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A Cassola, vicino all'Iper Tosano, sorgerà un nuovo centro commerciale di 3.700 mq di superficie di vendita. La senatrice Guidolin (M5S) alla Regione: “Interrompiamo questa cementificazione senza sosta”

Pubblicato il 23 feb 2021
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La pandemia continua a romperci l'anima, le sue conseguenze si faranno sentire ancora a lungo e l'economia è quella che è. In più, le tendenze demografiche (relativamente alla cosiddetta “popolazione dei consumatori”) non sono certamente in rialzo. Ma intanto i grandi investimenti commerciali sembrano non voler mollare l'osso.
Ne è la prova il nuovo centro commerciale che sarà edificato a Cassola, su autorizzazione della Regione Veneto, in quella che in linguaggio tecnico-burocratico viene chiamata “Lottizzazione San Francesco”. Il progetto interessa infatti la zona di via San Francesco nella frazione di San Giuseppe ed è contiguo ad ovest al parco commerciale che si sviluppa lungo la tangenziale ovvero SR 47, meglio noto come “area Tosano”, dove già insistono diverse strutture medio-grandi di vendita. “Lo spazio che sarà interessato dalla realizzazione del nuovo centro commerciale - si legge nella relazione di progetto redatta dai committenti Arbe Immobiliare Srl, Artuso Giuseppe Srl e Axo Srl - si colloca in continuità con la realtà commerciale già esistente lungo la SR 47.” In altre parole, come afferma sempre la relazione, il lotto d'intervento è “già incluso nell'area del parco commerciale” e “completa l'intervento programmato”.
Il fabbricato in progetto sviluppa una superficie coperta pari a circa 4.300 mq, per un'altezza di circa 8 m, dove saranno ricavati 3.700 mq di superficie di vendita.

Un rendering del futuro centro commerciale visto lungo via San Francesco da sud (dalla relazione tecnica di progetto, pubblicata nel sito provincia.vicenza.it)

La proposta d'intervento interessa una superficie complessiva di 13.400 mq, attualmente utilizzati in parte a fini agricoli e in parte in disuso. L’edificio sarà di un unico piano e vi si prevede la collocazione di 3 attività di vendita non alimentari inserite in un'unica struttura, con accesso principale sul fronte est e con i locali ad uso servizi sul fronte ovest.
Come tutti gli interventi di questo tipo sono previste anche le aree di servizio e le “opere compensative”. Tra queste: due accessi per i veicoli a nord e a sud, parcheggi su tre lati del fabbricato, completamento dei percorsi pedonali, messa a dimora di essenze arboree, manutenzione dell'area verde non di pertinenza che separerà il centro commerciale dalle abitazioni limitrofe, realizzazione di percorsi ciclopedonali a margine della struttura.

Fin qui, in estrema sintesi, l'identikit del nuovo insediamento in quel di San Giuseppe di Cassola. E come accade ancora e sempre per gli interventi di questo tipo, non mancano le stime sulla “capacità di richiamo” del futuro centro commerciale nei confronti della popolazione dei potenziali acquirenti. Secondo la relazione di progetto, nel capitolo dedicato ai trasporti e alla viabilità, “le prime stime condotte relativamente agli incrementi di mezzi ipotizzano dai 400 ai 500 veicoli in più durante le ore di punta del venerdì e sabato, in riferimento ai 3.700 mq di superficie commerciale prevista”. “È interesse del proponente stesso - sottolinea pertanto il documento - assicurare una buona dotazione di spazi di sosta e una viabilità funzionale affinché l'intervento risulti competitivo.”
Si tratta di previsioni ottimistiche anche dal punto di vista dell'impatto sulla viabilità della zona, già congestionata nei giorni e negli orari di punta dell'afflusso nel parco commerciale. “Come visto - sostengono i proponenti - la rete locale è già interessata da flussi anche consistenti, gli incrementi previsti non hanno un peso tale da comportare effetti di evidente riduzione del livello di servizio delle singole tratte stradali, e quindi della funzionalità complessiva della rete.”
La notizia della nuova grande struttura di vendita in arrivo nel nostro territorio sta conquistando spazio nelle cronache di queste ore, ma l'intervento in realtà non nasce oggi. È del 2017, infatti, la delibera della giunta comunale di Cassola che ha approvato il PUA (Piano Urbanistico Attuativo) di cui la proposta progettuale del centro commerciale “dà attuazione”. “Tale strumento urbanistico - informa sempre la relazione di progetto -, rispetto ad una prima proposta progettuale presentata all'amministrazione comunale nel 2012, è stato quindi rivisto e aggiornato sulla base di approfondimenti necessari per conciliare le volontà dell'amministrazione comunale con le necessità del proponente.”

Dunque: il privato propone e la Regione, in ultima battuta, dispone.
Ed è di oggi un comunicato stampa pervenuto in redazione, a firma della senatrice del Movimento 5 Stelle - anzi, pardon: portavoce del M5S al Senato - Barbara Guidolin, che in merito alla notizia del nuovo centro commerciale che sorgerà ad ovest dell'Iper Tosano a Cassola, in un'area già fortemente urbanizzata, dichiara: “Interrompiamo questa cementificazione senza sosta.” “Nessun segnale di inversione di tendenza per questa Regione che, secondo il rapporto di Ispra e del Snpa, detiene la maglia nera tra le regioni d'Italia per consumo di suolo - è la richiesta della senatrice rosatese alla Regione Veneto -. La cementificazione senza sosta va stoppata, in coerenza con l'obiettivo comunitario europeo di azzerarla entro il 2050.” Poi, in quanto a citazioni di riferimento, il comunicato della Guidolin sale più in alto: “L'indirizzo politico dev'essere orientato alla valorizzazione dei borghi, a mantenere la vivacità del commercio cittadino e, ovviamente, a preservare il verde urbano. Come recentemente ricordato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, nelle dichiarazioni programmatiche al Senato, citando le parole di Papa Francesco, 'le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento'.” “Serve un vero cambio di passo - conclude la parlamentare -, è dovere di tutta la politica, Regione Veneto inclusa, comprendere che la terra è più importante del cemento, traducendo in leggi le necessità dei territori, che non sono certo quelle di avere l'ennesimo centro commerciale.”
Non c'è che dire: una presa di posizione in più nel dibattito sul dilagare delle grandi strutture di vendita rispetto ai problemi di sussistenza del commercio di vicinato.
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