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Veni, Vidi, Deficit
SPV: la giunta Zaia stanzia 54 milioni di euro in tre anni per coprire la differenza tra il canone annuale dovuto al concessionario e gli introiti dei pedaggi incassati dalla Regione. Il consigliere Zanoni insorge e replicano gli uffici tecnici
Pubblicato il 20 nov 2022
Visto 9.275 volte
Dunque, la notizia è questa. Giovedì scorso, 17 novembre, la giunta regionale del Veneto ha presentato alla II commissione (Politiche del territorio e Infrastrutture) del consiglio regionale il bilancio triennale di previsione 2023-2025.
All’interno del documento economico-finanziario sono inserite anche le somme che saranno corrisposte dalla Regione come quota parte delle spettanze dovute al concessionario privato della Superstrada Pedemontana Veneta: 24 milioni di euro nel 2023, 15,7 milioni nel 2024 e 14,1 milioni nel 2025. Totale: 53,8 milioni di euro in tre anni. Facciamo 54, dai, come la carta del prosciutto sulla bilancia del salumiere.
Che la Regione Veneto, che incassa i pedaggi dell’infrastruttura, debba corrispondere al concessionario un bel po’ di milioni annuali di risorse pubbliche è oggi cosa ampiamente risaputa. Lo prevede l’ormai famoso Terzo Atto Convenzionale siglato nel 2017 con la società concessionaria Superstrada Pedemontana Veneta Spa e lo ha ribadito il dirigente regionale e direttore della Struttura di Progetto di SPV ing. Elisabetta Pellegrini nell’intervista concessa il mese scorso a Bassanonet.
Un tratto della Superstrada Pedemontana Veneta (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Lo prevedeva anche il primo accordo tra Regione e concessionario del 2009: il “rischio della domanda” - e cioè di quanto flusso di traffico sarebbe stato ricevuto di Pedemontana - già all’origine era accollato all’ente pubblico e quindi alle nostre tasche.
Adesso però che le cifre pro concessionario privato compaiono per la prima volta in un bilancio regionale di previsione, le acque politiche sulla gestione dell’infrastruttura sono nuovamente agitate.
Non si è fatto attendere al riguardo un comunicato stampa del consigliere regionale del PD Andrea Zanoni, da sempre uno dei politici veneti più critici sull’iter di Pedemontana.
“Le spese messe a bilancio serviranno a pagare per i mancati introiti della superstrada - dichiara Zanoni -. La SPV si conferma una grande opera “vampiro” a livello nazionale.”
”Dopo i 300 milioni imposti da Zaia nel 2017, con conseguenti tagli soprattutto a danno della sanità veneta - aggiunge l'esponente Dem -, adesso arriva un’altra mazzata da 54 milioni di euro a causa delle previsioni sugli insufficienti introiti derivanti dai pedaggi.” “Un’infrastruttura amarissima per i veneti, cornuti e mazziati - prosegue il consigliere del Partito Democratico -. Prima sono state abrogate le esenzioni per i residenti, poi il prelievo sanguinoso della sanità ed ora questo ulteriore salasso, per coprire i buchi di una convenzione che ha portato il rischio di impresa nella casa dei veneti garantendo ugualmente un canone fisso al privato.”
”Un motivo in più - conclude Zanoni - per votare contro questo bilancio che genererà una riduzione del 14,9% delle risorse per quasi tutti i capitoli di spesa, sanità compresa.”
Fin qui l’attacco politico di Zanoni.
Domanda: ma a che cosa corrispondono esattamente i 54 milioni di euro inseriti in bilancio triennale di previsione dalla giunta regionale?
Risposta: corrispondono alla differenza in negativo tra la quota fissa già dovuta al concessionario privato - il cosiddetto “canone di disponibilità” - e la previsione degli introiti dei pedaggi che verranno incassati dalla Regione.
Mi spiego meglio entrando nel dettaglio. Per il 2023, non essendo la SPV ancora direttamente interconnessa con le altre due autostrade A4 e A27, le uscite per il canone di disponibilità sono indicate il 187 milioni di euro mentre le entrate dai pedaggi sono calcolate in 158 milioni. Prendendo il nostro mitico pallottoliere, fa una differenza di 29 milioni, poi rettificata in audizione dai tecnici regionali in 24 milioni.
A partire dal 2024 la differenza in negativo tra il canone annuale pagato alla società dei Dogliani e il “fatturato” dei pedaggi incassati dalla Regione dovrebbe diminuire.
Sarà infatti il primo anno “intero” nel quale la SPV sarà interconnessa con la A4 (l’attacco di Pedemontana con la Venezia-Milano dovrebbe essere ultimato nell’estate del 2023) e sarà anche il primo anno, con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, da cui partirà il calcolo dei 39 anni di concessione.
Per il 2024 la Regione pagherà al privato un canone di concessione di 201 milioni e si prevedono introiti da pedaggi per 182 milioni, sempre tutto Iva compresa.
Ne risulta un deficit di 19 milioni, poi ricalibrato dai tecnici regionali in 15,7 milioni.
Infine per il 2025 il canone pagato dalla Regione sarà di 210 milioni ivati a fronte di introiti ivati dai pedaggi di 193 milioni. La differenza di 17 milioni è stata quindi ridefinita in 14,1 milioni.
Riassumendo in parole povere: c’è una quota di partecipazione pubblica (canone di disponibilità) che la Regione deve corrispondere ogni anno al concessionario privato, per 39 anni fino al 2062. E fintantoché gli introiti da pedaggi saranno inferiori all’ammontare del canone, la differenza dovrà essere coperta con le altre risorse del bilancio regionale.
Ecco spiegati, egregi lettori, i 53,8 milioni di euro destinati per i prossimi tre anni dalla giunta Zaia a copertura “integrativa” del canone dovuto al privato. Veni, Vidi, Deficit.
Ma torniamo adesso - perché la storia non finisce qui - alle dichiarazioni a mezzo stampa del consigliere regionale del PD Andrea Zanoni.
Riguardo a un attacco di natura politica, dovrebbe essere la politica a replicare.
E invece ancora una volta, come già più volte accaduto in tema di SPV, la replica dell'amministrazione regionale è stata affidata ad un comunicato degli uffici tecnici della Regione Veneto, che pubblichiamo di seguito.
Buona lettura finale e buon “rump-up” (e poi capirete perché) a tutti:
COMUNICATO
PEDEMONTANA VENETA. NOTA DEGLI UFFICI TECNICI REGIONE VENETO SU DICHIARAZIONI CONSIGLIERI REGIONALI DEGLI ULTIMI GIORNI
In relazione alle dichiarazioni di alcuni consiglieri regionali apparse sulla stampa locale negli ultimi giorni rispetto ai costi di realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta, gli uffici tecnici della Regione del Veneto evidenziano quanto segue:
“Stupisce che gli argomenti ancora oggi utilizzati da alcuni consiglieri regionali per parlare della Pedemontana Veneta - infrastruttura che, pur non essendo stata ancora completamente ultimata e posta in esercizio, ha ampliato le opportunità di una delle parti economicamente più dinamiche del territorio veneto - siano ancora i costi per la Regione del funzionamento dell’infrastruttura, che già erano stati previsti, commentati e resi ampiamente noti nel 2017, al momento dell’approvazione della rimodulazione della concessione con il concessionario.
Per chiarezza e trasparenza, riassumiamo esattamente quanto avvenuto.
La Regione è intervenuta al termine della gestione commissariale dell’opera per cercare di portare a termine la nuova strada, fortemente voluta dal territorio, che all’epoca era stata realizzata per il 25%. Nelle trattative la Regione ha ottenuto la riduzione dei ricavi del concessionario nei 39 anni di oltre 10 miliardi di euro e nel contempo ha concesso un contributo aggiuntivo di 300 milioni di euro per rendere l’opera bancabile.
I ricavi da pedaggio vengono incassati dalla Regione e si paga un canone di disponibilità al concessionario. A regime le stime confermano che le entrate dei pedaggi parificheranno il costo del canone e nei 39 anni della durata della concessione il saldo sarà positivo.
Al momento dell’approvazione in Consiglio regionale nel 2017 era stato ampiamente argomentato a tutti i consiglieri che tuttavia i primi 10 anni sarebbero stati in perdita per il normale e prevedibile avvio dell’utilizzo dell’infrastruttura, così detto rump-up, consegnando proprio la tabella della professoressa della Bocconi, Veronica Vecchi, che oggi è tornata alla ribalta.
Quindi nella proposta di bilancio regionale è prevista unicamente la perdita, non preventivabile allora, derivante dalla mancata ultimazione dell’attacco di Pedemontana alla A4 a Montecchio Maggiore, lavori condotti dalla società Brescia-Padova fortemente in ritardo. Da sottolineare che gli stessi erano iniziati molto prima di Pedemontana Veneta.
Va ricordato che la Regione ha perseguito ogni via possibile al fine di completare le opere in tempi compatibili con l’apertura di Pedemontana, anche proponendosi come realizzatore diretto. Purtroppo non è stata accolta la proposta con conseguente perdita annua di flussi di traffico e relative entrate, stimata in circa il 13%.
Per il 2023 la società Brescia-Padova ha comunicato che sta lavorando per concludere il tutto entro luglio del prossimo anno.
Le condizioni erano pertanto tutte pubblicamente note. Non si può far finta di ignorarle rispetto all’interesse, nel 2017, di mandare avanti l’opera (opera che, diversamente, avrebbe rischiato di essere bloccata con un enorme danno ambientale), e poi strumentalmente porre l’accento sul tema quando oramai Pedemontana è ultimata”.
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