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La logorante e massacrante vicenda del restauro del Ponte degli Alpini fa scoppiare il nuovo caso politico a Bassano. Che non è per nulla un fuoco di paglia, in quanto destinato a diventare il leitmotiv di questo ultimo anno pieno prima delle prossime elezioni amministrative in città nella primavera del 2019.
Ce ne siamo occupati ieri con due distinti articoli, ma ve lo riassumiamo in questa sede: i gruppi di minoranza consiliari, in primis quelli dell'area di centrodestra, hanno rifiutato la presidenza della neo costituita Commissione Consiliare Temporanea per il monitoraggio dei lavori sul Ponte degli Alpini, che su disposizione della delibera di consiglio comunale che l'ha istituita spetta proprio a un esponente delle opposizioni. Conclusasi nella sua prima riunione di ieri con un nulla di fatto, la commissione resta ancora acefala e il suo futuro è quanto mai incerto.
O sarà raggiunto un poco prevedibile accordo per far tornare le opposizioni sui loro passi oppure la delibera dovrà essere riportata e modificata in consiglio comunale, facendo inevitabilmente slittare l'operatività di un'eventuale commissione temporanea “bis” verso l'ultimo semestre di questa legislatura comunale.
Foto Alessandro Tich
In sostanza, giunti a questo punto del soffertissimo iter del progetto di ripristino e consolidamento statico del monumento, le minoranze - che nel novembre 2016 avevano proposto di istituire un commissione di trasparenza e garanzia sul Ponte e nel giugno 2017 avevano richiesto l'istituzione di una commissione d'indagine, entrambe bocciate dal consiglio comunale - non intendono fare da paravento o da parafulmine al governo cittadino sostenendo che fare luce e chiarezza sugli aspetti ancora oscuri dell'intervento di restauro è competenza della maggioranza.
Non si tratta, almeno in parte, di un atteggiamento pilatesco: seppur lavandosi le mani dalla responsabilità di presiedere la commissione, gli stessi esponenti di opposizione dichiarano la loro piena disponibilità a parteciparne ai lavori. Ma senza l'incombenza di esprimere un presidente che gode di poteri assai più limitati, e in quanto tale ritenuto scarsamente produttivo, rispetto a quelli attribuiti al presidente di una commissione d'indagine. Quella che doveva essere una formalità preliminare alla partenza dei lavori della commissione temporanea si è rivelata invece essere un rilevante nodo politico e la forma è diventata sostanza.
La presa di posizione delle minoranze, benché ampiamente motivata dalle medesime, rischia tuttavia di trasformarsi in un formidabile assist alla maggioranza di centrosinistra, in palese difficoltà sul fronte dei precedenti e dello sviluppo dell'importante cantiere. Prova ne sia (e su questo le opposizioni hanno pienamente ragione) l'effettivo e imbarazzante blackout di comunicazione da parte dell'Amministrazione di Bassano, in corso ormai da tempo, sulle fasi progettuali in itinere e sui lavori in corso. Ma le dichiarazioni rese ieri in commissione dagli esponenti di maggioranza, rispetto alla decisione della controparte, fanno intendere su quale linea si evolverà il dibattito politico nei prossimi mesi.
“Dire di no è pretestuoso. Avete in mano voi la situazione, da noi c'è la disponibilità” (Paola Bertoncello, Pd). “È più facile contestare i processi piuttosto che approfondirli” (Alessandro Faccio, Pd). “Il vostro atteggiamento è quello di chi ha gettato il sasso e adesso nasconde la mano” (Bruno Bernardi, Più Bassano).
Della serie: care minoranze, avete tirato su tutto questo gran casino per chiedere chiarimenti sui lavori del Ponte e adesso vi sottraete alla vostra responsabilità.
Argomentazioni utilissime da sfruttare in prospettiva di campagna elettorale, che non è poi così lontana come sembra.
Che il “gran rifiuto” delle opposizioni sia un ghiotto argomento da sviluppare nel percorso verso il voto del 2019 lo fa capire una comunicazione del segretario bassanese del Pd Luigi Tasca, presente ieri tra il pubblico che ha assistito alla riunione di commissione, trasmessa a chi vi scrive pochi minuti dopo la conclusione della medesima.
“Pessimo esordio delle minoranze nella commissione sul Ponte richiesta a gran voce fino al giorno prima - afferma Tasca -. Come al solito mettono davanti il tornaconto politico rispetto alla responsabilità verso la cittadinanza.”
“Le minoranze - prosegue il segretario cittadino del Pd - non vogliono accollarsi la responsabilità offerta dai consiglieri di maggioranza della presidenza della commissione sul Ponte. Propongono il capogruppo del Pd Borsato, una richiesta assurda e non possibile per i regolamenti.”
“Chi rifiuta la presidenza di una commissione così importante - aggiunge - come può pensare di candidarsi a governare la città? Non vogliono prendersi l'onere della commissione perché sono divisi e non hanno argomenti, preferiscono sparare nel mucchio per mero tornaconto elettorale.”
“Con il loro comportamento - conclude Luigi Tasca - rischiano di togliere alla città un'occasione di ulteriore trasparenza e conoscenza sull'andamento dei lavori del Ponte. È facile sbraitare, più difficile darsi da fare per la città.”
Come volevasi dimostrare. È come un segnale di inizio delle danze: la maggioranza che invoca il massimo della trasparenza offrendo il timone della commissione agli avversari, come da delibera di consiglio comunale, e gli avversari che si tirano indietro dimostrando di non essere all'altezza del ruolo di responsabilità a loro assegnato. Attribuendo ai medesimi i chiari sintomi della sindrome di Pilato.
Ce n'è quanto basta per farne un filo conduttore dell'atteggiamento politico del centrosinistra bassanese da qui ai prossimi mesi, qualunque sia l'esito del cantiere sul Brenta nel momento fatidico della campagna elettorale 2019.
Se tutto andrà bene, lo slogan sarà: “Abbiamo rispettato i tempi e siamo stati bravi”.
Se qualcosa invece andrà male, rispetto ai tempi e ai lavori previsti, lo slogan sarà: “C'era l'occasione per monitorarli con trasparenza, ma voi non lo avete voluto”.
Vicissitudini della commissione a parte, non sappiamo ancora quale sia la reale volontà di chi regge le sorti del governo cittadino di stendere tutti i panni dell'intervento di restauro sul Ponte alla luce del Sole. Quello che è certo è che la tormentata vicenda del monumento diventa oramai un pretesto per pensare ad altro.
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