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La Disfida di Angarano
Si spacca il comitato di quartiere Angarano, come a San Vito. Consiglio azzerato dopo le dimissioni della presidente Milani e di cinque consiglieri. Le dure motivazioni della decisione e la replica dei consiglieri di quartiere del fronte opposto
Pubblicato il 09 lug 2016
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Altro che “governance” del territorio.
A Bassano la governabilità della cosa pubblica, intesa come capacità di far confluire accordo e condivisione sulle cose da fare, a partire dai livelli basilari della convivenza istituzionale, segna un clamoroso passo falso. A seguito di pesanti e a quanto pare irreparabili spaccature interne, infatti, due consigli di quartiere sono letteralmente scoppiati.
Non è la prima volta che accade: molti anni fa si era verificato un insanabile contrasto interno nel comitato di quartiere Centro Storico, che venne commissariato fino alle nuove elezioni e con l'assemblea che affidò l'incarico di commissario ovvero presidente pro tempore...a chi vi scrive.
Uno scorcio di via Angarano, la "Broadway" dell'omonimo quartiere (foto Alessandro Tich)
Non mi sorprende più di tanto, dunque, il fatto che in seno ad organismi basati sul puro volontariato come i consigli di quartiere possano nascere dissidi e incomprensioni tali da portare alla rottura definitiva.
Questa volta, tuttavia, si tratta di una situazione senza precedenti.
Perché due quartieri, in contemporanea, hanno issato bandiera bianca.
E si tratta nientemeno che di quartiere Angarano e quartiere San Vito.
Ovvero, rispettivamente, il quartiere più rappresentativo della Destra Brenta e il quartiere più popoloso della città.
Nel primo caso la presidente Sandra Milani si è dimessa, assieme a cinque consiglieri, facendo automaticamente decadere il consiglio.
Nel secondo caso la presidente Sandra Loredana Zarpellon ha rassegnato le dimissioni dopo essere stata sfiduciata dal consiglio, che ha nominato al suo posto Lamberto Del Grosso con una procedura contestata dalla stessa Zarpellon.
In questa sede mi occupo del caso di quartiere Angarano, avendo ricevuto in redazione il comunicato che riporterò di seguito.
Il passo indietro della presidente Milani, del vicepresidente Sandro Pizzato e dei consiglieri Vittorio Campana, Franco Costenaro, Gianluca Pan e Giuseppe Zampieri è stato giustificato, in una lettera trasmessa al sindaco Riccardo Poletto, da gravi motivazioni.
Secondo i dimissionari “l'attività istituzionale del consiglio di quartiere è bloccata e sottoposta a pesanti pressioni di un gruppo interno al consiglio”.
“Nei sei mesi trascorsi dall’insediamento - afferma la missiva ufficiale - le votazioni regolari su punti all’ordine del giorno sono state pochissime.”
Nella comunicazione si accusa inoltre come le riunioni del comitato si siano ridotte “a frasi offensive, false accuse di appropriazione indebita di denaro pubblico e interferenze pesanti nel privato di alcuni consiglieri”.
Atteggiamenti ingiuriosi che sarebbero culminati “nel pesante litigio dell'ultimo consiglio, il 28 di giugno scorso”. Ma soprattutto i dimissionari segnalano “ingerenze politiche attraverso pressioni di un consigliere comunale”.
La qual cosa, se effettivamente corrisponde a verità, non deve esistere né in cielo né in terra.
Risultato: dimissioni in blocco e chiusura di baracca e burattini.
Il quartiere in Destra Brenta dovrà tornare a votare, in data che dovrà essere fissata dal Comune entro i prossimi tre mesi, per rinnovare il proprio consiglio di quartiere. Nel frattempo, come già anticipato, sulla Disfida di Angarano è giunto alla nostra redazione un comunicato stampa.
A trasmetterlo sono i cinque consiglieri dello schieramento opposto al fronte dei dimissionari, che a loro volta parlano di “pressioni” e “interferenze” e che chiedono di pubblicare la nota “per intero”.
E' quello che faccio, nelle righe che seguono:
COMUNICATO
Alla cortese attenzione di questa Redazione,
alla luce delle dichiarazioni emerse a mezzo stampa e televisive nella giornata di ieri (oggi per chi legge, NdR) in merito allo scioglimento del Consiglio di Quartiere Angarano, si ritiene di dover esporre la visione anche della rimanente parte del Consiglio.
Il valore della Democrazia va salvaguardato ogni giorno e i principi di essa vanno incarnati in qualsiasi momento, ancor di più quando si è a servizio della cittadinanza in un organo come il Consiglio di Quartiere. Negli otto mesi in cui il Consiglio è rimasto in carica l’esercizio di questa prerogativa del senso civico e della convivenza pacifica è più volte venuto meno. È doveroso sottolineare come le accuse addebitate ai cinque Consiglieri non firmatari della lettera siano del tutto fuorvianti e frutto dell’interpretazione unilaterale dei fatti accaduti durante i mesi di questo mandato.
I proclami di un sereno svolgimento dei lavori sono venuti meno fin dalla prima seduta quando si è assistito ad un vero e proprio spoils system che ha di fatto esautorato il volere dei cittadini. La continua libera interpretazione dei Regolamenti e le difficoltà di un Consiglio costretto a lavorare con una formazione ridotta vista le ripetute assenze del Segretario eletto per quasi tutte le sedute, a cui la Presidente non ha saputo dare risposta, hanno, di fatto, portato ad esasperare il clima. Il culmine è stato raggiunto durante l’ultima seduta, quando un Consigliere ha invitato la Presidente prendere le distanze dal suo Vice, dopo che quest’ultimo si era lamentato per la “troppa enfasi” nel ringraziare i due più giovani Consiglieri che si adoperavano da un mese per garantire uno spazio estivo per i bambini residenti, e non, negli spazi del Quartiere.
La volontà di partecipare e di intervenire democraticamente alle discussioni non è mai venuta meno. Anzi, il voto è risultato decisivo nelle poche votazioni effettuate durante i sei. Emblematici sono i casi della bocciatura dell’irrispettosa proposta dell’Amministrazione comunale per la Convenzione del verde e l’approvazione di alcune richieste per stroncare l’iniziativa, talvolta autoritaria, della Presidente. Si sono cercate numerose risposte in merito ad alcuni punti oscuri del precedente Consiglio, ma i tentativi di ricerca di verità, alcune volte scomoda, si sono scontrati con l’insabbiamento della questione.
La normale dialettica sulle tematiche quotidiane si fonde con il dovere morale dei Consiglieri di intervenire presso gli Organi superiori in ottica di quella che dovrebbe risolversi in normale e continua collaborazione, anche tra le parti politiche. Si ricorda che l’antica arte della “politica”, che tanto viene demonizzata dai Consiglieri, deriva dall’esperienza dell’Antica Grecia, in cui vi era la prerogativa di perseguire il “bene comune”. Pertanto è dovere di chi siede in questi Organi, dotati di funzioni proprie, intervenire al più presto qualora vengano ravvisati rischi per i più elementari principi democratici. L’attività di controllo non è mai venuta meno e si è risolta in due interventi fondamentali: in primo luogo nel caso del grave problema di convivenza civile relativo alla zona di via Cantore (giunta fino ai banchi consiliari con una interpellanza comunale) con il manifestarsi di pressioni anche politiche esterne. In secondo luogo, a seguito del tentativo, ancor più grave, di interferenza da parte di enti privati in un Consiglio con la richiesta di nomina di un Consigliere di Quartiere all'interno del "Consiglio di indirizzo", con funzioni non meglio precisate, dell'ente stesso, incontro sollecitato dalla Presidenza con estrema urgenza probabilmente per evitarne la verbalizzazione consiliare, indicando una data che precedeva di tre giorni la convocazione del Consiglio già calendarizzato. Sono emerse, inoltre, ingerenze di tipo economico, quali favori riconosciuti ai medesimi enti al termine del mandato precedente.
I fatti sopracitati risultano in netto contrasto con gli ideali e i principi orientanti dei firmatari di questa lettera. Fin dal primo giorno è stata chiarita la necessità, e quindi la volontà, di operare un determinato cambio di rotta nei confronti una gestione precedente oscura. Non si trattava semplicemente di un vezzo dei Consiglieri, ma di un’esplicita richiesta della maggioranza dei residenti la cui volontà è stata calpestata. Il 25 ottobre 2015 buona parte dei residenti ha chiesto di portare rinnovamento, serietà, serenità e programmi di sviluppo, fondando l'operato su alti principi di indipendenza, lealtà, legalità e onestà, con attenzione assoluta solo alla serena convivenza comunitaria, al benessere, alla sicurezza, alla crescita sana in particolare dei giovani e al contrasto al degrado. Impegno che non è mai venuto meno come testimoniano i numerosi Ordini del Giorno presentati, ma mai discussi.
Fanno sorridere le parole dell’Assessore Cunico, delegato ai Quartieri, diffuse a mezzo stampa ieri dopo lo scoppio del “Vaso di Pandora”. La sorpresa dell’amministratore, che sembrava essere ben a conoscenza del clima precario, poteva essere esposta in uno dei Consigli che si sono svolti negli ultimi mesi, visto che nelle riunioni a cui sono invitati, da Regolamento Comunale, Sindaco, componenti della Giunta e Consiglieri Comunali si sono intravisti solamente in un’occasione. Di argomenti e di problematiche inerenti direttamente a vita del Quartiere ce n’erano a sufficienza, ma questo testimonia il totale abbandono dell’Amministrazione nei confronti degli organi più vicini ai Cittadini.
Il programma che si voleva perseguire non è abbandonato, è solamente accantonato in attesa di un nuovo Consiglio di Quartiere composto da persone volenterose nel perseguire il volere dei Cittadini.
I Consiglieri:
Carlo Bonato
Giuseppe Dalla Rosa
Mauro Spigarolo
Marco Vidale
Luca Zonta
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