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Mettiamoci un Pietrosante sopra
Altri interventi e le mie considerazioni definitive sul caso che ha travolto il consigliere di maggioranza, che con questo editoriale per Bassanonet è da considerarsi mediaticamente ma non politicamente chiuso
Pubblicato il 09 lug 2022
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Incredibile: questo è il nono articolo di fila che scrivo sul caso che ha coinvolto e travolto il consigliere di maggioranza Gianluca Pietrosante.
Nove pezzi, uno dietro l’altro, tutti dedicati direttamente o indirettamente allo stesso argomento. Non era successo neanche ai gloriosi tempi d’oro della Pontenovela.
E siccome, come dice il saggio, il troppo storpia questa è anche l’ultima occasione in cui decido di dedicare il mio tempo al tormentone estivo generato, come ho scritto nell’articolo precedente, dall’esponente di Fratelli d’Italia col vestito della festa da #PavanSindaco.
Foto: archivio Bassanonet
Dopo che tutti e il contrario di tutti hanno voluto dire la loro sulle affermazioni rese da Pietrosante in consiglio comunale, ora voglio dire la mia per chiudere il caso definitivamente. Ma prima - affinché giammai si pensi che io voglia cassare o censurare chicchessia - ho il dovere morale di riportare gli ulteriori interventi pervenuti in redazione a riguardo di questa vicenda. Li riporto qui, tutti insieme, per non monopolizzare gli spazi del portale che dirigo, già fin troppo inflazionati da quattro giorni a questa parte dalle notizie relative alle dichiarazioni del patriarca del Brenta e alle reazioni politiche, civili e anche incivili - vedasi episodio di Cartigliano - alle medesime.
Ma state tranquilli: se esistesse un esame nella materia specialistica “riduzione ai minimi termini di comunicati stampa anche lunghi e articolati”, mi darebbero il massimo dei voti.
Stringerò pertanto il mare di parole che sono continuate a giungere alla email di Bassanonet sulla pietrosantata dell’estate come in un tubetto di latte condensato.
Con un comunicato di ieri i consiglieri del gruppo di minoranza Bassano Passione Comune (Angelo Vernillo, Riccardo Poletto, Anna Taras) dissentono a tal punto dalle parole di Pietrosante da chiederne la testa: “la Sindaca Pavan sia coerente con le sue affermazioni, chieda le dimissioni del consigliere Pietrosante o lo escluda dalla maggioranza.”
Viene espressa “contrarietà evidente, piena e totale, così come la condanna” per “le farneticanti dichiarazioni” sentite in diretta “tra lo sconcerto e l’imbarazzo che generava sorrisi amari”. “Il percorso verso la piena emancipazione e la reale parità di diritti delle donne è ancora lungo come purtroppo è ancora lungo l’elenco le vittime delle violenze di mariti, compagni e fidanzati - afferma BPC -. Ciò nonostante ci tocca ascoltare all’interno del Consiglio Comunale frasi indegne, in particolar modo per l’aula dell’ottava città del Veneto medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.” Da qui l’invito al sindaco Pavan, dopo la sua presa di posizione sulle parole del consigliere della sua stessa maggioranza, ad “un gesto di coraggio e di coerenza per il bene della città”.
Dello stesso tono, e anzi ancora più perentoria, una nota stampa del circolo del Partito Democratico di Bassano del Grappa. Per il PD cittadino “le affermazioni su aborto e patriarcato, fuori tempo massimo di un paio di secoli, lanciano un profondo discredito sulla maggioranza di Elena Pavan”. “Prendiamo atto della presa di posizione della Sindaca Pavan e delle sue parole, così come di quelle di Forza Italia - dichiara il segretario Dem di Bassano Luigi Tasca -. È arrivato però il momento di andare oltre le semplici dichiarazioni e di agire in maniera chiara e inequivocabile.” “Ci aspettiamo - incalza Tasca - che il consigliere Pietrosante venga estromesso dalla maggioranza consiliare, e allontanato dalla lista civica che porta il nome della Sindaca. Ne va dell'onore e del rispetto che la sindaca Pavan deve ai suoi cittadini.”
Come il lungo e arzigogolato intervento del portavoce di Fratelli d’Italia Bassano Nicola Giangregorio, a favore dell’uomo all’antica del consiglio comunale si è schierata invece l’Associazione Destra Brenta che in una nota del presidente Alessandro Galvanetti dichiara “piena solidarietà al consigliere Gianluca Pietrosante per gli attacchi scomposti e personali portati avanti non solo dagli esagitati dell’estrema sinistra e del mondo femminista ma anche dai rappresentanti del PD e di Azione”.
Destra Brenta, un po’ pietrosantamente, allarga il tema: si riconosce nel “pensiero politico cattolico e conservatore che ha sempre posto al primo piano il valore della persona ed il diritto alla vita, fin dal suo concepimento”. Principi “che la destra cerca di tutelare e che sono invece attaccati dalla sinistra su due fronti: culturalmente dai movimenti dei cosiddetti “diritti civili” (’68, femminismo, movimenti lgbt, etc) e politicamente dalla sinistra, in primis dal PD, che ha sempre proposto e sostenuto tutte le leggi che andavano in direzione del soggettivismo e contro la famiglia naturale”. Da Galvanetti & Friends viene espresso “rammarico per la prima reazione del centro destra bassanese (o quantomeno per le dichiarazioni del nostro sindaco) che anziché cogliere l’occasione per approfondire determinate tematiche che sono estremamente complesse, ha preferito allinearsi agli slogan gridati dalla sinistra”.
Infine un comunicato pervenuto nientemeno che dalla Provincia di Vicenza e testualmente intitolato “Commissione Pari Opportunità vs consigliere patriarcale”.
La Commissione Pari Opportunità della Provincia “ritiene che durante il consiglio comunale, in ambito politico e di discussione pubblica, si siano impiegate espressioni violente e aggressive nei confronti delle donne”. “Un contesto e uno spazio deputati al confronto democratico - prosegue la nota - sono stati utilizzati per disinformare la cittadinanza in merito alla normativa vigente, alterandone finalità e contenuti nonché la portata storica.”
Lascio stare il resto del lungo comunicato perché la posizione della Commissione è già netta e chiara, ma ne riporto il finale: “In una società che evolve, che è proiettata al futuro, fra l’altro in un contesto territoriale veneto e vicentino dinamico, aperto e votato alla partecipazione delle donne al mondo economico, culturale e sociale, non può trovare spazio una visione così marginalizzante e anacronistica della presenza femminile.”
E, dopo avervi riferito le ultime prese di posizione a mezzo stampa, veniamo adesso a noi.
Vi ho anticipato che è giunto il momento di dire la mia sulla vicenda, ma non parlerò di aborto, di donne, di femminismo o di società patriarcale. Prenderei posizione sul contenuto delle affermazioni rese nell’assemblea cittadina - pestando a mia volta i piedi su un campo minato, per non usare una parola più volgare ma più esplicita - e non potrei quindi trattare con serenità intellettuale il vero nocciolo della questione: l’atteggiamento del consigliere comunale che ha pensato di dire quelle cose.
Quello di Gianluca Pietrosante è un caso particolare nell’ambito dell’assemblea cittadina.
In consiglio comunale è infatti l’ultimo arrivato.
Per un anno e mezzo abbondante non ne ha fatto parte, restando seduto in panchina come le riserve di una squadra di calcio, non essendo stato neppure il primo dei non eletti per la lista #PavanSindaco alle amministrative del 2019.
In quello stesso 2019, dopo le dimissioni del consigliere eletto di #PavanSindaco Alessio Savona, era subentrato in consiglio comunale il primo dei non eletti della lista Antonio Guglielmini. Poi, col rimpasto di giunta alla fine del 2020 e la nomina del consigliere di #PavanSindaco Claudio Mazzocco a nuovo assessore alla Sicurezza, si era liberato un nuovo posto sugli scranni consiliari della lista del sindaco. Quel posto spettava a Pietrosante, il secondo dei non eletti nel 2019, ed è così che il nostro uomo all’antica da panchinaro si è trasformato in giocatore titolare.
Ho ripercorso questo preambolo perché il subentro in consiglio comunale a partita in corso dell’ex presidente di Destra Brenta sembra quasi motivarne l’ansia da prestazione che ciclicamente ne permea gli atti e le dichiarazioni pubbliche. Come il calciatore che scalpita per dimostrare di meritare il favore del pubblico. Del suo pubblico: quello che tifa per lui.
Basta scorrere velocemente la rassegna stampa che lo riguarda per constatare che lo scopo di Pietrosante non è amministrare, ma stupire. A prescindere.
Il format è sempre quello: l’uomo più a destra - a pari merito con l’assessore Mazzocco - della coalizione di centrodestra getta un sasso e talvolta anche un macigno nello stagno dei lavori consiliari, solitamente su argomenti socialmente sensibili e preferibilmente concordato con Fratelli d’Italia, i giornalisti abboccano all’esca come mosche sul miele, ne consegue un vespaio di reazioni e...voilà, il caso mediatico è servito. E come sanno bene i lupi di mare, per farsi ricordare dagli elettori non serve costruire strade o restaurare ponti: basta comparire regolarmente sui giornali e in Tv.
Per cosa sarà ricordato Gianluca Pietrosante in questo suo primo anno e mezzo di mandato comunale? Anche se si fa per dire, perché in Italia abbiamo da sempre la memoria corta e le vicende della cosa pubblica vengono scordate nel giro di un mattino?
Per qualche atto significativo per la risoluzione dei problemi della città?
Nossignori. Di lui rimarranno negli archivi la clamorosa mozione radical choc contro il ddl Zan a tutela delle vittime dei reati di discriminazione sessuale che ha fatto insorgere il mondo progressista nazionale sul “ritorno al Medioevo” e l’ordine del giorno - sempre concepito in abbinata con Fratelli d’Italia, di cui Pietrosante è la longa manus tra i banchi consiliari, e a cui non ha fatto seguito alcun atto amministrativo concreto - sul sostegno alla natalità e alle giovani coppie.
Il consigliere va laddove batte il dente dell’interesse mediatico. Anche la sua ultima mozione, relativa alla situazione dell’Ulss 7 Pedemontana, non ha fatto che riprendere abilmente e cavalcare il tema del momento, foriero di ospitate televisive locali. Solo che quella mozione, all’ordine del giorno nell’ultimo consiglio comunale del 30 giugno, era stata nel frattempo superata dai fatti e seppure approvata all’unanimità è rimasta, ahilui, praticamente inosservata.
Ma quello del 30 giugno - in un altro e più tardo momento dei lavori consiliari - è stato anche il consiglio delle sue affermazioni sull’aborto, sull’ideologia femminista e sul patriarcato.
Al resto ci ha pensato il gruppo delle Donne Democratiche Vicentine, che diffondendo urbi et orbi il video del suo intervento ha sollevato il nuovo caso mediatico e un polverone analogo se non superiore a quello della mozione contro il ddl Zan, facendogli in questo modo un enorme e inaspettato favore.
Basta. Mettiamoci un Pietrosante sopra. Continuando a parlarne continueremo anche a sopravvalutarlo. Dico “basta” dal punto di vista mediatico e non politico, perché la questione dovrà essere assolutamente chiarita all’interno della maggioranza.
Ma il maggiore sbaglio del sindaco Pavan e della sua compagine sarebbe quello di seguire l’invito di Bassano Passione Comune e del PD e cioè “chiedere le dimissioni del consigliere Pietrosante o escluderlo dalla maggioranza”.
Si rischierebbe di creare un martire, una “vittima del centrodestra che preferisce allinearsi agli slogan del centrosinistra”, con conseguenti e laceranti discussioni: sorgerebbe un nuovo e sfibrante tormentone politico e visti i problemi reali della città di Bassano è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Anche se escludere il consigliere dalla maggioranza o chiedergli le dimissioni sarebbe indiscutibilmente un atto “politicamente scorretto” da parte dell’amministrazione. E Pietrosante, l’uomo del “politicamente scorretto” per antonomasia, coerentemente non potrebbe opporsi.
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