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Allarme acciaio, Donazzan: «A rischio l'intera filiera industriale UE»

La vicepresidente della Commissione Industria chiede misure urgenti sui semilavorati: «Prezzi inferiori del 40%, serve l’intervento del Consiglio Europeo»

Pubblicato il 06 mag 2026
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Un intervento immediato e strutturale sull'intera filiera dell'acciaio per scongiurare una deindustrializzazione irreversibile dell'Europa e frenare l'ondata di semilavorati a basso costo provenienti dalla Cina.
È questo l'appello lanciato da Bruxelles da Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Commissione Industria del Parlamento europeo, a margine di un vertice con i rappresentanti del network ESN e i colossi del settore ArcelorMittal e ThyssenKrupp.
L'esponente di FdI ha richiamato l'attenzione sullo sciopero degli industriali dello scorso 28 aprile, definendolo un segnale senza precedenti che impone alle istituzioni europee un cambio di passo nelle politiche di salvaguardia.

Senza l'estensione delle tutele ai semilavorati, molti siti produttivi europei rischiano lo stop definitivo.

Secondo Donazzan, limitarsi a proteggere la materia prima risulta oggi insufficiente a causa delle pratiche commerciali aggressive di Pechino che, trovando ostacoli all'export di acciaio grezzo, starebbe riversando sul mercato europeo prodotti semilavorati con prezzi inferiori anche del 40%, distorcendo la competizione e mettendo a rischio comparti strategici come la mobilità elettrica e la transizione energetica.
La richiesta politica è netta: estendere le misure di tutela a tutta la catena del valore e costruire un'alleanza tra gli Stati membri per portare il dossier all'attenzione del Consiglio europeo.
Mentre il Governo italiano ha già risposto con la convocazione di un tavolo di crisi su impulso del Ministro Adolfo Urso, Donazzan ribadisce che la priorità degli imprenditori non è la richiesta di sussidi, ma l'ottenimento di regole certe e barriere doganali efficaci per difendere l'autonomia strategica dell'Unione.
Il rischio denunciato è quello di uno svuotamento progressivo del settore manifatturiero, con pesanti ricadute occupazionali e produttive, qualora l'Europa non riesca a garantire parità di condizioni rispetto ai competitor globali.


Il precedente: lo sciopero degli industriali del 28 aprile
La mobilitazione del 28 aprile scorso ha segnato un passaggio inedito nelle dinamiche del settore siderurgico: per la prima volta la protesta non è stata indetta dalle sigle sindacali dei lavoratori, ma dagli stessi titolari delle aziende della filiera. Numerose imprese e centri di trasformazione hanno sospeso simbolicamente le attività produttive per denunciare l'insostenibilità dei costi e la concorrenza sleale dei mercati extra-UE.
L'iniziativa ha mirato a sensibilizzare i decisori politici sulla necessità di estendere le clausole di salvaguardia — attualmente limitate alla materia prima — anche ai prodotti lavorati e semilavorati, la cui importazione sottocosto sta erodendo i margini della manifattura europea.


Dalle acciaierie alle officine: lo stato di salute della filiera siderurgica in Veneto
Il Veneto si conferma uno dei pilastri della siderurgia nazionale, con poli d’eccellenza concentrati tra Verona, Vicenza e Padova che alimentano l'intera manifattura del Nord-Est. Tuttavia, la salute del settore è oggi condizionata da una contrazione dei margini dovuta a due fattori critici: l'instabilità dei prezzi energetici e la pressione delle importazioni a basso costo. Nel 2025, molte realtà regionali hanno registrato un rallentamento della domanda interna, in particolare nei segmenti legati all'edilizia e all'automotive. Il timore principale, espresso dai rappresentanti industriali locali, è che la perdita di competitività causata dal dumping estero possa innescare un processo di disinvestimento, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro in una filiera che in Veneto conta centinaia di aziende, tra acciaierie primarie, centri di servizio e officine di trasformazione.

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