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Stile non ostile
A proposito dell'adesione del Comune di Bassano del Grappa al Manifesto della Comunicazione Non Ostile
Pubblicato il 21 giu 2020
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Nel consiglio comunale di Bassano del Grappa dello scorso 28 maggio, fra diversi altri argomenti, è passata all'unanimità una delibera riguardante una cosa buona e giusta.
Anche se è passata, per così dire, sottotraccia nel senso che la cosa non ha più di tanto inciso sulle reazioni “del giorno dopo” della città.
L'amministrazione bassanese, col voto compatto di maggioranza e opposizione, ha infatti aderito al Manifesto della Comunicazione Non Ostile: il “progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole” promosso a livello nazionale dall'associazione Parole_Ostili con “l'ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete”.
Foto Alessandro Tich
È ormai da quattro anni che l'iniziativa ha preso piede nel nostro Paese. Vi hanno aderito nomi importanti della cultura, delle professioni, dello sport e della politica e, sul fronte degli enti locali, centinaia di Comuni, per un numero di amministrazioni pubbliche in costante crescita. Tra i Comuni che si oppongono alle parole ostili, anche grandi città come Milano, Torino, Bari e Palermo. A ciò ha contribuito anche la lettera inviata alla fine dell'anno scorso dal presidente nazionale dell'ANCI Antonio De Caro, sindaco di Bari, che ha chiesto agli 8000 sindaci italiani di aderire al Manifesto.
Nella nostra provincia hanno già aderito al Manifesto i Comuni di Marano Vicentino, governato da una civica di orientamento a centrosinistra; di Sarego, amministrato dai 5 Stelle; di Cassola, retto da una giunta civica moderata verso centrosinistra con partecipazioni leghiste; di Thiene, amministrato da civiche con partecipazione del PD e ancora di Monteviale e di Zanè.
Si aggiunge adesso Bassano, governato da Lega e centrodestra, ed è il segno che un argomento del genere va oltre gli steccati degli schieramenti politici.
A Marano Vicentino l'adesione al Manifesto è stato il risultato, condiviso a priori con la cittadinanza, del “Patto Educativo Territoriale”: un progetto che ha coinvolto tutte le realtà associative locali per la crescita socio educativa della comunità.
E sempre a Marano l'amministrazione del giovane sindaco Marco Guzzonato ha persino fatto affiggere la scritta sotto i cartelli di ingresso del paese “Comune libero dalla violenza verbale”. Esattamente come una volta si scriveva “Comune denuclearizzato”. Anche perché idealmente, e purtroppo molto spesso, tra parole e bombe non c'è alcuna differenza.
Ma cos'è, in sostanza, il Manifesto della Comunicazione Non Ostile? È una carta che elenca dieci princìpi utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete.
Giova ricordarli, perché andrebbero stampati nella mente ogni mattina che ci svegliamo.
1: “Virtuale è reale” (Dico e scrivo in Rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona).
2: “Si è ciò che si comunica” (Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano). 3: “Le parole danno forma al pensiero”(Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso). 4: “Prima di parlare bisogna ascoltare” (Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura). 5: “Le parole sono un ponte” (Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri).
6: “Le parole hanno conseguenze” (So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi). 7: “Condividere è una responsabilità” (Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi). 8: “Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare” (Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare).
9: “Gli insulti non sono argomenti” (Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi). 10: “Anche il silenzio comunica” (Quando la scelta migliore è tacere, taccio).
Dieci regole che fanno capire quanto in realtà sia più vicino ad un raglio il ruggito di molti leoni da tastiera.
Cosa significa invece per un Comune aderire al Manifesto della Comunicazione Non Ostile? Significa accettare il principio per cui nella gestione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione esiste uno strumento “per aiutare concretamente a definire poche e semplici regole che consentano di instaurare un dialogo “non ostile”, primo vero presupposto per la partecipazione civica”. La delibera approvata dal consiglio comunale impegna pertanto l'amministrazione “a darne attuazione in tutte le attività e in tutti i canali di comunicazione, non solo online ma anche off line, e a divulgarne il contenuto tra i cittadini, le altre istituzioni e la società civile, consapevole della necessità di riportare ad un uso corretto del significato delle parole per lo sviluppo della società civile”.
Belle parole. Davvero. Ma a Bassano metterle in pratica sarà una vera impresa.
Nella nostra città, infatti, non solo non disponiamo di un “Patto Educativo” o di un progetto similare che abbia preparato il terreno al cambiamento dei comportamenti sul web, ma da alcuni anni vige anche una radicata tradizione di astio social, generato prevalentemente dalla partigianeria se non anche dalla faziosità politica, dove l'ostilità viene usata di frequente come Cavallo di Troll per orientare in un certo modo le discussioni su Facebook.
Per cui - e sono sincero - plaudo all'intenzione dell'amministrazione di Bassano del Grappa di sensibilizzare gli utenti della Rete contro la violenza delle parole, ma realisticamente aggiungo: tanti auguri.
Gli ultimi miei appunti riguardano la “libera interpretazione” della comunicazione non ostile da parte delle stanze dei bottoni di via Matteotti.
Proprio nei giorni seguenti all'approvazione unanime della delibera in consiglio comunale, è scoppiata una delle tante polemiche che rientrano nella dialettica del confronto tra amministrazione governante e opposizione. In risposta a un comunicato stampa del consigliere e capogruppo di minoranza Angelo Vernillo, che aveva elencato quelle che a suo dire sono le pecche e le mancanze di leadership territoriale dell'amministrazione Pavan tali da far allontanare sempre di più la prospettiva della “Grande Bassano”, il capogruppo consiliare della Lega Roberto Gerin aveva a sua volta trasmesso un comunicato di replica nel quale il testo iniziava così: “Dopo le pagelle “da primi della classe” della settimana scorsa arrivano le sentenze da parte del consigliere Angelo Vernillo; per fortuna che nell’ultimo consiglio comunale è stato approvato “Il manifesto della comunicazione non ostile” e nel quale anche tra i banchi dell’opposizione veniva auspicato un maggior confronto e dialogo tra amministrazione comunale e forze di minoranza.”
Ricordo a Gerin che la comunicazione non ostile riguarda il comportamento verbale di chi si mette alla tastiera per affidare il suo pensiero alla Rete e non il diritto-dovere delle minoranze consiliari di controllare e, se del caso, contestare l'operato di sindaco e giunta, al quale - visto che ci siamo - si aggiunge anche il contributo di controllo e di critica sull'azione amministrativa, fondato sui fatti e non sulle posizioni di parte, del libero giornalismo.
Il modo più sbagliato di aderire al Manifesto della Comunicazione Non Ostile sarebbe quello di voler mettere il silenziatore agli attacchi del confronto democratico e alle critiche osservazioni dal fronte mediatico. E lo dico, ovviamente, con stile non ostile.
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