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Il paese delle tasse felici
“Stop al consumo di territorio”. La rivoluzione di Domenico Finiguerra, sindaco virtuoso di Cassinetta di Lugagnano, spiegata nell'incontro promosso da “Cittadini per Bassano”
Pubblicato il 13 mag 2011
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Benvenuti nel paese dove i cittadini sono contenti di pagare le tasse, i piani urbanistici sono a misura di bambino, al cimitero i lumini votivi sono stati sostituiti dalle luci al led e la gente si sposa a mezzanotte, al lume di candela, pagando volentieri 1500 euro.
Non stiamo parlando di Fantasilandia, ma di Cassinetta di Lugagnano: piccolo Comune dell'hinterland milanese dove un sindaco al suo secondo mandato, Domenico Finiguerra - a capo di una lista civica - ha rivoltato l'Amministrazione come un calzino, dicendo “stop” al consumo del territorio, salendo sul podio dei primi cittadini più virtuosi d'Italia e attirando l'attenzione dei media nazionali.
Un cacciatore di sogni e di “utopie”, ma messe in atto in sede amministrativa con metodi molto pratici, che il Movimento Civico “Cittadini per Bassano” ha invitato in città per un inedito confronto - nell'altrettanto insolita location della Chiesa di San Giovanni - con il collega bassanese Stefano Cimatti e con il parroco di Santa Maria in Colle e arciprete abate mons. Renato Tomasi. In tre sullo stesso tavolo per parlare di “Un'altra Italia, un altro mondo”: ovvero come ri-costruire nelle comunità locali una cultura per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Mons. Renato Tomasi, il sindaco di Cassinetta di Lugagnano Domenico Finiguerra e il sindaco di Bassano Stefano Cimatti all'incontro nella Chiesa di San Giovanni
Finiguerra è un esperto in materia: il suo Comune è collocato un una regione che consuma 13 ettari di territorio al giorno e in una provincia - come quella di Milano - dove il 43% complessivo del suolo è urbanizzato e dove in un Comune come Sesto San Giovanni la copertura dei terreni ad opera di edifici e capannoni raggiunge il 96%.
Ma a Cassinetta di Lugagnano tutto questo non esiste: perché costruire nuovi edifici non è possibile, in base alle direttive dell'Amministrazione comunale che impongono “di con consumare più il suolo, ma di recuperare tutto ciò che è esistente”.
Mentre Finiguerra parla, sembra di ascoltare Adriano Celentano che nel “Ragazzo della via Gluck”, ancora 45 anni fa, si chiedeva “perché continuano a costruire le case, e non lasciano l'erba?”. Un problema che, quasi mezzo secolo dopo, sta raggiungendo livelli di guardia.
“La terra è insostituibile e non è rinnovabile come l'acqua - sottolinea il sindaco di Cassinetta -. La terra è inoltre considerata moneta sonante dai Comuni attraverso gli oneri di urbanizzazione. Ma se poi il territorio finisce, finisce anche questo sistema per far reggere i bilanci comunali. E' come vendere il patrimonio di un'azienda per salvare il bilancio dell'azienda stessa. Quell'azienda, prima o poi, andrà in fallimento. Dove invece non si costruisce perché c'è poco territorio a disposizione i bilanci si sostengono attraverso i derivati. Ciò vuol dire spalmare debiti senza confronto coi cittadini.”
“I Comuni - afferma ancora Finiguerra - devono riappropriarsi della gestione vera e reale del territorio. La pianificazione urbanistica oggi fa leva sui privati, coi bilanci di previsione che puntano su questa droga pesante che sono gli oneri di urbanizzazione. Ma cosa succede se poi le opere di edificazione non partono?”.
“Noi non abbiamo detto “stop all'edilizia” - puntualizza l'ospite -. Dire “basta” al consumo del territorio mette in moto un'edilizia diversa, e cioè di recupero di tutto ciò che è esistente. Oggi in Italia ci sono 2 milioni di case vuote, nel Veneto il 20% dei capannoni sono sfitti. Dal consumo passiamo allo spreco, e c'è il rischio dell'esplosione di una bolla speculativa. Quello che dobbiamo fare è già scritto nell'articolo 9 della Costituzione:
“Nuove costruzioni zero” uguale “oneri di urbanizzazione zero”: ovvero mancati introiti per le casse comunali. Ma la grande sorpresa arriva quando Finiguerra spiega in che modo il suo Comune attinge alle risorse economiche.
“Lo abbiamo fatto con le tasse - rivela al pubblico, preso un po' in contropiede -. Abbiamo rimesso le tasse al centro della politica, ma attraverso un patto sociale con i cittadini che devono riconoscersi in un progetto. Abbiamo aumentato le aliquote per le fasce di reddito elevate per garantire le entrate correnti, sostituendo le entrate dagli oneri urbanistici. Ma per chiedere tasse bisogna informare i cittadini, con tutti i mezzi a disposizione: assemblee, incontri pubblici, giornalini, anche gli incontri al bar. Il cittadino viene informato che la nostra è una via d'uscita dal modello di sviluppo attuale, che non lo vede come uomo ma come consumatore.”
“Accanto alle tasse - spiega ancora Finiguerra - abbiamo imposto una parola uscita di moda: la sobrietà. In questi tempi di crisi, abbiamo detto “no” alle luminarie natalizie e i soldi risparmiati sono andati in un fondo di solidarietà per i lavoratori cassintegrati. Nel cimitero l'illuminazione votiva è stata sostituita con luci al led, con un risparmio nella bolletta di 2000 euro. Poi nel nostro Comune, che ha dei begli angoli di paesaggio come i vostri, arrivano richieste di matrimoni civili da tutto il milanese. Ci si può sposare con tariffe che vanno dai 500 euro, alla mattina, ai 1500 euro per una cerimonia sul Naviglio a mezzanotte al lume di candela. Dai matrimoni civili, nei primi cinque mesi del 2011, abbiamo già ricavato 30mila euro. Un fenomeno che ha fatto nascere anche nuove attività economiche, dai ristoranti ai bed&breakfast.”
“E' una strada che non ha alternativa - conclude il sindaco lombardo, salutato alla fine da un'autentica ovazione -. Il nostro alleato più importante sono stati i cittadini. I cittadini devono alzarsi dal divano, dove fanno zapping davanti alla televisione, e rientrare nella Civitas.”
L'appello “a volare alto” è stato ascoltato con interesse dal sindaco Cimatti, che ha rilevato come la nuova visione urbanistica di Bassano, come indicato anche dal Masterplan 2020, parte “nella stessa direzione”.
Ma per Cimatti le utopie di Cassinetta di Lugagnano sono ancora poco applicabili in riva al Brenta.
“Io penso che se decidessi di sospendere i Fuochi di autunno o le luminarie natalizie ci sarebbe la sollevazione generale” puntualizza il sindaco di Bassano, che aggiunge: “Anche noi facciamo i matrimoni civili a pagamento. Ma quando Bassanonet, il portale di informazione della nostra città, lo ha scritto in un articolo sono arrivati commenti cattivissimi. Andateveli a leggere.”
“In quanto alle tasse - incalza Cimatti -, non possiamo fare niente finché non avremo l'autonomia di attingere alle risorse con il federalismo fiscale. Non possiamo continuare a non pagare i fornitori del Comune dallo scorso giugno perché dobbiamo rientrare nel Patto di Stabilità. La vedo molto dura, finché non c'è una leva fiscale che ci permetta di fare le nostre scelte.”
Il messaggio del sindaco ospite, divergenze fiscali a parte, colpisce nel segno: e la sintonia con “Cittadini per Bassano” appare più che evidente.
“Ringraziamo il sindaco Finiguerra - dichiara il capogruppo in consiglio comunale Bruno Bernardi - per il suo interessante, e non credo così utopico intervento.”
Del resto anche mons. Renato Tomasi, intervenendo all'inizio, aveva affermato che “il legame con Dio creatore sta nel criterio dell'occupazione dell'ambiente.”
“Si deve rispettare il senso e i ritmi dell'ambiente nella progettualità - sono ancora le parole dell'arciprete abate - con criteri di precauzione, per non fare scelte irreparabili. Dobbiamo riscoprire il senso comunitario della proprietà, per non lasciare alle generazioni che verranno un cumulo di macerie.”
Un messaggio chiaro, condiviso in pieno anche dal sindaco della via Gluck.
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