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Midnight in Paris
“Brassaï. L’occhio di Parigi”. Al Museo Civico di Bassano la mostra dedicata ad uno dei maestri della fotografia del ‘900. Protagoniste le notti e la variegata umanità della Ville Lumière, colte dall’occhio di un assoluto artista dello scatto
Pubblicato il 15 nov 2024
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“Il tempo di una sigaretta”.
Era il criterio utilizzato da Brassaï per il tempo di esposizione delle sue foto notturne, per le quali è diventato celebre e celebrato. Ma con un’ulteriore raffinatezza tecnica: se la luce era poca, fumava una Gauloise. Se invece l’oscurità era attenuata anche da un solo lampione, fumava una Boyard.
Di certo fumare fa male, ma a giudicare dagli scatti nel buio del grande fotografo fa bene, anzi benissimo all’arte.
Brassaï: ‘Nebbia a Parigi. Il taxi di Léon-Paul Fargue’, 1932 circa (foto della foto: Alessandro Tich)
Questa originale alternativa all’esposimetro messa in atto da uno dei maestri della fotografia del ‘900 mi viene rivelata dal suo nipote e studioso, Philippe Ribeyrolles.
Ribeyrolles è il curatore, assieme a Barbara Guidi, della mostra “Brassaï. L’occhio di Parigi”, allestita sui due piani della Galleria Civica del Museo Civico di Bassano del Grappa, organizzata in collaborazione con l’Estate Brassaï Succession di Parigi e con Silvana Editoriale e aperta al pubblico da domani e fino al 21 aprile 2025.
Ma c’erano anche altri “esposimetri” grazie ai quali l’artista dello scatto sapeva cogliere le sfumature delle tenebre parigine, come mi riferisce ancora monsieur Philippe: “Erano i suoi amici per l’illuminazione del soggetto: i lampionai, le nebbie, i fari delle auto.”
È stato così che Brassaï è riuscito a compiere e a perfezionare la sua grande impresa visiva: immortalare le ombre della Ville Lumière, la città delle luci.
Brassaï era il nome d’arte di Gyula Halász (1899 - 1984), ungherese di nascita, naturalizzato francese e parigino di adozione. Era nato a Brassó, nella Transilvania ungherese, oggi Brașov in Romania, e il suo pseudonimo significa letteralmente “da Brassó”.
A Bassano sono esposte oltre 200 sue fotografie in bianco e nero, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo.
E sono tutte stampe fotografiche d’epoca originali, realizzate dall’autore in persona, a ulteriore suggello della sua arte.
Per un vero fotografo del bianco e nero la stampa non è infatti semplicemente la trasposizione su carta fotografica dell’inquadratura raccolta nella lastra o nella pellicola: è parte integrante della composizione dell’immagine, il suo completamento e rifinitura, con ulteriori giochi di luci e di ombre resi possibili attraverso la proiezione del negativo dall’ingranditore sulla carta, in camera oscura, una volta terminato il procedimento di sviluppo.
L’esposizione presenta così i tanti volti Parigi e della sua varia umanità, colti dall’occhio di Brassaï: la città dei bassifondi e dei quartieri operai, della moda e della vita notturna, dei clochard e delle prostitute in ciabatte, dei “cattivi ragazzi” e degli amanti, delle “illusioni” (le case chiuse) e dei graffiti sui muri.
C’è una parete della mostra che è straordinaria: comprende i ritratti fotografici, sempre ovviamente à la parisienne, dei suoi amici artisti e intellettuali.
Jean Cocteau, Samuel Beckett, Eugène Ionesco, Jacques Prévert, Henry Miller, Anaïs Nin, Alberto Giacometti, Georges Braque, Henri Matisse, Salvador Dalì e il suo “amico di tutta una vita” Pablo Picasso. Solo per citarne alcuni.
Sembra di rivedere il film Midnight in Paris di Woody Allen, dove il protagonista, in vacanza a Parigi, si ritrova misteriosamente catapultato nel passato e incontra i grandi artisti, scrittori e intellettuali che vivevano nella Ville Lumière dell’epoca, tra cui gli stessi Cocteau, Braque, Miller, Matisse, Dalì e Picasso.
Che dire? È un bel Midnight in Bassano.
Un parterre de rois delle grandi occasioni interviene alla conferenza stampa di presentazione della mostra di Brassaï nella sala Chilesotti del Museo Civico.
La vernice per i media è abbinata anche alla presentazione di un’altra mostra che si apre in contemporanea, intitolata “Barricades”, allestista nella sala dedicata alle esposizioni temporanee del Museo Civico, curata da Elena Forin, aperta al pubblico fino al 12 gennaio e dedicata alla giovane artista veneziana Laura Omacini.
Me ne occuperò, ovviamente, in un articolo a parte. Perché ogni articolo è come una fotografia: deve inquadrare un soggetto alla volta.
Nell’introdurre i discorsi, il sindaco Nicola Finco, a fronte dell’importanza della mostra fotografica, dice di essere “emozionato”. Mi ricorda un suo predecessore.
“Bassano è un punto di riferimento non solo regionale e nazionale, ma anche internazionale dal punto di vista culturale e per la fotografia - dichiara il primo cittadino -. Investiremo molto sul tema della cultura in questi anni.”
“Con questa mostra la fotografia ritorna ad essere protagonista, grazie anche alle mostre fotografiche degli ultimi anni nel nostro Museo Civico - afferma l’assessore alla Cultura Giada Pontarollo -. L’esposizione permette di rivivere le atmosfere dei luoghi e di un’epoca, con oltre 200 foto originali e stampate dall’autore stesso.”
“È un’occasione unica e imperdibile per la città di Bassano, con un grandissimo maestro della fotografia del ‘900 - rimarca la curatrice della mostra e direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi -. Solo i grandi artisti sono in grado di far cambiare direzione all’arte e Brassaï è stato uno di questi, capace non solo di riprodurre ma di trasformare la realtà.”
“Parigi è una città seducente e inafferrabile, che lui riesce ad afferrare come pochi altri - continua -. Emergono tre temi: la Parigi notturna, con cui il fotografo mette in scena lo spettacolo della notte; il surrealismo, in cui gli oggetti passano dal piano della realtà a un piano simbolico e i graffiti. Brassaï ha intuito la poesia del brutto, dell’arte di strada.”
È insomma la “Parigi segreta degli anni ’30 e ‘40”, presentata “in una mostra concepita per questo Museo”, come rileva il direttore generale di Silvana Editoriale Michele Pizzi.
“Mio zio era davvero un personaggio, fantasioso e estroso - racconta il nipote e curatore della mostra Philippe Ribeyrolles -. Era anche un artista eclettico e non solo fotografo: musicista, pittore, scultore, cineasta, giornalista. Tramandare la sua opera è una passione familiare, che diventa divoratrice di tempo.”
La mostra di Brassaï ha già un precedente: dal 23 febbraio al 2 giugno scorsi è stata allestita a Palazzo Reale a Milano.
“Questa di Bassano non è una fotocopia dell’esposizione precedente - precisa Ribeyrolles -. Ogni luogo ha una sua anima, una sua struttura ed è una gioia adattarsi, ricomponiamo le sale in base a cosa questo luogo ci ha ispirato.”
Come riferisce il nipote e studioso, Brassaï era un flâneur, uno che amava passeggiare oziosamente per le vie di Parigi. Per questo definisce la stessa mostra “una passeggiata intima” e invita il pubblico a “camminare” tra le fotografie per fare “una passeggiata nel tempo, in un’altra vita”.
“Il percorso inizia con le prime foto del 1929 dei luoghi di Parigi che lui si ricordava in una sua visita da bambino - prosegue il curatore -. Poi la Parigi diurna degli anni ’30, i primi bagliori notturni e quindi le iconiche foto della Parigi di notte, la Parigi segreta e dei piaceri, la Paris-Canaille (Parigi-Canaglia, letteralmente, NdA)”.
“Al primo piano della mostra - spiega ancora il nipote - troviamo il surrealismo che per lui era “il gusto dell’insolito” e i graffiti, una delle pietre angolari del suo lavoro. È stato un precursore della street art, per la prima volta si cerca di dare un significato ai graffiti.”
Merci beaucoup.
C’è infine ancora una annotazione nel mio bloc notes che a margine della mostra di Brassaï riguarda la programmazione dei Musei Civici per l’anno che verrà.
“Per il 2025 stiamo lavorando ad una grande mostra che partirà in autunno - rivela l’assessore alla Cultura Giada Pontarollo -. Riguarderà un artista legato alla montagna e ai paesaggi e sarà proposta in occasione delle prossime Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.”
Di più l’assessore non dice, perché non è ancora tempo per gli annunci ufficiali, anche se ha reso noti alcuni indizi al riguardo.
Quale artista legato “alla montagna” e “ai paesaggi” potrà essere il protagonista della grande mostra in cantiere per l’autunno dell’anno prossimo?
Non mi resta che affidarmi alla mia sfera di cristallo, che tra l’altro non uso già da tempo.
Pronuncio la formula magica “Hocus Tichus” ed ecco che, il tempo di una sigaretta, nella sfera di cristallo qualcosa comincia a prendere forma. Sono dei puntini e trattini di colore che alla fine compongono due enigmatiche lettere: GS.
Che si tratti forse di Giovanni Segantini?
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