Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 22-10-2019 12:10
in Attualità | Visto 4.294 volte
 

Erio e le Storie Attese

Grande festa da Ottone per celebrare Erio, edicolante per 49 anni in piazzotto Montevecchio e “pezzo di Bassano” Doc

Erio e le Storie Attese

Erio, al secolo Erio Carraro (foto Alessandro Tich)

Non ci sono solo il Ponte, il Tempio Ossario o la statua del Generale Giardino.
Anche piazzotto Montevecchio, il salottino del salotto buono di Bassano, ha i suoi monumenti: il palazzo Dal Corno-Bonato la cui facciata fu affrescata da Jacopo Bassano, il palazzo dell'antico Monte di Pietà e l'edicola di Erio.
Oggi quell'edicola è un libro chiuso di storia, trasformato in parete per affissioni abusive di manifesti e volantini da ogni dove. Il destino di essere un punto strategico: perché lì davanti ci passano tutti. Ma per mezzo secolo è stato un punto di riferimento per eccellenza della Bassano “vera”, quella che si incontra e che dialoga senza differenze di censo, di ruolo sociale e di età.
Erio Carraro, 75 anni, per tutti solo ed esclusivamente “Erio”, quell'edicola l'ha gestita per 49 anni. Il suo volto incorniciato dal gabbiotto pieno di giornali è stato un'icona della vita reale bassanese. Giornalaio ma anche grande saggio, consigliere, confessore, “opinion maker”. Qualcuno lo ha soprannominato “Erio Sole24Ore” perché per sapere come stavano andando le cose in economia, o per farsi un'idea dei chiari di luna che giravano, bastava andare a fare due chiacchiere con lui. É stato l'uomo che nella nostra città ha trasformato l'atto dell'acquistare un quotidiano o una rivista da formalità a rito. “Il” rito di andare a comprare il giornale da Erio. Il tutto fino al 3 gennaio 2019. “Dalle sette e mezza di sera in avanti”, precisa il diretto interessato. L'orario di chiusura di tutti i giorni, diventato l'orario della chiusura definitiva. Quella saracinesca l'aveva aperta e abbassata migliaia di volte, a partire dal 1970. Quasi mezzo secolo in piazzotto: se non è anche questo un monumento, ditemi che cos'è. Dopo la fine dell'era di Erio, il giornalaio più famoso di Bassano ha vissuto anche qualche momento di difficoltà per la salute, confortato ancora una volta dall'amicizia e dalla vicinanza dei tanti bassanesi che gli vogliono bene.
Momento superato alla stragrande: oggi Erio è nuovamente un baldo giovanotto over 70, amichevole e spiritoso come e più di prima. Accolto come una rockstar al particolarissimo evento che ne consacra, se mai ce ne fosse bisogno, la popolarità: una cena in suo onore al Ristorante Birreria Ottone in città. Una autentica celebration nata una sera prima dell'estate alla Taverna al Ponte da un'idea dei Tre dell'Operazione Erio: il ciclone (non nel senso di grande bicicletta) Luca Chenet, Francesca Cusinato e Sandro Chiminello alias Il Muto, banconiere in Taverna e facilitatore sociale in città. I quali si sono messi in testa di fare qualcosa per tributare un doveroso e festoso omaggio al giornalaro del piazzotto. Concepita alle origini come una semplice bicchierata, la Erio's Tribute Night è via via cresciuta in termini di attesa e di adesioni, portando alla fine gli organizzatori a prenotare l'intero locale del noto ristorante di via Matteotti. Quasi un centinaio di commensali che non hanno voluto mancare all'appuntamento per regalare all'ospite d'onore la grande sorpresa: tutta questa cosa, infatti, Erio non se l'aspettava.

Di giornali nella sua vita ne ha venduti un'infinità, ma il nostro eroe un'edizione straordinaria così sicuramente non l'ha mai vista. Accompagnato dalla moglie Anna, il protagonista della serata viene accolto da Ottone da una nutrita rappresentanza di quei mille volti che costellavano il suo lavoro e la sua vita quotidiana.
É la Bassano senza cognome, perché ci si conosce tutti per nome o per soprannome.
Fiore, Giuba, Ricky Bueo, Il Muto, Tiziano, Paolino: ci sono innanzitutto i volti noti dei locali di quel centro storico che sapeva bene dove andare a scovare, e non solo sulla carta stampata comprata all'edicola, le ultime notizie. Ma è tutto il mix di popolo bassanese presente all'appello a dare il vero significato di un evento che nell'occasione riunisce concittadini di tutte le estrazioni e di tutte le età.
E ci sono soprattutto anche loro: i Lollardi. La storicissima band made in Bassano, fondata nel 1966 e ancora oggi sulla breccia, cura la colonna sonora dell'evento con l'esecuzione live di un clamoroso repertorio di celebri canzoni rock, pop e rhythm & blues che parte con le travolgenti note di “Sweet Home Chicago”.
Sweet Home Bassano, verrebbe però da dire in questo frangente.
Gli stessi Lollardi hanno realizzato il gadget da collezione pensato per la serata: una spilla con l'immagine dell'edicola di Erio, da appuntare sulla giacca (ma in questo caso anche sulla camicia o sulla maglietta) come alle riunioni dei Lions.
Tra una portata e l'altra della cena, ottima e contenuta per lasciare spazio ai momenti celebrativi, riecheggiano tra i vari tavoli i ricordi , gli aneddoti e le curiosità che ciascuno porta con sé della propria e personale Piazzotto Montevecchio Experience.
Sono le Storie Attese che un'occasione del genere inevitabilmente rievoca.
Sergio Meneghello, dottore commercialista e mio compagno di tavolo, mi racconta delle volte che lui ed Erio facevano finta di discutere animatamente e “de dirse su” per confondere chi passava lì davanti, per poi finire la sceneggiata con delle sonore risate.
E aggiunge: “L'edicola di Erio era una piccola agorà internazionale. Era un passaggio segreto per gente sensibile.” “Per 22 anni Erio mi ha messo via la Gazzetta”, mi racconta invece Paolino Pacelli, sottolineando la regolarità imprescindibile del quotidiano rituale. Ricky Bueo, al secolo Riccardo Piato, mi parla di Erio con un affetto particolare: “Siamo qui per ringraziarlo di quello che ha dato a tutti noi, giovani e vecchi. Ha assemblato tutte le generazioni e ha dato sempre l'energia giusta.”
Tra i soprannominati della serata c'è anche Billy Zuma, il cui vero nome all'anagrafe (Mauro Zonta) è noto a pochi intimi, che accompagnato dai Lollardi esegue al microfono in onore della guest star dell'evento una versione di “Hey Joe” di Jimi Hendrix, reintitolata “Hey Erio”. Cinquant'anni esatti dopo Woodstock, anche se in salsa bassanese, è ancora una canzone da brividi.

E come ogni serata celebrativa che si rispetti, non manca ovviamente il momento clou. Quello in cui la cena si ferma per qualche minuto per l'immancabile tributo ufficiale al festeggiato. Affiancato da Luca Chenet che è uno dei tre “colpevoli” del fantastico incontro, Erio per prima cosa esprime le sue parole di ringraziamento ai tanti che gli sono stati vicini nel periodo in cui è stato poco bene. “Una cosa così ti tocca fino in fondo - afferma -. Per me è stata una boccata d'ossigeno. La gente ha un animo, che il telefono non ha tolto.”
Sul suo lavoro, poi, entra a gamba tesa: “Io vendevo bugie”.
Poi il traduttore automatico passa dall'italiano al dialetto e scatta il momento di qualche esilarante aneddoto selezionato da quasi 50 anni di vita in piazzotto.
Inevitabile un cenno agli inizi, quando Erio Carraro aiutava il fratello nell'attività di vendita di vini. Fino a che un giorno, al Pick Bar, ha incontrato sua zia che vendeva giornali in piazzotto e che gli ha proposto “de tore l'edicola”. Tutto è nato quindi da una promessa alla zia. E il nostro Erioe rammenta di quella volta che è tornato a casa e ha detto alla moglie sbigottita: “Da doman femo i giornalari”. I primi tre-quattro anni è stata dura, ma l'attività è andata sempre avanti con la certezza che le cose andranno meglio “st'ano che vien”. E così è stata, per la bellezza di cinque decenni. 49 anni di edicola, in 62 anni complessivi di lavoro. “Dopo el Ponte, el più vecio son mi”, scherza.
Quella di Erio è stata un'“edicola di vicinato”, nel senso primario dei rapporti umani intessuti negli anni. Ne è riprova la divertente storiella - che si può realmente gustare solo se raccontata in diretta dai protagonisti - di quella volta che a Erio avevano rubato la vecchia auto, poi recuperata con un'azione congiunta degna di un episodio di Top Crime: Erio che chiede in prestito un furgone per riportare in deposito la resa dei giornali, che all'altezza di via Ferracina vicino al Ponte Vecchio vede proprio la sua macchina guidata dal ladro, Erio che mette “de sbigolo” il furgone per bloccare la macchina, il ladro che scende incazzato per la serie “fammi passare” e che quando capisce di trovarsi di fronte al derubato scappa, Erio che lo insegue gridando “el me ga robà ea machina” e alla fine la coppia d'assi Fiore, all'anagrafe Carlo Fiore, e Ricky Bueo che udendo la richiesta di aiuto e abbandonando in un attimo le rispettive attività bloccano il malandrino in una morsa inestricabile. Prendetene nota, potrebbe diventare la sceneggiatura di un film: “Tutti Gli Uomini Dell'Edicolante”.
A suggello della bellissima serata, il presidente dei commercianti bassanesi detto Tao, all'anagrafe Alberto Borriero, consegna al celebrato una targa di ringraziamento per la lunghissima attività svolta, intitolata semplicemente ma significativamente “Ad Erio”.
Tutto il resto è festa. La quale sfocia alla fine in un'ora abbondante di concerto live dei Lollardi che dà sfogo alle danze, alle quali a un certo punto non si sottrae neppure un Erio in forma smagliante.
Questo, egregi lettori, è il racconto di un momento di bassanesità pura.
E chissà che da questo evento, vista anche l'esperienza maturata in materia da Luca Chenet, non sorga un Comitato promotore per un nuovo riconoscimento a Bassano: Edicola di Erio Monumento Nazionale.