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Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Bassano Calcio: la famiglia Rosso potrebbe lasciare
Delicato momento societario dopo aver visto sfumare i traguardi stagionali. Stefano Rosso: “Se il territorio ci tiene davvero è il momento di dimostrarlo. Dobbiamo riflettere sul futuro del nostro impegno nel calcio”
Pubblicato il 13 mag 2010
Visto 6.864 volte
La quiete dopo la tempesta? Giammai. La tempesta s’intensifica sempre di più e rischia di trasformarsi in uragano. C’è una notizia che scuote il mondo del pallone bassanese. Ed è la notizia peggiore possibile per i supporters giallorossi quella che matura al quartier generale della Diesel: la proprietà del Bassano Calcio potrebbe lasciare. Alla base della presa di posizione, oltre alla delusione di una stagione finita male, che si somma alle precedenti seppur giocate fino in fondo da protagonisti, c’è la risposta di una piazza che ormai da un anno non si mobilità più così massicciamente per i portacolori calcistici della città del Grappa. Quasi un distacco figlio più di epiloghi amari da accettare piuttosto che di una disaffezione vera e propria. Ma il risultato è la medesima rarefazione della presenza sugli spalti, una comprensibile carenza d’entusiasmo e di spinta da parte del territorio che sta mortificando l’impegno profuso fin qui dall’azienda leader mondiale dell’abbigliamento casual per la formazione della propria città.
È direttamente il presidente Stefano Rosso, figlio di patròn Renzo, a farsi portavoce del malumore che regna all’interno della famiglia: “Siamo qui per chiarire la posizione della società per quanto riguarda il nostro impegno nel Bassano Virtus – spiega con un tangibile filo d’amarezza Rosso Jr –. Non siamo più così convinti di rimanere in questo mondo che sembra sempre più malato per non dire corrotto alle fondamenta. Dico questo perché per noi, per la mentalità e filosofia che ci contraddistingue nel nostro modo di lavorare, è stato assurdo e inaccettabile il fatto di non essere mai stati presi realmente in considerazione in sede di ripescaggio. Con questo non voglio dire che il salto di categoria ci sia dovuto o debba arrivare per grazia divina. Chiediamo solo che vengano applicate le regole, che ci sia trasparenza nelle decisioni, che i vertici del calcio facciano capire con i fatti di voler sostenere una società corretta, pulita e solida come la nostra. Invece tutti i nostri sforzi e investimenti sono stati vanificati o peggio, mortificati: mi riferisco al Potenza o a tante altre società che tutti sanno avere degli enormi buchi di bilancio ma che riescono ugualmente ad iscriversi ai campionati. Oppure mi riferisco alle partite scandalosamente scontate dell’ultimo turno di campionato. Vi sembra un ambiente sul quale si è incentivati ad investire? E attenzione. Investire senza scopo di lucro, il calcio è una passione ma non è remunerativo. Mio padre ha deciso di intraprendere questa avventura non per ego personale o per avere dei ritorni d’immagine o chissà che. Se avessimo cercato quello non saremmo sicuramente entrati nel Bassano ma in società ben più prestigiose magari facendo una comoda serie A. Invece no. Bassano del Grappa è la nostra città, qui noi volevamo dare la possibilità ai giovani calciatori di emergere, in questo territorio abbiamo il nostro cuore ed è proprio a questo territorio al quale volevamo dare il nostro contributo investendo per costruire qualcosa di importante”.
Stefano Rosso, in piedi, nella sua prima uscita ufficiale come presidente del Soccer Team
Sta qui l’altra nota dolente. Troppo spesso è passato il concetto che avere una società importante significhi vittoria scontata e qualsiasi altro risultato venga giudicato con sufficienza se non fallimento completo: “La cosa che ci fa davvero male è il distacco che ci viene manifestato. Manca la partecipazione, il sano entusiasmo di essere imbarcati in questa avventura, il coinvolgimento. La situazione ha del paradossale: in qualsiasi altra città si farebbe di tutto per tenersi stretta una proprietà come la nostra mentre qui capita il contrario ossia siamo noi a dover fare il doppio degli sforzi per attirare e coinvolgere le persone. Tutto viene dato per scontato perché c’è Diesel. Capisco che le delusioni accumulate abbiano il loro peso, però questo atteggiamento della città ci demoralizza. Qui sta uno dei motivi principali di questo nostro malessere e, di conseguenza, il pensiero se continuare questa avventura o mollare”. E in ogni caso il proseguo, se ci sarà, dovrà essere segnato da un ulteriore sostanzioso abbattimento dei costi: “Se continueremo a portare avanti questo progetto lo faremo con un occhio di riguardo ai giovani, ai nostri giovani, quelli che ci hanno regalato le soddisfazioni più grandi. Il nostro settore giovanile, ormai una realtà di spicco in Veneto, ha raccolto risultati prestigiosi, abbiamo ceduto qualche ragazzo in club importanti e vinto campionati. Lì osserviamo che ci sono ancora certi valori, che i risultati arrivano perché c’è l’impegno, la dedizione. A quel punto è meglio puntare su una squadra di ragazzi fatti in casa, diamo loro un’opportunità importante, abbattiamo i costi di giocatori che vengono da altre realtà senza puntare a chissà quali traguardi se non far crescere la passione e la voglia di seguire il Bassano in tutti”. Un’eventuale addio ai colori giallorossi implicherebbe una sicura implosione del pallone nostrano. I margini per una retromarcia ci sono però a determinate condizioni. O c’è una presa di coscienza, una reazione, un sussulto d’orgoglio e dei segnali importanti oppure può calare il sipario: “Vogliamo una risposta concreta da parte del territorio, capire se a questa città interessa o meno avere una squadra importante, e dal governo del pallone. Ora ci prendiamo qualche tempo per riflettere, non troppo per non intralciare l’eventuale lavoro in sede di programmazione, ma sicuramente faremo attente valutazioni. Io spero prevalga la passione e il desiderio di proseguire ma al momento non ci sono le premesse per andare avanti…”.
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