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Redazione
Bassanonet.it
Special report
Valore e Psiche
Il gesso dell’Amore e Psiche di Antonio Canova, in mostra a Bassano e di proprietà di Veneto Banca, in vendita all’asta a Roma. Alla prima battuta d’asta non è stato trovato un acquirente, ma se ne riparla a gennaio
Pubblicato il 29 dic 2022
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Amore e Psiche. I due protagonisti della favolosa Love Story narrata da Apuleio nelle Metamorfosi.
Lei, mortale dalla bellezza eguale a Venere, diventa sposa del dio Amore (Eros per gli amici) senza però sapere chi sia realmente suo marito, che le si presenta solo nell’oscurità della notte.
Tralascio per motivi di spazio il resto della storia, che cominciava però ad intrigarmi.
Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, (particolare), gesso, inizio XIX secolo. Foto Alessandro Tich
È un mito eterno che oggi a Bassano si presenta ai nostri occhi, immortalato dal genio plastico di Antonio Canova. Il gesso Amore e Psiche stanti, datato all’inizio del XIX secolo ovvero ai primi anni dell’800, è infatti uno dei tanti capolavori esposti nella mostra-boom del Bicentenario Canoviano “Io, Canova. Genio Europeo” al Museo Civico, collocato nella terza e ultima sala dedicata a “Canova nella storia”.
Rispetto ad altre statue più imponenti è un’opera di dimensioni contenute (148 x 68 x 65 cm) eppure è un mirabile concentrato di grazia ed eleganza, sublimato dalla farfalla che lei poggia con delicatezza sulla mano di lui. È presentata come “invenzione” di Canova, eseguita su disposizione e sotto diretto controllo dell’artista dai maestri gessini Vincenzo Malpieri e Giuseppe Torrenti o altri.
È di provenienza dello studio di Antonio Canova a Roma dove è rimasta almeno fino al 1829, e cioè fino a sette anni dopo la scomparsa dell’autore, prima che venisse presa in carico dall’erede universale dello scultore, il fratello Giovanni Battista Sartori Canova, per essere poi donata ai conti Antonietta Bianchi e Filippo Canal.
Dal 2004 l’Amore e Psiche stanti esposto a Bassano è di proprietà di Veneto Banca, che ha acquistato il gesso dagli eredi dei nobili veneti.
Si tratta quindi del pezzo forte della collezione di opere d’arte e di arredi dell’istituto di credito trevigiano finito in liquidazione coatta amministrativa a seguito del crac drammaticamente noto ai risparmiatori. Una bruttissima storia della finanza veneta, che fa il paio con Popolare di Vicenza, con conseguenze inevitabili: per recuperare risorse da destinare in primis allo Stato i liquidatori di Veneto Banca hanno messo in vendita anche i beni artistici di proprietà dell'istituto e il gesso canoviano non fa eccezione.
L’Amore e Psiche che possiamo ammirare in questo periodo a Bassano, in particolare, è stato messo all’asta, affidando la vendita all’incanto alla casa d’aste Bonino di Roma.
Vale a dire la stessa casa d’aste che si è già occupata della vendita delle opere d’arte e degli arredi della controllata di Veneto Banca in Romania.
Questa volta si tratta però di un’asta davvero speciale: perché un Canova non si propone e non si trova tutti i giorni.
Mercoledì 28 dicembre si è svolta nella sede romana di Bonino casa d’aste la prima battuta d’asta per la vendita del gesso del maestro neoclassico di Possagno.
Trovandosi fisicamente l’opera a Bassano del Grappa, la seduta per la vendita all’incanto si è tenuta a distanza con presentazione dell’opera da parte del battitore nei canali online e possibilità di acquisto sulla piattaforma GoForArts o con offerte rilanciate per via telefonica.
Il “lotto” - valore stimato: 200.000-300.000 euro - è inserito all’interno del catalogo di opere d’arte “Meraviglie. Atto I”, dedicato dalla casa d’aste alla pittura, alla scultura e alla grafica europea e il cui coordinatore per la vendita è Matteo Smolizza.
“Mercoledì scorso abbiamo organizzato la prima battuta d’asta per il gesso canoviano - conferma Smolizza a Bassanonet - con prezzo a base d’asta di 400.000 euro e cioè il doppio della stima minima di 200.000 euro.”
Un valore di vendita che, come mi spiega il responsabile della procedura, ha un suo preciso perché. L’Amore e Psiche stanti di Antonio Canova è stato infatti vincolato lo scorso luglio dallo Stato italiano come “opera di eccezionale interesse storico-artistico”.
Ciò significa che può essere venduto, ma non può uscire dai confini nazionali.
In altre parole deve restare in Italia e la circostanza esclude automaticamente i potenziali acquirenti stranieri, a meno che non possiedano un’abitazione o un sito nel nostro Paese dove collocare obbligatoriamente l’opera. La domanda si è così giocoforza ridotta rispetto all’importanza dell’offerta.
Da qui la decisione di Bonino casa d’aste di puntare sulla modalità dei migliori acquirenti.
Ovvero sulla concorrenza tra i cosiddetti “super collezionisti”, che hanno i mezzi economici e sono in grado di riservare una degna collocazione al bene acquisito, piuttosto che sui mercanti d’arte che potrebbero invece interessarsi all’acquisto della scultura per rivenderla a loro volta. Da qui la battuta d’asta con partenza dal valore doppio della stima minima, comunque commisurato allo status dell’opera quale oggetto vincolato per la sua importanza culturale nazionale. “Senza il vincolo dello Stato la base d’asta per l’opera supererebbe i 500.000 euro”, puntualizza il dottor Smolizza.
Comunque sia, la seduta d’asta del 28 dicembre per l’Amore e Psiche di Canova non ha trovato acquirenti. Nel prossimo mese seguirà pertanto una nuova fase d’asta: il 12 gennaio l’opera sarà riproposta con base al 150% rispetto alla stima minima e cioè con partenza da 300.000 euro. Se anche questa vendita andasse a vuoto, è già prevista una terza call per il 26 gennaio, con ulteriore proposta al ribasso: base d’asta al 100% rispetto al valore minimo di stima e cioè 200.000 euro. Valore e Psiche.
Ma cos’ha di particolare il gesso esposto a Bassano dal punto di vista del suo valore artistico prima ancora che economico?
“Si tratta di un gesso, ma non è un modello - spiega Matteo Smolizza -. Come sappiamo, Canova realizzava i gessi come modelli per le sculture in marmo. Ma innanzitutto, diversamente dal gesso dell’Amore e Psiche stanti conservato a Possagno, su quest’opera non ci sono i chiodini di bronzo che l’artista applicava per misurare il modello di gesso e trasferirne le dimensioni nella scultura di marmo.”
“Inoltre - prosegue il referente per la vendita di “Meraviglie. Atto I” - il gesso attualmente in mostra a Bassano ha una base diversa rispetto al modello in gesso di Possagno e rispetto ai due marmi dell’Amore e Psiche stanti esposti al Louvre e all’Ermitage, nei quali le due figure si erigono sopra una roccia spezzata. Il gesso che è stato messo all’asta poggia invece su un basamento di forma ovale.”
“Si ritiene quindi - afferma Smolizza - che si tratti di un gesso immaginato dall’artista per un’accademia o per qualche collezionista e che non ha avuto un seguito. E questo, probabilmente, perché è un’opera di inizio XIX secolo quando cambia il linguaggio della scultura di Canova, attorno al 1803-1804, virando verso immagini più robuste e virili, consentanee all'emergere del potere, e del mito, di Napoleone e della nuova Europa borghese.”
Dunque, egregi lettori, fino al prossimo 26 febbraio il gesso dell’Amore e Psiche stanti di Antonio Canova potrà essere ammirato, fra tanti altri marmi e gessi provenienti da ogni dove, nella mostra allestita al Museo Civico di Bassano.
Dopodiché, a mostra terminata, se sarà restituito ai liquidatori di Veneto Banca o se sarà consegnato al nuovo proprietario che nel frattempo se lo sarà aggiudicato, lo stabilirà solo il martello del banditore.
L’opera rimarrà comunque in Italia e già questa è una buona notizia (Napoleone docet, con le opere d’arte sottratte dai francesi nelle campagne napoleoniche e riportate in parte nel suolo italico proprio da Canova).
E di certo non mancano nel nostro Paese, e anche e soprattutto nel nostro Nordest, dei “super collezionisti” - imprenditori, enti, fondazioni eccetera - in grado di cogliere il gesso al balzo per acquisire la proprietà di un’opera firmata dal genio di Possagno.
È un bell’impegno per il portafoglio ma in fin dei conti, parlando di valori assoluti di mercato, costa meno del dito mignolo di Leo Messi o di Mbappé.
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