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Il primo Dürer non si scorda mai

Alla recente mostra a Palazzo Sturm “esposto per la prima volta in modo integrale il tesoro grafico di Albrecht Dürer, patrimonio delle raccolte museali bassanesi”. Ma era una fake news

Pubblicato il 06 giu 2020
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Ma guarda un po'. Tra pochi giorni (sabato 20 giugno) si inaugura a Palazzo Sturm la mostra “Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo” e io oggi scrivo invece della mostra precedente, quella di “Albrecht Dürer - La collezione completa dei Remondini”, allestita a cavallo tra due amministrazioni comunali dal 20 aprile 2019 al 19 gennaio 2020.
Già, perché questa è troppo forte per non essere raccontata. La caratteristica portante della mostra düreriana, curata da Chiara Casarin in collaborazione con Roberto Dalle Nogare, è stata quella di avere esposto “per la prima volta, in modo integrale, il tesoro grafico di Albrecht Dürer (1471-1528), patrimonio delle raccolte museali bassanesi”.
Così recitava il comunicato stampa diffuso dai Musei Civici di Bassano del Grappa in occasione dell'apertura di quell'evento espositivo. Le 214 opere di Dürer (xilografie e calcografie) collezionate dai Remondini, esposte per la prima volta assoluta tutte assieme.

La copertina del piccolo catalogo della mostra del 1990-1991

Peccato, però, che la cosa non corrisponda al vero. Fino ad oggi ero convinto anch'io che la mostra del Dürer allo Sturm fosse una “prima assoluta”, infondendole il carattere dell'eccezionalità, e di questa primogenitura ho più volte scritto nei diversi articoli che ho dedicato all'evento. Fino a che un mio affezionato lettore, nonché appassionato delle vicende della Cultura a Bassano, nonché collezionista di libri (tra cui numerose pubblicazioni bassanesi), non mi ha mostrato un interessantissimo opuscolo della sua collezione.
Si tratta del cataloghino di presentazione, edito da Grafiche Tassotti, della mostra “Albrecht Dürer incisore - Duecento incisioni dalle collezioni del Museo Civico”, allestita al Museo Civico di Bassano dal 17 novembre 1990 al 20 gennaio 1991, per l'organizzazione del Comune e del Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa e dell'associazione “Amici del Museo”, come si chiamava allora. In quell'epoca il direttore del Museo di Bassano era Paola Marini e nell'occasione venne esposto lo stesso e identico corpus di opere - 123 xilografie, e cioè incisioni su legno, e 92 calcografie, e cioè incisioni su metallo - che è stato esposto nella recente e tanto pubblicizzata mostra allo Sturm. Di quella mostra del '90-'91 si ricorda benissimo la prof.ssa Livia Alberton, Premio Cultura Città di Bassano nel 2010 assieme al compianto marito prof. Giambattista Vinco da Sesso. E ci mancherebbe: è lei infatti l'autrice del testo “Albrecht Dürer incisore”, che nell'opuscolo della mostra delinea biograficamente la figura del sommo artista rinascimentale tedesco di Norimberga. In occasione dell'apertura della mostra di 30 anni fa, in quello che allora si chiamava Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa, si svolse anche una tavola rotonda coordinata da Franco Garonna e da Paola Marini, con cinque relatori, tra cui il vescovo di Vicenza e docente universitario Pietro Nonis, sul tema “Omaggio a Dürer: il dolore morale”.
Perché questo improvviso Amarcord? Perché è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.
E per sottolineare come oggi la comunicazione istituzionale non sempre veicola informazioni esatte e complete. Il comunicato stampa sulla mostra di Albrecht Dürer a Palazzo Sturm avrebbe dovuto, per onestà intellettuale, riportare una cosa del genere: “Dopo la prima mostra del 1990 e 1991, viene nuovamente esposto in modo integrale il tesoro grafico di Albrecht Dürer, patrimonio delle raccolte museali bassanesi”.
La mostra del 2019-2020 non ne avrebbe perso in richiamo e in interesse, col valore aggiunto del doveroso omaggio a quanto fatto dai predecessori.
Insomma: il primo Dürer non si scorda mai. Ma qualcuno, evidentemente, se l'è scordato.

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