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Il Libro della Giungla
Sono in corso lo sfalcio della vegetazione infestante e la rimozione dei rifiuti nell'area esterna dell'ex Conceria Finco a Campese. Analisi del terreno per rilevare gli inquinanti prima della bonifica. Poi il Comune si rivarrà sui privati
Pubblicato il 13 mag 2015
Visto 4.302 volte
E' la versione bassanese del Libro della Giungla.
Ma senza tigri, pantere o serpenti: la fauna che per anni si è nascosta sotto il groviglio di sterpaglie e di vegetazione infestante che gli addetti di Etra stanno sfalciando in questi giorni è composta da carcasse di auto e di autocarri, masserizie e rifiuti di ogni tipo.
Da lunedì è iniziata l'operazione-pulizia dell'area esterna dell'ex Conceria Finco a Campese, la cattedrale dell'abbandono il cui stato di degrado attende da decenni un opportuno ripristino. Si tratta, tecnicamente parlando, di una soluzione “di primo stralcio”: l'eliminazione dello sterpame e la rimozione dei rifiuti sono infatti funzionali all'analisi delle condizioni del terreno liberato dagli ingombri. Compito, questo, affidato all'Arpav i cui tecnici effettueranno dei campionamenti mirati.
Alcuni dei rottami e rifiuti recuperati nell'area dell'ex Conceria (foto Alessandro Tich)
L'obiettivo è quello di accertare l'eventuale presenza di agenti inquinanti nel suolo dell'area. Ovvero “capire cosa c'è all'esterno”, come spiega l'assessore alla Pianificazione urbana sostenibile Linda Munari, che presenta l'intervento davanti all'entrata sul lungobrenta del fatiscente colosso assieme al sindaco Riccardo Poletto e ai tre funzionari di riferimento dell'operazione: il dirigente comunale dell'Area Urbanistica Renzo Cortese, la responsabile del Servizio Ambiente del Comune Barbara Bertoncello e Roberto Parolin di Etra.
“In base ai risultati delle analisi dei campionamenti sui terreni - precisa l'assessore - decideremo come agire.” E cioè con quali modalità intervenire per il successivo stralcio dei lavori, che riguarderà la bonifica vera e propria e la messa in sicurezza dell'area esterna dell'ex complesso industriale.
Prima di passare alla terza e conclusiva fase del recupero ambientale dell'area, rinviata però ad un secondo momento: la rimozione dei rifiuti all'interno dell'edificio. Intervento, quest'ultimo, che necessita di un'attenta valutazione operativa, trovandosi l'immobile dell'ex Conceria “in grave stato di pericolosità e di staticità”.
Intanto, nelle pertinenze esterne del complesso, è il momento di fare piazza pulita. Compito che l'Amministrazione comunale ha affidato ad Etra, per un importo di 25mila euro che esula dal contratto già in essere con la società multiutility, partecipata dal Comune stesso, per il servizio di raccolta rifiuti.
Lo specifico contratto di servizio prevede la rimozione e l'allontanamento dei rifiuti abbandonati - con l'utilizzo di 5 automezzi e i relativi accertamenti della Polizia Locale - contestualmente alla pulizia dell'intera area interessata.
Lo sfalcio della “giungla”, inoltre, non viene effettuato a raso “per non mescolare i residui arborei con i residui inquinanti”.
E non mancano le soprese. Già dai primi giorni di lavori stanno infatti emergendo elementi meritori di sicura ulteriore analisi ambientale. Tra questi, la scoperta di una cisterna interrata, con probabili liquidi ancora all'interno: saranno le sonde di Arpav a verificarlo.
Ma anche elementi interessanti, a riprova del fatto che l'edificio dell'ex Conceria - eretto in un'area dove originariamente sorgeva un mulino, poi diventato un maglio e quindi un filatoio, una cartiera e infine una conceria - dal punto di vista storico-industriale (ma oggi, purtroppo, solo da quello) ha una sua dignità.
Tra le cose curiose evidenziate dal cantiere: una croce murale, che fu l'insegna dell'ospedale da campo che in questo spazio venne allestito durante la Prima Guerra Mondiale, e una tabellina di pietra, sopra una delle porte d'ingresso, che indica il livello raggiunto dal Brenta durante la disastrosa alluvione del 4 novembre 1966. Per il resto solo abbandono, desolazione, un cimitero di automobili e cumuli di rottami e di residui di ogni tipo.
I quali - va anche detto, anche sotto il profilo degli agenti inquinanti - non sarebbero tanto correlati all'attività della Conceria in sé, quanto alle successive e sporadiche attività industriali che si sono succedute nel sito. Al resto hanno contribuito gli incivili di passaggio che negli anni hanno conferito alla struttura il ruolo di discarica a cielo aperto.
La particolarità dell'intervento consiste nel fatto che il Comune, e cioè l'Amministrazione pubblica, interviene - per motivi di urgenza ambientale - su un'area di proprietà privata. Lo fa con un'apposita ordinanza e “in via sostitutiva”, dal momento che - nella fase attuale - non è stata ancora definitivamente risolta l'altra “giungla” che riguarda l'ex Conceria: ovvero l'intricato ginepraio dell'“asse ereditario complicatissimo” (parole del sindaco Poletto) dell'ex immobile produttivo, con alcuni titolari di successione che non hanno mai risposto agli inviti del Comune a farsi vivi. Perché costoro ben sanno che il ripristino dell'area in rovina, che volenti o nolenti è di loro proprietà, ricade nelle loro competenze.
E lo ricadrà comunque: perché, a intervento concluso, il Comune di Bassano presenterà il conto - a rivalsa delle spese anticipate sostenute - da una parte agli eredi per gli interventi sulle strutture e dall'altra “a due soggetti” responsabili dell'inquinamento, già identificati e informati del loro destino, per la bonifica ambientale. E in caso di morosità, sarà esproprio del bene.
Facendo presagire l'insorgenza in riva al Brenta di una terza e altrettanto intricata giungla: quella delle carte bollate.
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