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Hocus Fluxus
Impresa e arte in fusione costante per un'esperienza collezionistica unica al mondo: l'incontro ravvicinato con Luigi Bonotto nell'ambito della mostra “Dif.fusione88”
Pubblicato il 27 ott 2019
Visto 4.283 volte
Hocus Fluxus. È la formula magica che ha contraddistinto, e contraddistingue tuttora, la vita di Luigi Bonotto. La vita in senso lato: quella di imprenditore di fama internazionale nel settore della manifattura tessile e quella, di altrettanta caratura mondiale, di collezionista e cultore dell'arte. Due aspetti che in Bonotto non viaggiano paralleli, perché le rette parallele non si incontrano. Nel suo caso imprenditoria e arte si incontrano e si fondono continuamente, creando il tutt'uno di un modo di essere prima ancora che di operare. Bonotto incarna anche l'essenza del “nessuno è profeta in patria”, benché l'amministrazione comunale gli abbia conferito l'anno scorso il Premio Cultura Città di Bassano. La Fondazione Bonotto è conosciuta nel mondo ed è costantemente protagonista di grandi eventi a Parigi, a Londra e in diverse altre parti delle terre emerse del pianeta.
Ed è normale incontrare Luigi in piazza a Bassano il giorno prima e vederne pubblicata la foto il giorno dopo sul sito della Fondazione che lo ritrae all'inaugurazione di qualche iniziativa della Fondazione stessa al Centre Georges Pompidou al Beaubourg, al Palais de Tokyo oppure alla Whitechapel Gallery. Tuttavia nella nostra città la rinomanza di questo nostro concittadino nel campo globale della cultura e dell'arte non è pienamente percepita. Ma ogni regola ha la sua eccezione ed è stata questa volta la città di Bassano, dove Bonotto vive, a promuovere un incontro ravvicinato con lui e con l'universo culturale che egli esprime e rappresenta.
Attenzione: per città di Bassano intendo proprio “città”, e non Comune o ente pubblico.
Massimo Lunardon consegna l'omaggio a Luigi Bonotto al termine della serata (foto Vania Broccoli)
La città come entità di persone reali, di teste pensanti, di spiriti critici, di anime curiose, di affamati di cultura. Non fatevi ingannare dalle apparenze: in questi tempi di appiattimento virtuale e di analfabetismo funzionale esiste ancora e anche quella.
Una parte di città composta dai barricaderos dell'intelligenza applicata ai rapporti umani, della crescita culturale e del valore della creatività che resistono nonostante tutto.
Di questa illuminata ed agguerrita, per quanto non troppo estesa, Utopia bassanese fanno parte i promotori e i protagonisti della mostra “Dif.fusione88”, conclusasi con successo lo scorso 19 ottobre allo Spazio Olimpia nei locali dell'ex Cinema Olimpia in via Marinali, che ha proposto un'esposizione collettiva di opere selezionate di dodici artisti di eccellenza del nostro territorio. Una boccata di ossigeno nello smog della confusione e dell'omologazione delle politiche per la cultura. Qui politica non c'è stata, solo passione e competenza da parte di privati cultori del verbo dell'arte contemporanea. Quegli stessi promotori, che rispondono ai nomi di Pietro Gasparotto e Claudio Brunello, che hanno voluto estendere a Luigi Bonotto un invito a “raccontarsi” nella sede della mostra e ai quali Bonotto, dopo aver visitato l'esposizione d'arte, ha dato il proprio consenso affinché l'incontro avvenisse.
E l'incontro è avvenuto, nella serata di mercoledì 16 ottobre. Protagonisti lo stesso Bonotto e il direttore della Fondazione che porta il suo nome Patrizio Peterlini.
Un “salotto” culturale che ha visto la partecipazione di un folto pubblico: chi accomodato sulle sedie, chi seduto sugli scalini, chi in piedi in mezzo alle opere e alle installazioni in mostra. Per ascoltare la conversazione coi due ospiti che si è sviluppata in due parti.
Nella prima Luigi Bonotto, l'uomo che dà del tu a Yoko Ono, ha ripercorso le tappe principali della sua vita, partendo dalle radici dei nonni cimbri, di una famiglia fondata sui tre valori di “religione, impresa e arte” e di un padre che lo ha appassionato al mondo dell'arte fin da bambino. “Io non capisco - ha affermato - i genitori che dicono: “Io non porto mio figlio alle mostre d'arte perché è troppo piccolo”. Grazie a mio padre, io già a 12 anni conoscevo a memoria il Museo di Bassano.” Poi, da giovane, l'incontro con la Marzotto e con la “città sociale” di Valdagno e i primi viaggi per il mondo come “creativo” della manifattura tessile che gli hanno permesso di costruire il valore aggiunto, coltivato fino ad oggi, della sua attività: l'incontro e l'amicizia con gli artisti da ogni dove.
Da un'opera di Christo esposta a Valdagno negli anni '60 (“Wrapped Storefront”, un vecchio armadio della nonna a due ante dove lo specchio era stato sostituito da un telo bianco), la “folgorazione” per l'arte che sfugge ai canoni del convenzionale, favorita da tante domande e discussioni con l'artista.
Quindi l'incontro decisivo di Bonotto con Fluxus, la “cosa” inventata da George Maciunas, un geniale lituano emigrato negli Stati Uniti, ovvero un “network” internazionale di artisti più che un movimento e un fenomeno artistico che ancora oggi sfugge a qualsiasi tentativo di definizione. Un modo di concepire la creazione artistica che abbatte ogni regola dell'arte commerciale, in cui l'atto del creare o la reazione del pubblico diventano spesso più importanti dell'opera finale, nel quale “si dice una cosa e se ne fa un'altra”, dove varie espressioni artistiche si mescolano in nuovi linguaggi - come la performance, l'installazione, la video arte - che ancora oggi costituiscono l'Abc dell'arte contemporanea.
Una rivoluzione, se vogliamo, di cui Luigi Bonotto è stato parte integrante nei suoi rapporti costanti e continui con gli artisti Fluxus di cui è oggi uno dei maggiori cultori e collezionisti a livello mondiale.
La conferma è arrivata nella seconda parte dell'incontro a “Dif.fusione88” per voce del direttore della Fondazione Bonotto Patrizio Peterlini, che ha spiegato gli scopi e l'attività dell'istituzione che dirige, la cui missione è quella di promuovere la collezione che dai primi anni Settanta ad oggi ha raccolto numerosissime testimonianze tra opere, documentazioni audio, video, manifesti, libri, riviste ed edizioni di artisti Fluxus e delle ricerche verbo-visuali internazionali sviluppatesi dalla fine degli anni Cinquanta.
Ma anche quella di promuovere e sviluppare a livello internazionale un nuovo ragionamento tra arte, impresa e cultura contemporanea, i tre assi portanti su cui si è sviluppata la vita, l’attività e il successo di Luigi Bonotto, suo artefice e sostenitore.
Gran parte della collezione è allestita all'interno della fabbrica tessile di Bonotto a Molvena, oggi condotta dai due figli Giovanni e Lorenzo, e molte opere sono collocate anche nei reparti produttivi, in mezzo ai telai.
Per ovvie ragioni logistiche e di sicurezza non è possibile accogliere tutte le numerosissime richieste di visita alla collezione che provengono da ogni parte del mondo. Per questo, nel sito della Fondazione, è disponibile un tour virtuale con il quale è possibile “compiere un viaggio” a colpi di mouse all'interno della fabbrica e del suo patrimonio collezionistico d'arte.
Il tutto è il frutto non di una semplice “raccolta”, ma degli incontri con gli artisti da tutto il mondo anche recatisi spesso e volentieri nel corso di tanti anni in visita da Bonotto nel suo stabilimento. “Il momento più magico di questi incontri - ha rivelato Peterlini - è sempre stato davanti alla macchina del caffè, dove gli artisti si incontrano con le maestranze e ne nasce uno scambio di saperi.”
Probabilmente è questa l'immagine più significativa che sintetizza lo spirito di un'avventura imprenditoriale e culturale unica nel suo genere.
Al termine della piacevole conversazione allo Spazio Olimpia, l'artista del vetro Massimo Lunardon, che pure conosce bene e ha frequentato la fabbrica Bonotto, ha consegnato al grande Luigi un omaggio a ricordo della serata, dopo averne gettato per terra i vari incartamenti in pura performance estemporanea: una creazione di vetro sulla quale, in ordine casuale, sono dipinte le parole che tutte insieme compongono l'espressione “Bonotto Fluxus”. È stato l'atto finale di un evento nell'evento che ha irradiato cultura d'impresa e cultura d'arte in filodif.fusione.
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