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L'Italia del futuro
Ampliamento sul lato nord con una veranda fissa a vetrata. Per la nuova gara di pubblico incanto per la concessione del locale, che sarà lanciata dal Comune in primavera, il Caffè Italia cambia i connotati
Pubblicato il 20 dic 2019
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SUV. Che è l'acronimo di Stendiamo Un Velo, ovviamente pietoso, sul recente passato dello storico Caffè Italia. Il Caffè più lungo del mondo, immobile di proprietà comunale chiuso al pubblico ormai dal lontano 10 gennaio 2013 (con l'uscita di scena dell'ultimo gestore Christian Lorenzato), è reduce dalla nota e triste vicenda della concessione aggiudicata nell'agosto 2016 alla società Dream Coffee Srl di Montichiari (Brescia), risoltasi con una pataccata senza precedenti. Il nuovo concessionario doveva spaccare il mondo e alla fine ci siamo spaccati noi a seguirne giornalisticamente vicissitudini e traversie.
Da allora uno dei posti più magici di Bassano è rimasto terra di nessuno, in estenuante attesa di riaprire i battenti con un gestore degno di tale nome. Ma si tratta di una concessione difficile: il locale è tanto prestigioso quanto ridotto nelle sue dimensioni interne, che fa del calcolo tra costi e benefici una variabile non indifferente per valutare, da parte dei potenziali aspiranti concessionari, se e quanto il gioco valga la candela.
É risaputo che il punto forte del rinomato pubblico esercizio è il plateatico esterno, potendo godere di un panorama mozzafiato, decantato a suo tempo - come da lapide sul muro - dalla grande scrittrice George Sand. Va da sé che gli incassi del Caffè Italia hanno da sempre vissuto i tempi migliori nella bella stagione, coi tavolini all'aperto, contraendosi nel buio e freddo periodo autunno-invernale. Inoltre il locale è privo di magazzino, costringendo chi ne prende la gestione a trovare ulteriori, e ulteriormente dispendiose, soluzioni logistiche alternative. Ne consegue il fatto che, nei tempi a noi più vicini, a ogni gara di pubblico incanto indetta dal Comune per il rinnovo della concessione del locale le “manifestazioni di interesse” sono state - per usare un eufemismo - assai limitate.
Un rendering del progetto di ampliamento
La stessa Dream Coffee si era aggiudicata la gara del 2016 in qualità di unico concorrente in lizza. La stessa cosa non era accaduta nella procedura di pubblico incanto precedente, vinta nel settembre 2014 dalla famiglia Miotti del Caffè Danieli, con un progetto di gestione comprensivo di servizio ristorazione e di programma di eventi sul plateatico. Ma che poi rinunciò per l'impossibilità di vedere accolto il suo progetto di ampliare il locale sul lato nord con una struttura a vetri. L'ampliamento non era infatti compreso tra gli obblighi previsti dal bando di aggiudicazione e venne respinto dal Comune per evitare che gli altri concorrenti presentassero ricorso. Da qui la rinuncia di Achille Miotti & Figli, nell'ottobre 2015, dopo una lunga pausa di riflessione: il ripensamento venne ufficialmente motivato dalla “antieconomicità degli investimenti”.
Insomma: per Bassano del Grappa e per la sua utenza anche turistica il Caffè Italia è un bel biglietto da visita ma dal punto di vista imprenditoriale è anche una brutta bestia.
Adesso però quelle porte chiuse da sette anni (accadrà il prossimo 10 gennaio) hanno sfiancato anche i più pazienti osservatori delle cose cittadine e la nuova gara di pubblico incanto per l'aggiudicazione del locale s'ha da fare. Questa volta, tuttavia, con una novità sostanziale, già annunciata lo scorso ottobre dalla giunta Pavan nella conferenza stampa di presentazione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche.
Contestualmente all'avvio della nuova procedura di concessione dello storico e panoramico esercizio pubblico, l'amministrazione comunale prevede infatti la realizzazione di quello stesso ampliamento del locale con una struttura fissa a vetrata sul lato nord che fino ad oggi è risultato essere una Mission: Impossible.
Lo scopo dell'intervento è quello di rendere più appetibile la gestione dell'Italia, ampliandone in questo modo lo spazio interno e garantendone così la redditività anche durante la stagione autunno-inverno, quando non ci sono i tavolini all'esterno.
La memoria storica mi obbliga a ricordare - e non è la prima volta che lo faccio - che anche la tanto chiacchierata ex concessionaria Dream Coffee, a fronte dei pochi metri quadri del locale interno, aveva presentato un progetto di ristrutturazione con l'aggiunta di una veranda vetrata di ampliamento sempre sul lato nord. Ma quel progetto, a detta dei nuovi aggiudicatari poi dissoltisi nel nulla, era stato abbandonato per l'asserito parere contrario della Sovrintendenza ai Beni Artistici e Architettonici.
Non si tratta, del resto, di un ampliamento da prendere alla leggera.
La “scatola di vetro” che dovrebbe aumentare la capienza interna del Caffè Italia verrebbe collocata in uno dei punti di maggiore valore paesaggistico e storico della città: a ridosso della medievale Torre delle Grazie e all'imbocco di viale dei Martiri, togliendo inoltre spazio alla terrazza panoramica di pubblico passaggio. I rendering del progetto, che pubblichiamo, ci mostrano una struttura “leggera” e di basso impatto visivo. Il problema è - in un contesto urbano così prezioso - che non è però invisibile e che si tratta comunque di un inserimento incoerente con l'armonia di questo angolo di città.
Ma queste sono impressioni e osservazioni giornalistiche, ben altri sono invece i parametri di valutazione e i criteri di autorizzazione della Sovrintendenza. L'amministrazione Pavan e in primis l'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Zonta dimostrano ottimismo al riguardo, al punto che l'ampliamento del Caffè Italia è previsto nel 2020 ed è inserito nel bilancio comunale di previsione dell'anno prossimo, per una spesa di 220.000 euro.
Tale cifra, nelle annunciate intenzioni del governo cittadino, sarà però a carico del concessionario privato che vincerà la gara di aggiudicazione.
In altre parole: il prossimo gestore dovrà provvedere ad ampliare il Caffè con la struttura a vetrata, pagando la spesa dell'intervento. Come compensazione, il Comune gli abbuonerà il canone mensile di locazione (che per l'ultimo concessionario era di 2000 euro al mese) fino al recupero della spesa effettuata. Questo è quanto dichiarato dal sindaco Pavan nella conferenza stampa di ieri sul bilancio di previsione 2020, rispondendo a una specifica domanda del vostro umile cronista. L'amministrazione comunale, dal canto suo - come da risposta dell'assessore Zonta -, curerà invece il progetto preliminare dell'intervento e seguirà la procedura di autorizzazione della Sovrintendenza. I tempi del tutto, a quanto pare, non sono lontani. Sempre secondo le affermazioni di sindaco e assessore, la nuova gara di pubblico incanto sarà lanciata in primavera. Basterà un “plateatico supplementare” interno con costi di realizzazione a carico del privato per rendere più attraente il richiamo del bando comunale? Staremo, come sempre, a vedere.
L'Italia del futuro - Sovrintendenza ai Beni Artistici e Architettonici permettendo - si allargherà così di qualche metro in direzione delle montagne, con nuove pareti di vetro.
E poi non venitemi a dire che quella del sindaco Pavan non sia un'amministrazione trasparente.
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