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Redazione
Bassanonet.it
Beato Lui
Un Beato friulano, una via al Margnan, il ricordo di Gianni Fiorese: l’originale storia di un incontro ravvicinato col Comitato per la canonizzazione del Beato Marco d’Aviano, in programma sabato prossimo 17 maggio a Bassano e a Solagna
Pubblicato il 13-05-2025
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Oggi, egregi lettori, vi parlo di un Beato.
Siamo ancora sotto l’effetto spirituale dell’“Habemus Papam” di giovedì 8 maggio scorso, i vaticanisti della domenica abbondano nei social e io non voglio essere da meno, c’è voglia di trascendente in questo mondo meschino, il 2025 è peraltro anche un Anno Giubilare e la cosa ci sta.
E allora facciamo un break dalla politica locale e dai sempre spinosi argomenti dell’attualità cittadina: accendiamo i riflettori sul Beato Marco d’Aviano (Aviano, 1631 - Vienna, 1699), frate cappuccino, celebre predicatore e taumaturgo del suo tempo, proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II nel 2003 dopo che negli anni ’70 del secolo scorso il padre cappuccino Venanzio Renier ne aveva avviato come postulatore la causa di beatificazione e canonizzazione. Beato Lui.
L’avviso col programma della giornata di sabato 17, affisso sugli alberi di via Beato Marco d’Aviano al Margnan (foto Alessandro Tich)
Ve ne parlo per due distinti e collegati motivi.
Il primo è che a Bassano del Grappa al Beato Marco d’Aviano è intitolata una via, in quartiere Margnan, collegamento rettilineo tra via San Bonaventura e Prato Santa Caterina.
Il secondo è che sabato 17 maggio la via bassanese intitolata al Beato avianese sarà il punto idealmente centrale di una visita a Bassano e a Solagna di un gruppo di iscritti e di devoti, 50 persone in tutto, del “Comitato pro causa Canonizzazione del Beato Marco d’Aviano” di Pordenone.
Walter Arzaretti, già attivo collaboratore del postulatore padre Venanzio Renier, è il coordinatore e lo spiritus movens del Comitato.
Per organizzare l’uscita di sabato prossimo si è rimesso in contatto con una nota residente della via del Margnan: Franca Fiorese, vedova dell’indimenticabile Gianni Fiorese, maestro pasticcere, appassionato tifoso dell’Hockey Bassano e bassanese Doc che ancora oggi tutti noi ricordiamo con grande affetto e che Arzaretti conobbe casualmente nel corso di un suo primo “sopralluogo” nella via del Beato in città.
La prima parte dell’intenso programma della giornata prevede innanzitutto, nel primo pomeriggio, una passeggiata in centro a Bassano attraversando il Ponte Vecchio e visitando le chiese di San Giovanni e San Francesco, “luoghi che ricordano lo straordinario quaresimale predicato dal Beato Padre Marco d’Aviano a Bassano (1690)”. Ci ritorneremo più avanti.
Quindi alle ore 16, presso il Convento delle Figlie di Sant’Anna, “incontro fraterno e di preghiera con presentazione dell’attigua via della città intitolata al Beato Marco d’Aviano alla presenza delle famiglie residenti nella via”.
Nell’occasione verrà ricordata anche la figura del postulatore padre Venanzio Renier, storico promotore della causa del cappuccino del Seicento, che proprio cent’anni fa, il 23 maggio 1925, professò i voti nel vicino ormai ex Convento dei Cappuccini al Margnan.
Poi la visita proseguirà a Solagna, ma lo riferirò più dettagliatamente nelle prossime righe.
“Lo scopo del nostro Comitato è già nel suo nome - spiega il coordinatore Walter Arzaretti a Bassanonet -. Cioè è un Comitato che vuole sostenere la speranza di avere padre Marco anche come Santo canonizzato dopo che ci siamo occupati della sua beatificazione. Sappiamo che padre Marco era un cappuccino e quindi abbiamo perseguito la causa in collaborazione con l’Ordine dei Cappuccini. Io personalmente sono stato per circa trent’anni il collaboratore principale del postulatore della causa, padre Venanzio Renier, che divenne cappuccino a Bassano cent’anni fa. Per cui, venendo questa volta a Bassano, io penso molto a lui che è stato una grande figura di frate e anche un ardente sostenitore nel promuovere una causa tra le più eminenti che la Chiesa cattolica possa promuovere.”
“Padre Marco è stato beatificato nel 2003 - continua Arzaretti -. Il Comitato ha visitato tutti i luoghi nei quali padre Marco ha predicato il quaresimale. Come cappuccino del ‘600 era un predicatore e c’era la tradizione dei Cappuccini di predicare la Quaresima, tra l’altro invitati dall’autorità civile e non dall’autorità ecclesiastica. Quindi era la comunità civile che invitava il predicatore e nel 1690 padre Marco ha predicato la Quaresima a Bassano.”
“Per fortuna abbiamo una relazione molto documentata di questa predicazione quaresimale - prosegue -. Perché padre Marco, oltre ad essere un eminente predicatore, è stato anche il taumaturgo del suo secolo, paragonato a Sant’Antonio da alcune fonti. E questi miracoli sono avvenuti anche durante il quaresimale di Bassano. Un tale Antonio Crestani, un cognome che credo esista anche oggi dalle vostre parti, scrisse nella relazione: “Io non ho mai in vita mia sentito né veduto operar dalla presenza e dalla lingua d’un huomo opere così grandi e meravigliose”.
Quel quaresimale aveva portato a Bassano 60.000 persone, che erano venute da ogni parte, anche persino dalla Germania.”
“Perché poi noi sappiamo - sottolinea il coordinatore del Comitato - che la grande importanza storica di Marco d’Aviano è quella di avere procurato anzitutto l’unione dei popoli d’Europa in difesa del continente minacciato dall’invasione ottomana, con la famosa liberazione di Vienna del 1683. Ma anche quella di avere pregato per “la pace che allontana le genti che vogliono la guerra” perché “noi non amiamo altro che la pace”. Se noi ripetiamo questa frase, “la pace che allontana le genti che vogliono la guerra, noi non amiamo altro che la pace”, ne ravvisiamo tutta l’attualità.”
Non c’è che dire: dopo quasi quattro secoli, sono parole davvero attualissime.
Ma come nasce il contatto diretto con la famiglia Fiorese, all’origine di questo incontro ravvicinato del tipo bassanese?
“Mi sono recato un giorno a vedere la via intitolata al Beato Marco d’Aviano a Bassano - risponde Arzaretti -. Posso presumere che siano passati una quindicina d’anni da questa intitolazione perché la richiesta è stata fatta nel 2003 ma poi il Comune, penso, ha provveduto qualche anno più tardi. Appena ho potuto venire a Bassano ho visto che era stata intitolata una via proprio vicina al Convento dei Cappuccini, anzi oggi dobbiamo dire “l’allora Convento”, purtroppo.”
“E visitandola - aggiunge - ho incontrato nel suo giardino di casa il signor Gianni Fiorese, il quale mi aveva dato il suo biglietto da visita e al quale avevo auspicato che ci fosse un momento di presentazione di questa via. Oggi Gianni non c’è più ma io avevo conservato il suo biglietto. Ho ripreso a parlare con Franca e oggi riparte l’attualità grande di padre Marco in questo momento dell’Europa.”
Ma non di sola Bassano del Grappa vive l’uomo dal momento che, come ho già anticipato, la visita giubilare di gruppo del Comitato di Pordenone di sabato 17 maggio proseguirà a Solagna.
La delegazione dal Friuli sarà infatti accompagnata da don Alfredo Tasca, sacerdote e valido docente di storia dell’arte salesiano, che da 54 dei suoi 60 anni di sacerdozio vive nel Collegio Don Bosco di Pordenone ma è cresciuto a Bassano del Grappa ed è nato 90 anni fa a Solagna.
Alle 18, nella chiesa parrocchiale di Solagna, don Alfredo Tasca presiederà una celebrazione eucaristica.
Al termine, il gruppo visiterà il vicolo intitolato a Fra Guglielmo da Solagna, protagonista di un’altra storia molto interessante.
Fra Guglielmo, amanuense francescano, comandato dal suo provinciale frate Guidotto da Bassano, raccolse infatti e mise per iscritto la “Relatio” del frate missionario Odorico da Pordenone, Beato anche lui, sul viaggio in Cina e in Oriente di quest’ultimo, datando il manoscritto a Padova, al Convento del Santo, nel maggio 1330.
Non solo Marco Polo, quindi: anche i religiosi, in quell’epoca, andavano alla scoperta del Catai.
Viaggiate Fratres.
“Don Alfredo Tasca celebra in questi giorni di maggio e il sessantesimo di sacerdozio e il novantesimo compleanno - riferisce ancora Walter Arzaretti -. E allora gli ho chiesto che se per caso andava a Solagna per la sua festa noi ci aggregavamo a lui e gli ho chiesto anche se ci accompagnava personalmente a Bassano. Lui ha acconsentito molto volentieri e quindi adesso abbiamo fatto un pullman con 50 persone. Alcuni sono allievi di don Tasca, gli altri sono vicini al Comitato e devoti di padre Marco. È un’occasione da non perdere per rivalorizzare questa figura a Bassano.”
“Tenga presente - conclude Arzaretti - che nel precedente Giubileo ordinario che fu il grande Giubileo del 2000 noi venimmo a Bassano con due corriere. Abbiamo ricordato le cose straordinarie fatte da padre Marco nel suo quaresimale a Bassano, dove nella chiesa di San Giovanni venne apposta una lapide a memoria di quei fatti. Questa lapide è andata poi perduta però ne abbiamo conservato il testo e questo testo celebra le virtù e anche i portenti realizzati da padre Marco a Bassano nel 1690.”
E chissà che in futuro, col processo di canonizzazione di cui il Comitato ha sempre tenuto acceso il fuoco, non si possa celebrare e festeggiare un nuovo San Marco.
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