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Trentatré trentini entrarono trotterellando in treno.
Anzi no, perché il treno è stato soppresso.
È meglio buttarla sul sorridere, affidandoci agli scioglilingua, per non cadere in depressione pensando all’argomento di cui all’oggetto.
Un treno sulla linea Trento-Bassano del Grappa (foto Alessandro Tich)
Mi riferisco al prestigioso risultato ottenuto da una infrastruttura di trasporto del nostro territorio: la ferrovia Trento-Bassano del Grappa, inserita fra le 10 peggiori linee ferroviarie d’Italia.
Una speciale Schif-Parade nella quale la Trento-Bassano si trova all’ottavo posto ed è in buona compagnia: tra le altre ferrovie da dimenticare sono ad esempio annoverate le ex linee Circumvesuviane (al primo posto assoluto nella classifica delle vergogne ferroviarie), la Catania-Caltagirone-Gela e, per tornare nel magico Nordest, la Verona-Rovigo abbinata alla Rovigo-Chioggia.
La maggior parte delle linee ferroviarie (sei in tutto) da bocciare è ubicata nel Centro-Sud ma possiamo essere orgogliosi del fatto che delle quattro ferrovie da Terzo Mondo individuate nel Settentrione c’è anche quella che attraversa la Valsugana e la Valbrenta per approdare alla Bassano del Grappa Station e viceversa.
È quanto stabilisce “Pendolaria 2023”, l’annuale rapporto di Legambiente che fa il punto sul trasporto su ferro in Italia - sempre indietro rispetto agli altri Paesi europei - con un’analisi sul presente e sul futuro di questo settore.
Va detto subito che al netto dei problemi e dei disservizi evidenziati da Legambiente la Trento-Bassano del Grappa, che è lunga 96 km e il cui servizio è gestito da Trentino Trasporti, rappresenta già di per sé una sfida alle esigenze di collegamento efficace e di ottimizzazione dei tempi dell’era moderna.
Per andare da Bassano a Trento o in direzione opposta ci vogliono, causa la miriade di soste nei paesi e nei paesini intermedi e le attese di interscambio sul binario unico, la bellezza (si fa per dire) di due ore e quattro minuti salvo ritardi.
Sempre che, per l’appunto, ci sia il treno.
Come segnala il report di Pendolaria, da circa un anno e mezzo vengono denunciati problemi di usura ai bordini delle ruote dei convogli che causano soppressioni di corse non programmate e che, in alcuni casi, non sono sostituite da autocorse.
Da giugno 2022 queste criticità sono state ufficializzate con un orario che comprende treni e bus, ma che non sempre viene rispettato.
A settembre sono stati ancor meno i treni ad essere in esercizio, sostituiti da ancor più corse in autobus, con evidenti ripercussioni sui tempi di percorrenza e sul sovraffollamento, vista la ripresa delle scuole.
Ma non finisce qui: i problemi di usura anomala delle ruote dei treni costringono ad una manutenzione dei mezzi molto più frequente, con i convogli costretti a fermarsi per essere sistemati e l’impossibilità di garantire le corse.
Lo scorso 5 novembre è di conseguenza iniziato lo stop dei treni per un mese sulla tratta dovuto all’avvio del cantiere per la sostituzione delle rotaie in un tratto di 9 km, per risolvere il problema di usura anomala. In questo periodo gli autobus sostitutivi non hanno garantito un adeguato servizio perché non sufficientemente capienti, con pendolari lasciati a terra in molte occasioni.
Rileva il dossier di Legambiente: “Una situazione ed un anno da dimenticare per i pendolari della linea.”
Ecco dunque i dati resi noti da Pendolaria. Poi ci sono le ricadute effettive, e cioè vissute direttamente dai viaggiatori, di tali disservizi della linea da dimenticare.
È vero che lo scorso 5 novembre c’è stato lo stop di un mese dei treni sulla tratta, ma ciò non rappresenta una novità. Almeno una volta all’anno la circolazione ferroviaria viene interrotta e sostituita da autobus per consentire i lavori di manutenzione lungo la linea. Una sospensione che può durare, come è accaduto nel recente passato, anche alcuni mesi.
Oppure può succedere che venga disposta da Trentino Trasporti un’interruzione parziale: ad esempio per un mese intero nell’estate dello scorso anno, dall’11 giugno all’11 luglio, sono stati sospesi tutti i treni tra le stazioni di Primolano e Bassano del Grappa per consentire interventi di manutenzione ordinaria della linea e di manutenzione straordinaria di alcune gallerie da parte di Rete Ferroviaria Italiana. Treni in viaggio da Trento fino a Primolano e da qui trasbordo dei passeggeri con interscambio treno/bus.
Fin qui le avventure alla “Voyager - Ai confini della conoscenza” dei viaggiatori occasionali e dei pendolari fissi della Trento-Bassano.
Si aggiungono a queste i disagi a sorpresa dell’utilizzo quotidiano della linea.
Le stazioni intermedie della ferrovia della Valsugana-Valbrenta sono in gran parte edifici inutilizzati e antiquati, senza l’ombra di un tabellone digitale con l’indicazione di orari (riportati invece su tabelle di carta), ritardi, soppressioni eccetera.
Per capire la situazione del momento bisogna pertanto affidarsi all’istinto.
A Solagna, per esempio, le comunicazioni sul treno in arrivo sono affidate a una voce preregistrata, irradiata da un altoparlante. La stessa voce che ammoniva di “indossare la mascherina e mantenere il distanziamento sociale a bordo del treno” quando l’intero traffico ferroviario nazionale era stato sospeso per lockdown.
E può accadere, come accade spesso, che per motivi a te ignoti il treno che stai aspettando non sia partito e tu vieni a saperlo solo pochissimi minuti prima, quando l’altoparlante ti dà la fatidica notizia: “L’autobus sostitutivo è in partenza dal punto di partenza previsto”.
E che tu abbia tre valigie al seguito oppure no, hai un’unica cosa da fare: correre immediatamente fino alla fermata dei bus in riva al Brenta, cercando di battere il record dei 400 metri piani. Ai pendolari della Valle Michael Johnson gli fa un baffo.
Poi c’è invece il rituale opposto della partenza degli autobus sostitutivi da Bassano del Grappa in direzione di Trento. Partono dal retro dell’edicola posta di fronte alla stazione ferroviaria, ma non c’è alcuna indicazione. Lo si viene a capire prima con l’intuito, poi con il senso di orientamento e infine con l’esperienza.
Il più delle volte gli autobus sono due: uno parte con i passeggeri a bordo e l’altro è vuoto.
Ma alle autolinee del servizio sostitutivo fa lo stesso: come mi ha detto una volta un autista, le ferrovie pagano lo stesso, che i bus siano pieni o siano vuoti.
Alcune tipologie di partenze di treni da Bassano per Trento, inoltre, vanno “a estro” e sono imprevedibili. Da qualche tempo il classico treno serale delle 19.25 è stato sostituito dal bus. Come il treno delle 14.25: misteriosamente scomparso e anch'esso bus-sostituito.
Per contro, l’autobus sostitutivo delle 20.25 è stato a sua volta sostituito dal treno.
Questa sì, che è creatività tutta italiana.
Una sera mi è capitato di aspettare assieme a numerose altre persone davanti alla stazione di Bassano, sul mitico retro dell’edicola e col freddo cane che abbaiava, il bus sostitutivo delle 20.25, trasformatosi nel bus che si chiama desiderio.
È arrivato con tre quarti d’ora di ritardo, senza che l’autista chiedesse scusa e senza che durante tutto questo tempo sia stato possibile accedere ad alcuna informazione che aggiornasse gli utenti sul ritardo accumulato o se quel bus sarebbe mai apparso all’orizzonte. Quel treno per Yuma, al confronto, è un TAV di prima classe.
I risultati del report “Pendolaria 2023”, pertanto, non costituiscono per me una sorpresa.
Ma solo la conferma di problematiche di cui il sottoscritto, che dei convogli di Trentino Trasporti sulla linea Trento-Bassano più di qualche volta si serve per…risparmiare il gasolio dell’auto, era già pienamente a conoscenza.
E in più, come se non bastasse, di recente sono anche aumentati i biglietti.
Fino a qualche settimana fa, ad esempio andare in treno da Solagna a Bassano o viceversa costava 1,95 euro. Adesso costa 2,05 euro.
Per la serie: qualità, convenienza e cortesia.
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