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Insindacabile
L'approvazione della norma che stabilisce il potere del sindaco ad avere sempre l'ultima parola. Col segretario generale che invita “a studiare” un consigliere di minoranza. Clamoroso precedente in consiglio comunale a Bassano
Pubblicato il 31 mar 2018
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Altro che “Breaking Bad”. Qualche volta, guardare la registrazione del consiglio comunale di Bassano del Grappa equivale ad assistere a una puntata di una serie Tv su Netflix.
In questo caso la trama è noiosissima, ma non mancano le schermaglie e i colpi di scena.
E così, per espiare i miei peccati in prossimità della Santa Pasqua, mi sono immolato alla visione di una parte dell'ultima seduta consiliare dello scorso 27 marzo. La si può vedere su Youtube: ripresa fissa e audio pessimo, ma ciò che importa sono i contenuti.
Il consiglio comunale dello scorso 27 marzo (fonte immagine: Youtube)
E i contenuti dicono che nell'ultima seduta dell'assemblea civica è stata approvata una norma, inserita al punto 10 dell'ordine del giorno, che cambia radicalmente le regole del gioco negli equilibri del dibattito consiliare. Si tratta di una modifica a due commi dell'articolo 63 del regolamento del consiglio comunale, il secondo dei quali stabilisce in particolare l'introduzione dell'istituto di “dichiarazione del sindaco” a chiusura della discussione e prima delle dichiarazioni di voto. In altri termini, il sindaco assume formalmente il potere di intervenire sempre e comunque per ultimo dopo che, nella discussione sulla delibera da votare, hanno parlato tutti gli altri. E avendo per l'appunto l'ultima parola, in sede di dibattito non gli si può più replicare.
Si tratta dei “cinque minuti di celebrità”, come già li ha ribattezzati qualcuno, voluti dal sindaco Riccardo Poletto per dire la sua in cinque minuti di tempo nello strategico momento successivo al confronto tra i consiglieri di maggioranza e opposizione su ciascun argomento all'ordine del giorno e precedente alle indicazioni dei capigruppo su come sarà espresso il voto sull'argomento medesimo.
Che l'attuale primo cittadino prediliga l'opportunità di intervenire al termine del dibattito in sala consiliare, lo si è già visto in diverse occasioni. Concedere la parola al sindaco per terminare la discussione, come è emerso dal dibattito consiliare, è peraltro una prassi consolidata negli anni a Bassano, Amministrazioni precedenti comprese, senza che la cosa abbia mai sconvolto le prerogative dei ruoli dei consiglieri.
Ma l'introduzione della modifica trasforma la prassi in regola, ovvero - come ha rimarcato la consigliera Tamara Bizzotto della Lega Nord - in “un ulteriore momento ad uso privilegiato ed esclusivo del sindaco”. Quella discussa e votata lo scorso 27 marzo è stata una versione emendata della prima proposta di modifica al regolamento, bocciata come “irricevibile” dalle minoranze, riveduta in sede di Commissione Affari Istituzionali.
Che ne ha cambiato la forma, ma non la sostanza: al termine della discussione e quindi senza il timore di essere contraddetto, contestato o criticato da successive richieste di intervento, il sindaco può dire ciò che vuole. Una prerogativa su cui la maggioranza ha fatto quadrato, ponendo anche l'accento (per voce di Renzo Masolo di Bassano per Tutti) sul fatto che quelli a disposizione del sindaco sono “cinque minuti facoltativi, per fare sintesi della situazione proprio prima delle dichiarazioni di voto”.
Di tutt'altra opinione, invece, quasi tutto il fronte di opposizione, secondo il quale si è trattato di una nuova regola istituita di autorità, “su richiesta ad hoc del sindaco”, che equivale a “blindare ulteriormente le dichiarazioni di voto” (Tamara Bizzotto).
“Non vedo perché dobbiamo dare un potere al sindaco che comunque ha - ha rilevato Andrea Zonta di Bassano ConGiunta -. Non vedo perché dobbiamo dargli l'ultima parola. Le regole si cambiano se serve e se è opportuno.” “Se questa situazione si è creata - è stata la bordata di Zonta ai banchi di maggioranza -, è forse perché il sindaco non è difeso a dovere.” Roberto Marin di Impegno per Bassano ha sottolineato come tutte le modifiche al regolamento del consiglio comunale introdotte dai consigli degli anni precedenti, dal 1996 in poi, siano state il frutto di “un lavoro unitario tra maggioranza e opposizione” e approvate all'unanimità. “È un codice di comportamento, prima ancora che un regolamento - ha incalzato Marin -. Abbiamo avuto tre sindaci e quattro consigli comunali, sono 22 anni che non sorge questo problema.” “E allora - ha aggiunto - sorge qualche dubbio sul voler formalizzare a colpi di maggioranza questa cosa, anziché conservare quello che c'era già.” “Stiamo per votare una norma - ha affermato Annamaria Conte del Movimento 5 Stelle - per stabilire che il sindaco, che è il primus inter pares, sia sempre e comunque il primo ad avere il diritto di chiusura.” E ancora per la Conte questa nuova versione della modifica “è il compromesso migliore, ma pur sempre mirato a dare autorità”. Di tutto e di più, su una proposta di delibera finalizzata ad “eliminare qualsiasi dubbio e equivoco circa le prerogative del sindaco in seno al consiglio comunale”.
Ma il bello, cari lettori, deve ancora venire.
Chi ha espresso in particolare la propria contrarietà alla nuova norma di regolamento da votare è stato il consigliere Mariano Scotton di Forza Italia.
“Finora, dall'entrata in vigore dello statuto e regolamento comunale - ha dichiarato in aula Scotton -, nessun sindaco, anzi, nessun componente del consiglio aveva trovato motivo di introdurre l'odierna modifica perché, presumo, non si sentiva leso o quantomeno limitato nell'esercizio delle proprie funzioni e poteri.”
“Non temo di apparire polemico - ha proseguito il capogruppo forzista - se ribadisco come l'attuale proposta ben rappresenta, a mio modo di vedere, la disgregazione della rappresentanza politica della maggioranza che opera ormai per visibilità personali, ben oltre i compiti e i doveri assunti già da questo consiglio con delibera n. 81 del 29 settembre 2014, che imporrebbe una più scrupolosa attenzione agli indirizzi approvati come linee programmatiche per il mandato 2014-2019.”
Quindi, dalle considerazioni politiche, l'esponente di minoranza è passato ai rilievi di natura tecnica. “Ora - sono state le parole di Scotton - la modifica proposta all'articolo 63 del regolamento, con il richiamo all'articolo 9 del medesimo, quest'ultimo inserito al titolo 1 relativo all'organizzazione del consiglio e nello specifico al capo 3 dedicato ai consiglieri comunali, va oltre alla materia attribuita dallo statuto al regolamento richiamato e come tale appare illegittima.”
Non l'avesse mai detto. Al termine del dibattito consiliare e prima delle dichiarazioni di voto (momento nel quale il sindaco Poletto, questa volta e opportunamente, non è intervenuto) il presidente del consiglio comunale Carlo Ferraro, riferendosi all'intervento di Mariano Scotton, ha evidenziato che “nel corso della discussione si è fatto riferimento alle presunte illegalità di questo dispositivo” e ha quindi dato la parola - per i necessari chiarimenti, e in accordo col medesimo - al segretario generale del Comune dott. Antonello Accadia. Vale a dire all'alto funzionario che esprime preventivamente il parere di conformità alle leggi e alle normative vigenti delle delibere e degli atti oggetto della votazione in consiglio o in giunta comunale.
“Avrei auspicato, come auspico per il futuro, che la tenzone dialettica riguardi il merito, le scelte - ha esordito il segretario generale -. Ma sentire a fare delle affermazioni sulla presunta illegittimità così di poco fondamento, così raffazzonate... Io ho fatto studi specifici sulla stesura di regolamenti e statuti, ho rete di contatti a livello nazionale e locale per questi studi, sono aperto a qualsiasi confronto.”
“Chi mi conosce - ha proseguito il dott. Accadia - sa però che non mi presto a fare forzature su pressioni. Quindi il mio parere di legittimità lo ribadisco in questa sede, lo confermo, e mi piace confrontarmi, ma con chi mi può insegnare qualcosa.”
“Le argomentazioni da lei sostenute, consigliere Scotton - ha rincarato la dose l'alto funzionario -, non so se sono frutto del suo approfondimento, o di chi, ma sono talmente destituite di fondamento, talmente inconsistenti, che mi chiedo come possa averle fatte.” “Sempre pronto ad ascoltare chi mi può insegnare qualcosa - ha quindi ribadito -, ma chi riesce a combinare osservazioni così fuori da ogni logica giuridica, sistematica, organica, non l'accetto. Mi dispiace e pregherei di non farlo più, se possibile.”
Di seguito Accadia è entrato nel merito del “sistema delle fonti di diritto in materia di enti locali”, a partire dal Testo Unico degli Enti Locali, dando finalmente la risposta tecnica e i chiarimenti richiesti sulla legittimità della proposta di delibera nella quale il segretario non ha ravvisato “alcun contrasto né coi principi costituzionali, né coi principi espressi dal Testo Unico, né coi principi espressi dallo statuto”.
“Sentir dire che c'è un contrasto con lo statuto...io veramente casco proprio dal pelo - ha concluso il dott. Antonello Accadia -. E invito a dialogare, magari prima, con qualcuno che forse ha studiato un po'. Perché quello che ha scritto queste cose non ha studiato neanche un po'. Studiamo un po', prima di fare le affermazioni.”
L'intervento del segretario generale - motivato dalla tesi espressa dal consigliere Scotton - ha pertanto rappresentato un clamoroso precedente, almeno per Bassano del Grappa.
E cioè quello di un alto funzionario comunale che non si è limitato ad esprimere la sua autorevole replica rimanendo entro i confini di propria competenza della tematica sollevata. Ha personalizzato la questione, è salito in cattedra e ha dato di fatto pubblicamente dell'ignorante (nel senso etimologico di “non conoscente”) su una materia specifica a un rappresentante eletto dai cittadini, invitandolo a “studiare” e a non ripetere più “osservazioni così fuori da ogni logica”, dandogli inoltre anche del "pretestuoso". Inaudito.
Una risposta alla quale è seguito il silenzio totale del consiglio comunale, che ha quindi velocemente provveduto alla formalità delle dichiarazioni di voto prima di approvare la modifica al regolamento comunale con 16 voti favorevoli (maggioranza più Dario Bernardi), 2 contrari (Federica Finco e Mariano Scotton) e 5 astenuti (Tamara Bizzotto, Stefano Monegato, Roberto Marin, Andrea Zonta e Annamaria Conte).
I cinque minuti di celebrità al termine di ogni discussione in consiglio comunale di questo sindaco e degli altri sindaci delle prossime legislature - se la norma non verrà nuovamente modificata dal consiglio stesso - sono quindi ufficialmente regola. Insindacabile.
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