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Dimenticatevi il modo di dire: “maggioranza bulgara”. Da oggi infatti si dice: “maggioranza Zaia”. Ormai si è già scritto e si è già detto di tutto sul trionfo oltre le già abbondanti previsioni di Luca Zaia alle elezioni regionali del Veneto. La sua coalizione di centrodestra ha ottenuto complessivamente il 77% dei consensi degli elettori. Un record. E soprattutto un'impennata clamorosa rispetto all'esito elettorale di cinque anni fa, quando Zaia venne riconfermato presidente del Veneto con il 52% di risultato di coalizione.
Il dato principale che emerge tuttavia dal voto 2020 è la forza trainante esercitata dalla lista Zaia Presidente, che da sola ha ottenuto il 44,6% dei consensi dell'elettorato veneto, conquistando 24 seggi su 41 seggi totali di maggioranza. Sul carro dei vincitori sale ovviamente anche la Lega (anzi, per la precisione: la Lega Salvini), ma nei posti del bagagliaio: i voti complessivi per quello che una volta si chiamava Carroccio si sono infatti fermati al 16,9%. Come dire: Zaia batte Lega per quasi 3 a 1. O se preferite: Zaia batte Salvini per quasi 3 a 1. La qual cosa, per gli attuali equilibri interni del partito e non solo nel Veneto, non è un riscontro da poco. La stessa Lega, in termini di careghe da conquistare, temeva il risultato elettorale degli alleati di coalizione di Fratelli d'Italia.
E ha temuto a ragione: il partito della Meloni è stato votato dal 9,6% degli elettori.
Fonte immagine: ilriformista.it
Ma su tutto e su tutti emerge il dato politico di Zaia Presidente pigliatutto, la lista che per buona parte delle lunghe ore dello spoglio delle schede aveva anche superato la soglia del 50% dei voti complessivi. Ci sarà tempo e modo, a bocce ferme, di analizzare le ragioni un trionfo così eclatante, incentrato sul voto ad personam per mister Zaia Santo Subito, che durante la recente emerenza Covid ha vissuto il suo incommensurabile picco di popolarità.
A ciò ha contribuito anche la pochezza dei suoi tanti concorrenti (8 in tutto) alla presidenza del Veneto, impegnati in parte a scimmiottare l'istanza dell'autonomia per tentare di strappare qualche voto agli abitanti dello Zaiastan, a cui si è aggiunta l'indisponibilità ad essere fisicamente della partita in campagna elettorale, causa proprio il Covid, del candidato presidente del centrosinistra Arturo Lorenzoni, la cui coalizione non è andata oltre il 16,4%.
Ma queste sono tutte circostanze secondarie. Il trionfo di Zaia era scritto nelle stelle, con buona pace dei Cinque Stelle che col loro misero 2,7% non hanno conquistato neanche un seggio in Regione.
Bassano for Zaia
L'esito del voto regionale veicola anche un importante dato politico per la nostra città di Bassano del Grappa. Bassano oggi si risveglia sempre più a centrodestra e gli elettori bassanesi della coalizione per Zaia possono brindare con bottiglie di Prosecco, meglio se delle Colline del Prosecco di Conegliano, diventate Patrimonio UNESCO sempre con l'appoggio incondizionato di Zaia Santo Subito. Rispetto al risultato di coalizione delle elezioni comunali di oltre un anno fa (61,40%) il centrodestra oggi veleggia a Bassano sulla cresta dell'onda del 71,93% dei consensi. Quello che tuttavia cambia (già: #Si Cambia) è il dato degli equilibri interni delle forze in campo. Anche a Bassano del Grappa la vittoria del centrodestra è stata trascinata dalla forza dirompente della lista Zaia Presidente, che ha ottenuto nientemeno che il 35,36% dei consensi. Da notare che l'elettore bassanese medio ha tracciato la sua crocetta sul simbolo di lista “Zaia” e basta, senza sforzarsi di esprimere una preferenza per un candidato consigliere. Prova ne sia il fatto che il candidato più votato della lista Zaia a Bassano, e cioè Roberto Ciambetti, ha ottenuto solamente 281 preferenze, a fronte dei 6402 voti di lista.
Un altro riscontro importante è la crescita di Fratelli d'Italia, che si attesta oggi in città all'11,07%. E tra l'incudine di una forza politica egemonica e il martello di un'altra che ha aumentato notevolmente i consensi, qualcun altro ne ha fatto le spese. E si tratta della Lega Salvini, che al voto regionale 2020 si ferma a Bassano al 19,74%.
I leghisti in riva al Brenta potranno ovviamente rivoltare la frittata esultando per il risultato di coalizione e per l'elezione simil-bulgara del “loro” governatore. Ma non possono chiudere gli occhi sul fatto che appena un anno fa, alle elezioni comunali, avevano conquistato il 29,41% dei voti di lista mentre oggi si ritrovano a ben 10 punti di calo percentuale rispetto al gradimento dell'elettorato bassanese. Ovvero, per dirla con altre parole: il centrodestra che a Bassano sale del 10% rispetto alle comunali, si ritrova con la Lega che scende del 10% rispetto alle comunali medesime. È vero: alle comunali non c'era la lista Zaia perché non aveva ragione di esserci, ma ciò non basta a giustificare una caduta di consensi del genere nell'era dell'amministrazione Pavan.
I preferiti dai bassanesi
Chi ha guardato con estrema attenzione al risultato del voto regionale nei 41 seggi elettorali di Bassano del Grappa è stato il consigliere regionale uscente Nicola Finco, in corsa con la Lega, sponsor politico della candidatura a sindaco di Elena Pavan. Proprio per il fatto che il suo nome a Bassano è indissolubilmente legato con quello del sindaco, i timori pre-elettorali sul candidato erano quelli di un possibile rischio di perdita di consensi in città proprio per gli scarsi risultati dimostrati fino ad oggi dall'amministrazione bassanese a traino leghista.
Alle regionali 2020 Finco ha ottenuto a Bassano 1410 preferenze. Circa 200 preferenze in meno di quelle raccolte a Bassano cinque anni fa, quando si candidò con la lista Zaia.
Si tratta comunque di un calo accettabile, o se vogliamo “fisiologico”, che ne fa comunque il candidato della Lega più votato a Bassano del Grappa, davanti all'eterna Manuela Lanzarin, seconda sul podio con 1135 voti. Nella lista di Fratelli d'Italia, sia a livello bassanese che regionale, non c'è stata invece gara: la ancora più eterna Elena Donazzan si è imposta su tutti in città con 934 preferenze. La Donazzan è riuscita a portarsi dietro sulla sua scia anche il da noi semi sconosciuto Silvio Giovine, assessore comunale a Vicenza, che correva “in abbinata” con lei e che ha raccolto a Bassano 459 voti, molti di più delle 180 e 139 preferenze avute in città rispettivamente dai due candidati di FdI Silvia Pasinato, che ha corso per conto suo, e il “berlatiano” Vincenzo Forte.
Sul fronte del centrosinistra, la star dei consensi bassanesi è stata l'ex sindaco di Nove Chiara Luisetto, il cui nome in città è stato tracciato sulle schede 1167 volte. L'ultimo dato politico locale degno di nota è il quinto posto nella classifica cittadina dei consensi di lista di Europa Verde, molto lontana dai vertici, ma comunque assestata a Bassano al 5,5%. Il suo candidato Renzo Masolo, in particolare, ha ottenuto 577 preferenze a livello bassanese e 1317 a livello provinciale, dietro solo agli oltre 2500 voti della consigliera regionale uscente Cristina Guarda.
Per quanto riguarda i riscontri bassanesi delle altre singole liste in corsa nella tenzione elettorale, è meglio lasciar stare. Quattro di queste (Forza Italia, che pure fa parte della caolizione vincitrice, compresa) sono sotto la soglia del 3%. Tutte le altre, per stare anche larghi, sotto il 2%. A proposito: e i soliti Cinque Stelle? A Bassano devono ribattezzarsi Due Stelle, avendo raggranellato appena il 2,24% dei consensi.
Il resto del mondo
Ampliamo nuovamente i nostri orizzonti a livello regionale. Dunque: Zaia & Friends trionfatori con il 77%, di cui il 44,6% portato in cascina dalla sola lista Zaia Presidente. Centrosinistra per Lorenzoni al 16,4%. Poi c'è il resto del mondo, quello che non entrerà in consiglio regionale. Sono tutti giù in basso: dal Movimento 5 Stelle con il suo 2,7% a tutti i rimanenti altri, indistintamente fermi alle famose percentuali da prefisso telefonico, e cioè 0 virgola.
Che Renzi non sia attualmente il più amato dagli italiani, come la famosa cucina, è cosa risaputa. Ma lo 0,6% rimediato dalla candidata presidente renziana Daniela Sbrollini, nonostante i suoi “quasi 10.000 chilometri percorsi in due mesi di campagna elettorale”, è un dato che parla da solo. Salta poi all'occhio - anche perché non è la prima volta che accade - il consenso scarso se non tendente allo zero a livello regionale di tutte le liste dichiaratamente autonomiste, oppure venetiste, oppure ispirate al mix autonomista-opportunista: come Lista Veneta Autonomia, nella coalizione Zaia (2,4%); Sanca Autonomia, nella coalizione Lorenzoni (0,1%) e come le “alternative” Partito dei Veneti (1%) oppure Veneto per le Autonomie (0,6%). La stessa lista Italia Viva-PRI-PSI-Civica per il Veneto che candidava alla presidenza la Sbrollini aveva come motto “Autonomi, Coraggiosi, Veneti!” e persino Forza Italia, nella coalizione zaiana, si è ribattezzata Forza Italia-Autonomia per il Veneto, non andando però oltre il 3,6% dei consensi in Regione.
Insomma: abbiamo avuto un'overdose di autonomismo di facciata che ha avuto come unico risultato quello di smorzare il ruggito del Leon. Eppure l'autonomia, a giudicare da quanti l'avevano votata nel referendum di tre anni fa, è un tema molto sentito tra i veneti.
Ma anche in questo caso il flop elettorale delle liste autonomiste è il segno inequivocabile dello strapotere di Zaia: è lui infatti il solo e unico depositario, agli occhi del suo esorbitante bacino elettorale, della battaglia per trattare con il governo l'atteso riconoscimento dell'autonomia del Veneto, per tutte le 23 materie richieste, e finalmente “portarla a casa”. Del fatto che Zaia non sia riuscito a portarla a casa quando al governo c'era il suo amico (si fa per dire) Salvini e con lui la Lega, non se lo ricorda più nessuno. Ma in un Paese di memoria corta come il nostro, è inutile persino ricordarlo.
Per concludere
Dunque Luca Zaia è un uomo solo al comando. Può fare e disfare del Veneto quello che vuole. Potrà distribuire grosse fette di potere in giunta ai componenti eletti della lista che porta il suo nome; dovrà in qualche modo accontentare anche gli alleati che hanno portato molta meno acqua al suo mulino; potrà governare la sua Regione con una forza che non ha nessun altro e noi giornalisti continueremo a corrergli dietro, come nei dieci anni passati, cercando l'illuminazione delle sue dichiarazioni ai microfoni. Sono questi i primi pensieri che mi vengono in mente, in autonomia.
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