei cercato il dialogo fino all'ultimo. Prima di tutto, però, voglio chiarire che faccio parte di un gruppo politico la cui referente, da quando sono in Regione, è Cristina Bianchin: io ho lasciato che fosse il gruppo a operare in autonomia.
Anche se appaio tra i firmatari, non sono io che ho gestito la regia dell’operazione».
Nonostante il cambio di equilibri in Consiglio, voi rivendicate una forte coerenza con il mandato originale. Come avete vissuto questo passaggio?
«Noi, come gruppo, non siamo mai venuti meno alla visione che avevamo del nostro programma elettorale. Abbiamo continuato a portarlo avanti con coerenza anche quando siamo stati messi in opposizione in modo inusuale, andando di fatto contro quella che era stata la volontà espressa dai cittadini nelle urne. Quello che volevamo, ed era veramente importante per la nostra città, era che le opere iniziate venissero portate a termine. Trovo che quanto fatto da Zonta e Berton nell'ottobre 2024 non sia stato giusto: quello che è mancato da parte loro è stata proprio la determinazione nel concludere i lavori».
In questa crisi è emersa la figura di Lorenzo Bisinella. Cosa pensa della sua scelta?
«Voglio sottolineare che Lorenzo Bisinella è stato molto coraggioso nella sua scelta. Non è stata affatto una decisione facile, ed è stata presa in totale autonomia. Come spiegato da lui stesso, è stata una scelta ponderata e meditata nel tempo, fatta con grande senso di responsabilità per il bene di Rossano».
Uno dei nodi principali riguarda Piazza Duomo. Cosa non ha funzionato?
«Nell'ottobre 2024 mi vengono tolte le deleghe e vengo posta in opposizione insieme a sei componenti della maggioranza. Il prezzo di questa operazione sono stati nove parcheggi nella piazza che aveva i lavori ormai in fase avanzata: i tecnici che hanno redatto lo stato di consistenza hanno infatti dichiarato che, per quanto riguarda gli edifici, i lavori erano ultimati al 70%, e lo stesso valeva per la lastricatura, dove eravamo persino più avanti. Nel momento in cui si decide di fare una variante su un progetto esecutivo, nei lavori pubblici si deve partire con un incarico di progettazione, attendere la consegna degli elaborati e l'approvazione in Giunta. Per la piazza serviva un passaggio ulteriore: la tutela delle Belle Arti, poiché l'area fa da cornice a elementi vincolati. Tutta questa partita a oggi non esiste: non è stato inviato nulla alla Soprintendenza, né esiste un progetto approvato dalla Giunta. Dunque, come si può sostenere che il cantiere si sblocca in tre mesi se non ci sono progetti depositati in Comune?
Ci sono state criticità anche sulla direzione dei lavori?
«Hanno tolto l’incarico al vecchio Direttore dei Lavori, Antonio Tonietto, un tecnico che loro ritenevano fosse probabilmente, per un pregiudizio politico, vicino a me. Tonietto si era dichiarato ufficialmente disponibile a redigere la variante per fare i parcheggi, e ci sono le PEC che lo provano. Invece ci hanno messo cinque mesi solo per sollevarlo dall'incarico. Poi, ad agosto 2025, hanno affidato il compito a una ditta di Malo, la quale però l'11 marzo 2026 ha protocollato la rinuncia a qualsiasi incarico, senza aver depositato alcun atto. Purtroppo una ditta non prepara un progetto in due mesi e i tempi della Soprintendenza sono certi. Su questo c'è stata una narrazione distante dalla realtà».
Lei esclude motivazioni personali o desiderio di rivalsa?
«Assolutamente! La mia "rivalsa", se proprio vogliamo usare questo termine, l’ho già avuta in due occasioni democratiche: la prima alle Europee con 12.500 voti, e la seconda alle Regionali dove, nonostante un anno in cui l'amministrazione ha cercato di mettermi in ombra ponendomi all'opposizione, sono entrata in Consiglio Regionale. Ho avuto la prova che la gente mi vuole bene; non mi serviva mandare a casa un Sindaco per una gratificazione personale, avrei continuato, come ho sempre fatto, ad insistere con le mie azioni politiche, cercando sempre il dialogo che è alla base dell’azione politica. Ad oggi, la mia riflessione si è concretizzata sulla necessità di un Commissario: una figura che potesse agire in modo imparziale, superando quelle logiche di ostruzionismo che purtroppo abbiamo visto all'opera».
Dalle criticità tecniche esposte dalla consigliera Martini, il focus si sposta sulla gestione amministrativa quotidiana e sul ruolo del Consiglio. È proprio Cristina Bianchin, ex Presidente del Consiglio comunale e referente politica del gruppo, a spiegare perché il punto di rottura sia diventato insanabile.
Bianchin, lei è stata la prima a firmare ed è indicata come la figura di riferimento del vostro gruppo. Perché questa scelta drastica?
«Ero Presidente del Consiglio comunale e ho sempre cercato di mantenere uno sguardo equilibrato e attento su tutto quello che accadeva all'interno della Giunta. Proprio questo sforzo di imparzialità mi ha permesso di maturare una visione lucida sulla realtà dei fatti. La mia firma, posta per prima, nasce da un profondo senso di responsabilità e, soprattutto, dal rispetto che sentiamo nei confronti di questa comunità. Chi vive e conosce Rossano sa bene che i segnali di una sofferenza interna erano evidenti da tempo; non è stato un fulmine a ciel sereno, ma una scelta consapevole e sofferta per ridare dignità al mandato ricevuto».
Si è parlato molto della natura di questa crisi, ipotizzando che la regia sia riconducibile a una singola figura politica. Cosa risponde a chi vede in questa scelta un’azione individuale piuttosto che una decisione di gruppo?
«Rigettiamo al mittente le illazioni secondo le quali l'ex sindaco addurrebbe come giustificazione alle nostre dimissioni un agire supremo di Morena Martini. Questo non è sicuramente vero. Noi siamo un gruppo di pari e Morena fa parte del nostro gruppo. Le nostre dimissioni sono solamente dovute a una ragione: l'ex sindaco Zonta, la sua inefficienza, la sua incapacità non solo politica ma anche amministrativa, che hanno comportato un arresto di numerosi cantieri, l'inascolto da parte dei cittadini rossanesi e l'impossibilità di lavorare da parte degli uffici comunali».
Il Sindaco negli ultimi mesi era presente nella gestione quotidiana?
«L'ex sindaco Zonta era spesso irreperibile, non rispondeva, non solo a noi amministratori comunali, ma anche ai cittadini. Riteneva che semplicemente stando in ufficio poteva aspettare che qualcuno gli chiedesse udienza. Rossano Veneto non merita questo, perché Rossano non è mai stata abituata a questo atteggiamento. Fermarsi è stata la scelta d'amore più grande per il paese: meglio un Commissario imparziale che un lento declino amministrativo».
Il cantiere della piazza è bloccato cosa ci può dire in merito?
«Il cantiere della piazza è fermo per volontà del sindaco e della sua maggioranza. Infatti il cantiere non è mai stato sottoposto a sequestro ed è stata proprio questa amministrazione a decidere di non proseguirne i lavori».
In questa vicenda ci sono vinti e vincitori?
«Marco Zonta continua a parlare come se lui fosse uscito sconfitto da una battaglia e noi ne fossimo usciti vincitori. Vorrei ricordargli che nessuno è uscito vincitore, proprio perché Rossano ha perso in questi anni della sua amministrazione e della sua giunta. Non c'è gioia in questa scelta, solo la necessità di restituire verità e trasparenza ai cittadini».
Con l’insediamento della dottoressa Patrizia Maria Grazia Francesca Russo, Rossano Veneto entra ufficialmente in una fase tecnica necessaria per affrontare e sbloccare i dossier amministrativi più complessi. Questo passaggio, pur segnando la fine di un mandato elettivo, rappresenta un’opportunità per sottoporre a una verifica imparziale le criticità emerse negli ultimi mesi.
Sarà proprio questa gestione commissariale, operando libera da condizionamenti politici e dalle tensioni che hanno caratterizzato l'ultimo periodo, a dover dare quelle risposte concrete e trasparenti che la cittadinanza attende da tempo. Il futuro del paese passa ora per un lavoro di analisi rigorosa, propedeutico al ritorno di un confronto democratico sereno e basato su fatti verificati.
La redazione resta in ogni caso a completa disposizione della controparte e degli altri soggetti citati per eventuali repliche, precisazioni o contributi nel merito di quanto riportato, al fine di garantire la massima completezza d'informazione.
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