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Oggi, egregi lettori, propongo per questo articolo due inizi alternativi. A voi la scelta.
Inizio numero 1: circa 150 partecipanti, in prevalenza donne, intervengono in piazza Libertà al flash mob promosso dalle Donne Democratiche Vicentine contro le affermazioni rese in consiglio comunale dal consigliere di maggioranza Gianluca Pietrosante.
Inizio numero 2: ci sono anche diversi uomini in piazza Libertà al flash mob promosso dalle Donne Democratiche Vicentine contro le affermazioni rese in consiglio comunale dal consigliere di maggioranza Gianluca Pietrosante.
Foto Alessandro Tich
Interpretazione del primo inizio: i temi al centro della manifestazione si impongono all’attenzione senza distinzioni di genere, ma sarebbe stata auspicabile una maggiore partecipazione maschile.
Interpretazione del secondo: nonostante le parole dell’esponente di destra abbiano offeso la sensibilità femminile, la presenza per quanto minoritaria di uomini conferma che gli argomenti della mobilitazione riguardano tutti.
Quale sarà l’interpretazione giusta? Dipende da come ci si pone nei confronti della questione e cioè se il bicchiere è mezzo donna o mezzo uomo.
Associazioni, sindacati e libere cittadine e liberi cittadini rispondono all’appello in questo evento che è tanto mob ma poco flash: al microfono con amplificatore non sempre ben udibile si alternano infatti diversi interventi che portano l’appuntamento a durare per una buona mezz’ora. In mezzo al gruppo dei partecipanti compaiono alcuni cartelli con scritte come “Avere figli dev’essere una scelta d’amore e non d’imposizione” o “Voi non siete pro vita, siete pro maternità forzata”. Sembra proprio di assistere a una scena inedita di The Matrix (Matrice, etimologia della parola dal latino matrix, “genitrice, utero”) contro il patriarcato evocato dall’uomo all’antica del consiglio comunale. Pillola rossa: il maschio dominante che impera in famiglia e nella società. Pillola blu: la donna che reagisce e rivendica i propri diritti e la propria dignità.
Non mancano al flash mob poco flash alcuni rappresentanti della ex maggioranza Poletto.
Tra questi l’ex assessore comunale Cristina Busnelli che regge un cartello con la riproduzione del fumetto di una donna che dice a un’altra in inglese: “Pensavo di essere una sgualdrina, poi mi sono resa conto che mi comportavo come un uomo”.
Il filo conduttore di molti interventi, introdotto dai rappresentanti dei sindacati confederali, è lo stretto rapporto tra il calo demografico, e quindi tra la scelta di molte donne di non fare figli, e il sistema coercitivo del mondo del lavoro.
Gli esponenti sindacali rimarcano che “il lavoro scoraggia ad avere figli”, che “6 donne su 10 lavorano con contratti a termine” e che “ci sono state 2220 dimissioni volontarie di donne in provincia di Vicenza, di cui 92 questa settimana”. “Mancano servizi per le donne e viviamo di pregiudizi culturali - incalzano i sindacati -. Serve una nuova contrattazione che renda le donne più libere e permetta di fare anche più figli.”
“Non tutte le cose che si dicono hanno la dignità di essere un pensiero e un’opinione - attacca Claudia Longhi, portavoce delle Donne Democratiche del Veneto, riferendosi a Pietrosante -. Dire che abbattere il patriarcato è stata una cosa che ha frenato lo sviluppo è una stupidaggine. Speriamo bene che certe persone non vengano più votate e non vengano più elette.”
Per Mauro Beraldin, storico consigliere comunale del PD e dintorni e oggi esponente di Articolo 1, “la destra non ha idee e quindi propone queste cose del passato”.
Vittoria Gheno di Sinistra Italiana cita l’articolo 2 della Costituzione sui “diritti inviolabili” della persona e sottolinea la necessità “di un rafforzamento del welfare e dei diritti nel lavoro che oggi non pensano alle famiglie e ai figli”.
E mentre Evenlyn Bonato di Rifondazione Comunista legge un passo di Dacia Maraini sulla libertà delle donne di gestire il proprio utero, Daniele Cuccarollo di Europa Verde dichiara di intervenire “come padre e non come esponente politico”.
“Solo qualcuno disconnesso dalla realtà può pensare che la società patriarcale favorisca le nascite dei bambini - afferma Cuccarollo -. Le dimissioni in bianco per le donne che lavorano e fanno figli sono uno dei fatti più avvilenti della società patriarcale.”
“Le parole del professor Pietrosante mi hanno riversato litri di bile nera”, dichiara Elena, arrivata da Schio, esponente del Collettivo Femminista Scledense. L’intervento - molto applaudito - di Elena Senzacognome ripercorre la situazione storica e sociale tale per cui chi oggi fa figli affida il loro futuro ad un mondo fondamentalmente ostile, in particolare per le donne. “Basta obbligare una donna a partorire perché la vita continui?”.
Paola Facchinello, altra storica consigliera comunale e rappresentante del Gruppo 8 Marzo, nel concordare con tutto quanto sostenuto dagli interventi precedenti e nel ribadire con orgoglio di essere “femminista” ribadisce l’esigenza “di difendere i più deboli dalle leggi del patriarcato che qualcuno invoca”.
È quindi di turno di Paolo Retinò, portavoce di Bassano per Tutti e nuovo caterpillar del progressismo bassanese. “L’unica ideologia - dichiara testualmente, riferendosi alla “ideologia femminista” evocata da Pietrosante - è quella del consigliere ed è un’ideologia che fa schifo. A noi l’ideologia fascista fa schifo.” “Il consigliere - aggiunge Retinò - è arrivato 45 anni in ritardo in consiglio comunale. Io ho provato vergogna per lui.” “Dire la propria - conclude - non è un diritto o un dovere. A volte è un dovere stare zitti.”
“I diritti - afferma Ilaria Sbalchiero di Donne Democratiche Vicentine - sono i diritti di tutti e sui diritti non siamo disposti a fare un passo indietro.” Poi la Sbalchiero ricorda di svolgere la professione di infermiera e in quanto tale dichiara, sempre riferendosi all’intervento di Pietrosante: “Dietro a quei 6 milioni di aborti in Italia ci sono storie di donne fragili, storie di dolore e anche nostre scelte. Lui è l’ultimo al mondo che ha diritto di parlare su questo.”
I titoli di coda sono affidati a Chiara Luisetto, già sindaco di Nove e oggi membro della direzione nazionale del Partito Democratico.
“Si entra in consiglio comunale con onore e rispetto nei confronti delle cittadine e dei cittadini e con rispetto per chi in quel consiglio comunale si è seduto prima - sono le sue parole -. Il patriarcato è quello che le donne hanno subìto con le violenze in casa.”
“Alla sindaca di Bassano dovremmo chiedere qualcosa di più oltre a una breve dichiarazione alla stampa - evidenzia Chiara Luisetto -. Aver pronunciato quelle parole significa non essere degni di onorare la Costituzione e di sedersi in consiglio comunale.”
In attesa di Matrix Reloaded per il momento è tutto, a voi la linea.
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