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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
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In vigore i rinnovati divieti sul Ponte di Bassano, con tanto di cartelli bilingue ai due ingressi. Eppure…

Pubblicato il 16-09-2021
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Venghino siori venghino sul Ponte dei Divieti. È la novità fresca fresca ben visibile - anzi, anche fin troppo - ai due ingressi del Ponte di Bassano, sia sulla sponda sinistra che su quella di Angarano.
Si tratta di un cartello bilingue, in italiano e in inglese, fatto collocare dall’amministrazione comunale, con l’avviso che il Ponte è “area pedonale” e con le indicazioni e la segnaletica di ciò che non è consentito fare sul Monumento Nazionale. Numero uno: giù dalle biciclette e dai monopattini. Sia le une che gli altri devono essere accompagnati a mano. Numero due: è vietato appoggiare oggetti alle balaustre. Numero tre e numero quattro: è vietato fumare ed è vietato mendicare (anche se nel cartello è scritto, con involontariamente comica ambiguità: “è vietato fumare e mendicare”). Prescrizioni che invitano ad opportuni comportamenti di rispetto nei confronti dello storico manufatto appena restaurato, di decoro per ciò che il Ponte rappresenta e di prudenza e sicurezza per chi vi transita.
Sembrano cose ovvie, ma la necessità di fissarle per iscritto su questi due nuovi pugni nell’occhio - del quale quello sulla sponda di Bassano, con fioriera annessa, “toglie” parte della visuale del classico ingresso da cartolina - avrà il suo perché.

Foto Alessandro Tich

Eppure i divieti segnalati con tale evidenza ai due ingressi del Ponte non sembrano ancora, per così dire, “assimilati” dalla totalità dei passanti. Neanche a farlo apposta, infatti, pochi secondi dopo aver scattato la foto del cartello sul lato Bassano che vedete pubblicata sopra, mi passa davanti un signore appena uscito dal Ponte col suo bel monopattino elettrico, persino col figlioletto a bordo. E proprio per il fatto di avere appena fotografato il cartello che impone tra le altre cose di scendere dagli “e-scooters” e di accompagnarli gentilmente a mano, mi sento un po’ mono anch’io.
Segue subito dopo il momento “neanche a farlo apposta 2, la vendetta”.
Perché proprio mentre transito per la prima volta sul nuovo Ponte dei Divieti, una troupe con operatori e fotografi sta realizzando un video, scattando anche delle foto, con due ciclisti.
Roba seria. Non so chi siano: magari si tratta di qualche campione delle due ruote e non me ne sto accorgendo. Fatto sta che i ciclisti, per esigenze di ripresa, pedalano senza problemi avanti e indietro sul Ponte. Alla faccia dei cartelli sull’“area pedonale” e sulle “bici a mano”.
E il bello è - come testimoniato dalla foto pubblicata sotto - che il cameraman, per riprenderli in movimento, li segue con la videocamera muovendosi su uno skateboard. Strepitoso.
Ma è anche vero che lo skateboard non è contemplato tra i mezzi di locomozione vietati: in questo caso, dunque, nulla da eccepire. Mi colpisce comunque la concomitanza di “trasgressioni” di cui sono stato testimone nel giro di un paio di minuti.
Questa cosa mi fa sentire un po’ assessore Mazzocco e quindi nel pomeriggio compio un nuovo sopralluogo sul Viet-pont per controllare la situazione.
Noto che nel lasso di tempo dedicato al mio personale accertamento i ciclisti transitano sul monumento con la bicicletta accompagnata a mano. Bene, bravi.
Fino a che - ahi, ahi, ahi! - i miei occhi investigativi colgono in fallo una coppia che in santa pace si sta godendo il panorama, pur piovoso, con due classici bicchieri di Nardini. Lei “regolare”, lui invece con sigaretta accesa e bicchiere appoggiato sulla balaustra. Caspita, ai sensi dei nuovi cartelli è una doppia infrazione. Se fossi un agente della Polizia locale, dovrei fargli una contravvenzione per “eccesso di nicotina su Monumento Nazionale e appoggio di bicchiere su bancone non autorizzato”.
Poco prima invece un altro avventore di Nardini, appoggiato alla balaustra, stava fumando tranquillamente una sigaretta elettronica. Onde per cui la domanda sorge spontanea: il divieto di fumo è generalizzato oppure lo svapo è derogabile?
Chissà chi lo sa. Non c’è che dire: il Ponte è bello perché è vario.

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