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Pavan Potter
Finite le feste e rimosso l’Albero di Natale, quali magie ci riserverà adesso l’amministrazione comunale?
Pubblicato il 11 gen 2023
Visto 8.077 volte
Io conosco i miei polli, ma anche loro conoscono me.
Anca massa.
Ed è così che un mio amico mi ha mandato oggi una foto su WhatsApp, sapendo benissimo che avrebbe titillato le fantasie dei miei viaggi mentali da umile cronista, ma comunque sempre legati all’attualità cittadina.
Foto Alessandro Tich
La foto ritrae quello che potremmo definire “L’Ultimo dei Mohicani” e cioè l’ultimo elemento delle feste natalizie rimasto ancora in piedi in piazza Libertà.
Si tratta di una casetta del villaggio della Befana, preso d’assalto nel giorno dell’Epifania da migliaia di visitatori, 8000 secondo le sacre scritture.
È rimasta solo lei, almeno per oggi, a fare la guardia ai ricordi delle festività.
Niente più Albero di Natale, niente più casette del Mercatino di Natale, niente più casetta della Pro Loco col panino onto e il vin brulè, niente più Parampampoli. Niente più niente.
Mandandomi la foto il mio amico mi ha scritto: “Magari ti ispira un articolo”.
Caspita, mi conosce proprio bene. Poi ha aggiunto: “Non so come mai ma mi ispirava qualcosa. È quasi teatrale.”
Sì, è vero, è quasi come una scenografia da dark comedy e questo pomeriggio, spinto dalla curiosità, sono andato in piazza per trovare “l’ispirazione”.
Ho scattato anch’io delle foto a questa presenza solitaria in mezzo a una città risvegliatasi dal periodo delle calze, dei torroni e dei pandori. E in effetti è una visione molto fantasy, un po’ alla Castello di Hogwarts.
“Ispirato” da questa sensazione, sono quindi andato idealmente al binario 9 e ¾ per cercare di immaginarmi che cosa stia preparando la scuola di magia di Pavan Potter, nuova versione della mitica, e più volte citata nei miei articoli, Maga Pavan.
Finite le feste e rimosso il grande Albero di Natale, quali magie ci riserveranno adesso il sindaco e l’amministrazione comunale?
C’è infatti bisogno di un colpo di bacchetta magica per lasciare il segno, sorprendente e definitivo, di questo mandato amministrativo che ha appena iniziato il suo ultimo anno pieno. Qualcosa che faccia il botto, ben oltre i risultati dell’ordinaria amministrazione, e che soprattutto resti come un monumento del quinquennio pavaniano negli anni a venire, quando la città sarà gestita da nuove amministrazioni.
Mi si potrà obiettare che qualcosa che ha fatto il botto c’è già ed è la mostra-boom su Antonio Canova attualmente in corso al Museo Civico. Certamente. Ma non potremo vivere eternamente di rendita su un evento culturale che starebbe per aprirsi, come ha scritto oggi il GdV, anche verso nuovi orizzonti internazionali.
Continuare a sottolineare l’importanza della mostra per il richiamo turistico e il conseguente rilancio economico della città è cosa buona e giusta, a patto che la Febbre da Canova non copra le varie questioni cittadine ancora da risolvere.
È un po’ come il periodo dell’inaugurazione del Ponte restaurato e dei mesi che ne hanno accompagnato il conto alla rovescia, quando sembrava che in città non ci fossero altre cose e altre questioni degne di nota.
Grazie ad Antonio Canova e al suo Genio Europeo la città di Bassano del Grappa sta vivendo un momento magico, senza l’ausilio di bacchette, e un clima di attrazione da pre-pandemia. Benissimo. Ma adesso? Anzi: dopo?
Ecco cosa dovrebbe fare Pavan Potter: trovare la formula magica per trasformare l’attimo fuggente dell’attuale congiuntura “positiva” in un qualcosa di duraturo per la Bassano che verrà.
Rispetto alla prima metà del suo mandato il sindaco ha recuperato strada, sicurezza e capacità amministrativa, per quanto si continui a criticarne la scarsa propensione a promuovere processi partecipativi con la cittadinanza sui grandi temi che pendono sul futuro di Bassano.
Eppure le manca ancora quel colpo di reni che le consenta di bruciare il traguardo ed entrare nella Hall of Fame degli amministratori bassanesi.
Ma cosa passa il convento, Frati Cappuccini a parte?
Di veramente nuovo, nel senso di qualcosa di importante che non sia stato ereditato da chi ha amministrato prima di lei, c’è solo l’annunciato progetto del Genius Center all’ex Cimberle Ferrari. Ne ho già scritto tanto e ne scriverò ancora, non è il caso in questa sede di ripercorrerne la cronistoria. Si tratta comunque di un intervento complesso, proposto nella formula di un partenariato pubblico/privato che deve ancora delinearsi con chiarezza, ed è comunque l’evoluzione di una possibile riprogettazione dell’ex Polo Museale Santa Chiara che negli ultimi due anni ha già cambiato forma più volte.
È difficile che le incognite che ancora caratterizzano il maxi progetto si risolvano, e vengano condivise ed accettate dalla città, in un tempo utile e tale da produrre col Genius Center la magia di fine mandato.
E allora cosa resta? Restano tutte le altre grandi questioni aperte della città, che le amministrazioni precedenti non hanno risolto e che quella attuale potrebbe almeno in parte tentare di portare a casa tra i risultati di mandato.
Una su tutte: il Teatro Astra. Ma anche la vicenda del Teatro - per le note difficoltà di una trattativa partita male e continuata peggio - richiede al momento una sospensione del giudizio, benché l’amministrazione comunale abbia il potere giuridico di riservarsi un “colpo di teatro” se l’ipotesi di compravendita si rivelasse impraticabile in via definitiva.
E su questo, per il momento, non scrivo altro.
C’è dunque tutto e il contrario di tutto tra le possibili opzioni incantate della scuola di magia di Pavan Potter. Perché a volte, con la bacchetta magica, non serve neppure fare delle cose, ma evitare che vengano fatte.
Vi immaginate cosa succederebbe se l’amministrazione impedisse nelle sedi opportune, Conferenza dei Servizi in primis, la costruzione dei capannoni nell’area di Riva Bianca e Rambolina a San Lazzaro?
Farebbe perdere 300 e oltre nuovi posti di lavoro, ma salverebbe l’ultima campagna di Bassano del Grappa. Un bel dilemma davvero.
Nel primo caso creerebbe un problema contingente, ma non irrecuperabile laddove i nuovi stabilimenti possono trovare una sede in aree produttive o in capannoni già esistenti, benché “distanziati” dalla SPV.
Nel secondo garantirebbe al territorio una soluzione definitiva, perché una volta consumato il suolo non si torna più indietro.
Ecco, forse questa sarebbe la magia suprema che il Castello di Hogwarts di via Matteotti potrebbe inventare per lasciare un segno “sorprendente e definitivo” del proprio mandato.
Ma so che probabilmente sto chiedendo troppo.
Vedete dunque? Sono partito dalla casetta della Befana, ultima presenza festiva rimasta in piazza Libertà, e sono arrivato fino a qui.
Prego quindi il mio amico di mandarmi la prossima volta su WhatsApp una foto qualsiasi, senza chiedermi se “magari mi ispira un articolo”.
Perché sa benissimo che se me lo chiede, poi va a finire che lo scrivo veramente.
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