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Redazione
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Il Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano scrive una lettera al ministro Franceschini, alle autorità competenti e agli enti finanziatori per “denunciare lo stato di stallo del cantiere del Ponte dopo quasi due anni dalla gara di appalto”
Pubblicato il 09-11-2017
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Il primo destinatario della lettera, e della relazione ad essa allegata, è il ministro dei Beni e Attività Culturali Dario Franceschini. Il quale è a capo del ministero che, come giova ricordare, ha stanziato un contributo di 3 milioni di euro per l'intervento di ripristino e consolidamento statico del Ponte di Bassano.
Ma la lista degli ulteriori destinatari della comunicazione è alquanto corposa.
La lettera con relazione è stata infatti trasmessa via PEC anche al sottosegretario del MIBACT Ilaria Borletti Buitoni, al segretario generale del ministero Antonia Pasqua Recchia, al governatore della Regione Veneto (contributo complessivo per il restauro: 1,7 milioni di euro) Luca Zaia, al sindaco di Bassano Riccardo Poletto, al presidente Commissione Nazionale UNESCO Franco Bernabè, al presidente di Fondazione Cariverona (contributo per il restauro: 1 milione di euro) Alessandro Mazzucco, all'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), al presidente nazionale dell'ANA Sebastiano Favero, al segretario regionale per il Veneto del MIBACT Renata Codello, al soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio Fabrizio Magani e ai due progettisti dell'intervento di restauro, per la parte storica il primo e per quella strutturale il secondo, prof. Giovanni Carbonara e prof. Claudio Modena.
Foto Alessandro Tich
L'iniziativa è del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano, che nella lettera al ministro e alle altre autorità competenti ed enti finanziatori - a firma dei tre portavoce ing. Alessandro Guarnieri, arch. Pino Massarotto e arch. Fabio Sbordone - ha inteso “denunciare lo stato di stallo in cui si trova il cantiere dopo quasi due anni dalla gara di appalto”.
“Onorevole Ministro - inizia la lettera -, dobbiamo purtroppo segnalarle che i lavori di restauro del Ponte di Bassano si sono bloccati per molteplici cause per lo più riconducibili ad errate impostazioni progettuali, ma non solo.”
“I lavori provvisionali fatti finora, eseguiti in difformità dal progetto approvato e forse concordati verbalmente, sono stati ufficialmente e puntualmente contestati da Direzioni Lavori e RUP - continua la missiva -. Durante la sospensione autunnale del cantiere in alveo dovevano essere eseguiti i lavori preliminari sulle spalle del ponte per la posa della trave reticolare d'impalcato, ma sono stati fermati dalla ditta Nardini S.P.A. che non ha ancora ricevuto dal progettista le garanzie richieste con la convenzione stipulata con il Comune. L'impresa ha manifestato molti dubbi sulla fattibilità di alcune opere previste dal progetto e ha richiesto e proposto varianti finora senza riscontro da parte della Direzione Lavori.”
“Sono state finora spese ingenti somme - prosegue il testo - per ripetuti rilievi e monitoraggi, per lavori di messa in sicurezza, per consulenze tecniche e progettazioni di opere accessorie e per consulenze legali, ma i lavori di restauro veri e propri non sono iniziati e non c'è un programma certo dei lavori. Di fronte a questa situazione l'Amministrazione fornisce spiegazioni rassicuranti che non trovano riscontro nella realtà e si rifiuta di prendere in considerazione l'ipotesi di fare una variante al progetto che tenga conto delle osservazioni di tutto il mondo accademico e professionale e anche dei suggerimenti operativi dell'impresa, unica soluzione, a nostro avviso, che può sbloccare i lavori.”
“Molto preoccupati da questo modo di procedere - concludono i firmatari della lettera -, chiediamo alle autorità competenti e agli enti finanziatori di intervenire, secondo il proprio ruolo e i propri poteri, presso l'Amministrazione comunale di Bassano per far luce su questa situazione e trovare il modo di far ripartire i lavori.”
Se nella lettera viene lanciato un allarme generale sulla situazione in corso, nella allegata “relazione storico-tecnica sul progetto di restauro del Ponte Vecchio di Bassano redatto dai prof. Giovanni Carbonara e Claudio Modena” - a firma di Fabio Sbordone, Pino Massarotto, Alessandro Guarnieri, Franco Laner e Enzo Siviero - le osservazioni critiche assumono un tono molto più circostanziato.
Dopo oltre due pagine di excursus sulla storia, le funzioni architettoniche e le ricostruzioni del Ponte da Andrea Palladio al secondo dopoguerra, dalle quali secondo il Comitato non si può prescindere, la relazione si concentra sulle incongruenze che - sempre nell'opinione degli scriventi - compromettono la legittimità storica e la validità funzionale dell'intervento.
A cominciare dalla trave reticolare d'impalcato, direttamente collegata alla funzione dei rostri del monumento. I rostri sono gli elementi più “deboli” del Ponte in caso di forte Brentana. “Il prof. Modena - scrive la relazione - ha rinunciato ad affrontare il problema della debolezza dei rostri convinto, come da lui affermato in più occasioni,...che in occasione di grandi piene i rostri sarebbero andati comunque distrutti... e, lasciandoli nella situazione attuale, ha previsto di rinforzare l'impalcato sovrapponendogli una trave reticolare in legno lamellare e acciaio ancorata con tiranti precompressi alle spalle cinquecentesche, che entrerebbe in funzione una volta distrutti i rostri.”
“Questo approccio - segnala il Comitato - dimostra la non comprensione o voluta sottovalutazione delle funzioni strutturali dei rostri e non tiene conto che, una volta distrutti i rostri, la violenza del fiume si abbatterebbe sulle colonne indifese provocando rotture e grandi tensioni sugli appoggi. Se poi alcune colonne di una stilata venissero scalzate, la trave reticolare d'impalcato provocherebbe la perdita di tutto intero il Ponte, invece che di una sua sola parte!”.
“Questa soluzione progettuale - lamenta il documento -, in uso alle strutture di cemento armato e trasferita ora, con un intervento “a gamba tesa” - come dice Franco Laner - in un contesto così delicato, stravolge le storiche funzioni strutturali ed è inoltre così invasiva e pericolosa per le stesse spalle cinquecentesche del Ponte da poter comportare, anche nella sua fase costruttiva, gravi danni alle pareti, come evidenziato nelle perizie dell'ing. Viviani e dell'ing. Sarti.”
“L'abbandono di questa inutile trave reticolare - sostengono i professionisti - comporterebbe, al contrario, un grande risparmio di denaro e di tempo e un minor disagio per gli abitanti e per quanti operano attorno al Ponte, oltre a permettere un rifacimento della pavimentazione più aderente alle precedenti soluzioni storiche, altrimenti di impossibile esecuzione.”
Nel contestare “questo progetto di restauro così ampio e costoso, che tante critiche e perplessità ha suscitato nel mondo accademico, negli addetti ai lavori e anche nelle persone di buon senso”, gli esponenti del Comitato puntano inoltre il dito sulla soluzione tecnica della trave di fondazione e sulla questione, ad essa correlata, della conservazione delle vecchie strutture lignee anche se consunte o danneggiate.
“Abbiamo cercato - scrivono - di individuare l'origine di certe scelte progettuali: in particolare delle complesse, costose e invadenti quattro travi reticolari spaziali di fondazione, in tubi di acciaio inox, progettate per incorporare le vecchie travi di soglia deteriorate.” “La risposta, pur immaginandola, l'abbiamo avuta dallo stesso prof. Modena - aggiungono i firmatari -: l'approccio al restauro è stato suggerito dal prof. Carbonara ed è stato quello “classico”, descritto molto ampiamente nei suoi numerosi testi sul restauro, adottato quando si opera su monumenti antichi, dove si cerca di conservare il più possibile le testimonianze originali, anche sostenendo con strutture estranee le parti più significative del monumento.”
Conservare ad ogni costo, dunque. Ma a quale scopo? “Appare chiaro - spiega la relazione - che la conservazione degli antichi elementi lignei debba prescriversi quando essa sia indispensabile alla salvaguardia (prima) ed allo studio (poi) di ogni eventuale informazione che si riveli come peculiare alla storicità degli elementi stessi.”
A cosa servirebbe dunque il mantenimento ad oltranza delle parti lignee più antiche?
Ad esempio “all'analisi dei caratteri specifici delle varie essenze impiegate”, “alle informazioni relative alle modalità storiche di “produzione” dei materiali lignei da opera” o “alle tracce storiche dell'esecuzione, in cantiere, delle singole parti e della loro connessione alla struttura che contribuirono a formare”.
“Su questi argomenti - contesta il dossier - il progetto di restauro non espone purtroppo alcun criterio di metodo, né definisce gli specifici ambiti di giudizio e le modalità esecutive. Esso omette quindi di valutare anche quali problemi - di carattere economico, operativo e specificamente esecutivo - sorgano inevitabilmente, nel restauro di una struttura lignea di tale dimensione e complessità, a causa di indeterminate o imprevedibili variazioni degli atteggiamenti di conservazione delle sue parti.”
“Quali saranno quindi - si chiedono - i criteri oggettivi per decidere quali parti conservare e quali altre integrare o sostituire? Forse solo il parere imperscrutabile (o soltanto i gusti) del solito “controllore” - di non meglio specificata competenza - inviato all'uopo dalla Soprintendenza?”
Viene infine presentato come “esempio macroscopico dell'incoerenza metodologica del progetto nel formulare criteri di intervento conservativo” la scelta di proclamare a gran voce la conservazione ad oltranza ed in loco delle travi di soglia delle stilate.
Vale a dire ciò che resta delle palificazioni di fondazione e in particolare della trave di soglia inserita nel 1821 da Angelo Casarotti, ormai rotte in più punti e marcite per l'usura dell'acqua.
“Questi elementi strutturali, prevalentemente subacquei - si legge nel documento -, ci appaiono oggi ormai irrimediabilmente compromessi e sono con ogni probabilità (a differenza di altre parti lignee poste fuor d'acqua) testimoni ormai muti, non più in grado - per l'usura causata dalla corrente e per i guasti reiterati - di trasmetterci qualsivoglia informazione storico-esecutiva.” “Se proprio questa soluzione progettuale ci può apparire, in prima ipotesi, obbediente soltanto al dogma della conservazione totale delle parti più antiche delle stilate - mette in guardia il Comitato -, essa al contrario si rivela come scelta funzionale prima a “sdoganare” e poi a coprire, come foglia di fico, la vergognosa invenzione delle nuove travi metalliche reticolari a sostegno dei piloni, le sole - si sostiene - che permettano di salvare dalla violenza di mani profanatrici i relitti subacquei dell'ormai lontano intervento di Casarotti.”
Come dire, per usare altre parole, che si intende curare un dente cariato rivestendolo con un nuovo materiale ma mantenendo la carie al suo interno.
Il progetto prevede infatti “che le travi di soglia (non solo quelle del 1821, ma anche quella del 1948) rimangano indisturbate sott'acqua, là dove sono sempre state, sostituite ora e protette da innovative e salvifiche protesi metalliche”.
“Se tra qualche anno si vorrà cercarle - le travi “salvate” di Casarotti - non le si troverà più - profetizzano gli esponenti del Comitato -; se ne saranno andate chissà dove, a pezzi, con la corrente. Ci resteranno però (all'anima della conservazione e delle testimonianze storiche tutte!) delle belle travi reticolari in acciaio inox. In memoriam.”
“Voler mantenere sotto il livello dell'acqua - prosegue il testo - delle travi schiantate e marcite (e quindi di fatto non “conservandole”, destinate come sono a deteriorarsi fino alla loro inarrestabile, completa consunzione) costituisce un gesto feticistico che non punta alla conservazione delle intenzioni del progettista, ma solo del materiale che le ha sostanziate: l'atto mentale viene messo in subordine alla materia.”
Il Comitato Amici del Ponte di Bassano, nel rivolgersi al ministro e alle altre autorità competenti, ribadisce “come i valori storici da salvaguardare, nel restauro del nostro Ponte, siano in primis l'immagine e la concezione strutturale, anche se composita per la varietà degli interventi negli ultimi tre secoli”. Sono i cosiddetti “valori immateriali storici” del Ponte per i quali, secondo gli scriventi, l'attuale progetto di restauro dimostra “un pervicace disinteresse”.
“Sono infatti macroscopici - dichiarano gli scriventi - gli atteggiamenti progettuali sia extra-vaganti ed invasivi (quelli di carattere strutturale, come le quattro travi reticolari metalliche di soglia e l'altra, sempre reticolare, d'impalcato) sia assurdamente estranianti, come la nuova pavimentazione lignea.”
“Atteggiamenti, questi - sottolineano -, che ci appaiono tristemente dissonanti da ogni pratica invece rispettosa della storia del nostro grande monumento ligneo: cioè la conoscenza meticolosa ed acuta delle sue vicende costruttive, il ricorso prioritario a scelte di intervento coerenti alle preesistenze storiche (comportamento oggi ben più raro di abitudini “innovative” fin troppo disinvolte) ed infine l'uso di tecniche manutentive anch'esse storicamente informate (non appariscenti ma spesso del tutto risolutive).”
“Ci auguriamo - concludono i firmatari della relazione - che l'Amministrazione comunale, la direzione lavori e i progettisti ci ripensino, studiando una variante del progetto che si concentri prioritariamente sul restauro e sul rafforzamento delle fondazioni, dei rostri e delle stilate.”
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