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Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
Dire Straits Over Gold: il Remondini si alza in piedi
Oltre il tributo, una vera orchestra rock guidata da Luca Friso incanta il pubblico con un’interpretazione magistrale che trasforma la nostalgia in pura energia presente
Pubblicato il 22 feb 2026
Visto 5.843 volte
Atmosfera delle grandi occasioni ieri al Teatro Remondini per il concerto dei Dire Straits Over Gold.
La formazione ha riportato in scena il leggendario repertorio di Mark Knopfler con una performance solida capace di catturare il pubblico dal primo all'ultimo accordo.
Fin dalle battute iniziali è emersa la qualità di un progetto che unisce rigore tecnico e passione: un suono compatto, curato in ogni dettaglio fino a sfiorare la perfezione.
I Dire Straits Over Gold al Teatro Remondini.
La band si è confermata un ensemble di altissimo livello, composto da musicisti con curricula di respiro internazionale che sanno muoversi con naturalezza tra rock e virtuosismo.
A guidare il gruppo è Luca Friso, chitarrista e figura di riferimento nel panorama della chitarra elettrica italiana, che ha condotto la serata in maniera impeccabile, alternando una ritmica granitica a incredibili assoli che hanno lasciato il pubblico in sala totalmente rapito. Accanto a lui, la sezione chitarristica ha trovato in Carlo Stocchi un altro grande protagonista: un musicista che ha mostrato una padronanza totale dello strumento, rivelandosi fondamentale sia nel dare corpo e solidità alla chitarra d'accompagnamento, sia nel brillare con precisione e anima nelle parti soliste.
Il "motore" ritmico è apparso potente e senza sbavature grazie al basso di Francesco Piovan e alla batteria Alessandro Piovan, capaci di sostenere le architetture sonore più complesse e di dare sostegno e precisione ad ogni brano. A rifinire il colore orchestrale della band sono state la sensibilità armonica di Giulio Farigliosi alle tastiere e l’eclettismo di Jacopo Borin, talento polistrumentista capace di passare con estrema eleganza dai sintetizzatori al sassofono.
Tra i passaggi più emozionanti, l’intramontabile Sultans of Swing ha scatenato lunghi applausi dopo un assolo magistrale, mentre la trascinante Walk of Life ha fatto intonare il ritornello dai presenti.
Di segno opposto, ma altrettanto potente, la resa di Brothers in Arms, interpretata con una profondità emotiva che ha toccato le corde dell’anima.
Il finale con Money for Nothing è stato un crescendo travolgente: tutto il Remondini si è alzato in piedi tra applausi, cori e un entusiasmo incontenibile.
Dietro questo trionfo si cela un lavoro di ricerca che dura da oltre vent'anni.
Come spiega Luca Friso, l'essenza del progetto sta nel superare il concetto di "tributo" per abbracciare quello di "orchestra rock": «Affrontiamo questo repertorio con lo stesso approccio di un ensemble classico davanti a una grande partitura. Rispetto assoluto per la scrittura, ma anche libertà espressiva. Non mettiamo costumi, non imitiamo gesti: interpretiamo la musica».
Durante l'intervista, Friso ha sottolineato come la maturità della band sia frutto di un'identità costruita nel tempo: «Non cerchiamo l’effetto spettacolare, ma la sostanza musicale. Il tributo è imitazione, l’interpretazione è musica. Noi non cerchiamo di “essere” i Dire Straits, ma di suonarne il linguaggio aggiungendo la nostra personalità. Non suoniamo per ricordare, ma per continuare: la nostalgia appartiene a chi guarda indietro, noi guardiamo al presente con le loro note tra le mani».
Queste parole hanno trovato piena conferma sul palco del Remondini, specialmente nell'esecuzione di suite monumentali come Telegraph Road, descritta da Friso come "un brano che non puoi recitare, devi viverlo".
Quando un’intera sala canta all'unisono e si emoziona, è la prova definitiva che questa musica non è solo memoria, ma un’eredità vibrante che, grazie a interpreti di questo calibro, continua a splendere.
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