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Castellan & Garfunkel
Cronaca di un’intervista mai nata col consigliere di maggioranza Gianni Castellan, che ha espresso il suo malessere politico nell’ultimo consiglio comunale, con relative mie considerazioni al riguardo
Pubblicato il 23 mag 2025
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Ahi ahi ahi, caro Gianni Castellan The Legend: che cosa ti succede?
L’esponente di centrosinistra (Italia Viva) preso in prestito - sotto le mentite spoglie del gruppo consiliare Nicola Finco Sindaco - nella maggioranza di centrodestra che governa Bassano del Grappa, è l’uomo politico del momento in città.
Lo è esattamente da giovedì scorso 15 maggio, quando in tarda serata, quasi al termine della lunga discussione sulla mozione di Fratelli d’Italia per l’intitolazione di un luogo pubblico di Bassano a Sergio Ramelli, in sede di dichiarazione di voto ha tirato improvvisamente giù la maschera.
Gianni Castellan (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Prima ha spiegato i motivi del suo voto di astensione sul provvedimento firmato FdI che non condivideva e di cui in un primo intervento aveva persino richiesto il ritiro dichiarando di non essere d’accordo “né sul metodo né sul merito”.
Poi, in dichiarazione di voto, ha inaspettatamente allargato il tiro affermando testualmente quanto segue, come già riportato da Bassanonet:
“Io sono a pieno titolo dentro questa maggioranza. Registro solo che all’interno di questa maggioranza, visto che siamo in una fase identitaria, i problemi non li sta ponendo Italia Viva, non li sta ponendo il gruppo politico a cui io appartengo, ma ben altre sono le questioni all’interno della maggioranza che prima o dopo dovremo risolvere. Perché da questo punto di vista diventa davvero difficile, di questo passo, arrivare a fine legislatura.”
Ipse dixit.
Come chiunque può verificare andandosi a rivedere e a riascoltare la registrazione del consiglio comunale del 15 maggio sul sito: bassanodelgrappa.consiglicloud.it al punto di timing 3.47.48 (3 ore, 47 minuti e 48 secondi) e seguenti.
Bassanonet è stata la prima testata giornalistica a riportare questa clamorosa dichiarazione, visto che l’articolo “L’imbarazzo della scelta”, dedicato alla discussione e al voto in consiglio comunale sulla mozione Ramelli, è stato pubblicato poco dopo la conclusione del punto all’ordine del giorno, ancora prima della mezzanotte di giovedì 15 maggio.
Poi la notizia ha avuto il giusto risalto e ha suscitato inevitabile clamore anche sul resto della stampa cartacea e televisiva locale.
Quella di Castellan è stata una dichiarazione piena di messaggi in codice e in quanto tali bisognosi di ulteriore decifrazione.
Parlando di “fase identitaria” è fuor di dubbio che il suo intervento sia stato rivolto al gruppo consiliare di Fratelli d’Italia che ha presentato la mozione Ramelli, per voce di uno dei suoi esponenti, appunto come “identitaria”.
Ma quali siano “i problemi” che “non sta ponendo Italia Viva” e quali siano le “ben altre questioni all’interno della maggioranza che prima o dopo dovremo risolvere”, rimangono al momento aspetti sconosciuti all’esterno delle mura del Palazzo.
Per questo motivo, vista la rilevanza delle parole pronunciate in consiglio comunale, ho ritenuto che fosse giusto e doveroso intervistare in merito Gianni Castellan.
Ma qui inizia la cronaca di un’intervista mai nata.
Lunedì scorso, 19 maggio, l’ho chiamato tre volte al telefono. Nessuna risposta e nessuna richiamata. Non era mai successo.
Gli ho quindi scritto su WhatsApp comunicandogli di aver tentato inutilmente di chiamarlo.
Finalmente Castellan mi ha risposto, sempre su WhatsApp, giustificando il fatto di non avermi risposto al telefono con una scusa, anche questa a suo modo leggendaria, di carattere personale.
Gli ho ancora scritto che volevo solo chiedergli un appuntamento per un’intervista.
Da quel momento non mi ha più risposto neanche su WhatsApp.
Martedì mattina, 20 maggio, ho fatto l’ultimo tentativo al telefono: ancora una volta nessuna risposta e nessuna chiamata di ritorno. Né fino ad oggi, e sono trascorsi ormai cinque giorni, sono stato più ricontattato. Amen.
È come se sulla suoneria del telefono risuonasse la celebre canzone di Castellan & Garfunkel: “The Sound of Silence”.
Niente intervista a Gianni Castellan, dunque: me ne farò una ragione.
E allora ribadisco la mia domanda iniziale: caro Gianni Castellan The Legend, che cosa ti succede?
Un ripensamento rispetto a quanto pubblicamente dichiarato in consiglio comunale?
Una consegna del silenzio imposta per non esacerbare il clima già teso all’interno della maggioranza, dal voto sulla Polizia Locale in poi?
Da vecchio osservatore della politica cittadina, ero certo che prima o poi il disagio dell’esponente renziano in mezzo ai meloniani, in primis, ma in mezzo anche ai salviniani sarebbe venuto fuori.
Il problema è che il mal di pancia di Castellan è uscito allo scoperto assai in anticipo, molto “prima” rispetto al “poi”, neanche al primo anno di legislatura comunale.
Per cercare di interpretare la sua dichiarazione in aula consiliare, come pure il suo successivo e non dichiarato silenzio stampa, almeno con Bassanonet, va anche recuperata la sua carta di identità politica.
Lasciando stare la sua collocazione di partenza pienamente di centrosinistra nella campagna elettorale per le amministrative dello scorso anno, che considero già nota, la chiave di lettura va ricercata nella sua definitiva adesione alla coalizione pro Nicola Finco al primo turno, assieme alla Lega, a Forza Italia e alla DC di D’Agrò.
Una coalizione “misto mare”, l’avevo definita all’epoca. Ma con una caratteristica che veniva ripetuta dai suoi rappresentanti, Castellan compreso, all’infinito: quella di essere un’alleanza di “grande centro moderato” dentro lo schema “di un centro riformista, di buon senso, liberaldemocratico”.
Al secondo turno, con l’ingresso in coalizione di Fratelli d’Italia pro Nicola Finco per il ballottaggio, l’asse moderato e riformista che tanto era nelle corde del coordinatore cittadino di Italia Viva è andato a farsi benedire ma Castellan non poteva più tirarsi indietro.
Arrivando poi a farsi eleggere in consiglio comunale come enclave di centrosinistra, in quota civica, nella maggioranza di centrodestra.
Con simili presupposti, immaginare una lieta e serena convivenza del nostro eroe coi tradizionalisti della Lega e coi medievalisti di Fratelli d’Italia per tutti e cinque gli anni della legislatura comunale, sarebbe solo fantapolitica.
Eppure è successo o sta succedendo qualcosa che ha accelerato i malumori dell’esponente di Italia Viva all’interno di quello che è tutto, fuorché il suo brodo politico primordiale.
Come è già accaduto per la maggioranza di centrodestra dell’amministrazione Pavan, la componente moderata continua ad essere la ruota di scorta, o se preferite il traino al seguito della motrice, dell’alleanza che governa la città. Buona per fare numero nelle votazioni in consiglio comunale ma incapace di lasciare un’impronta politica nelle scelte amministrative rispetto alla diarchia imperante, e non sempre concorde come nel caso della Polizia Locale, di Fratelli d’Italia e Lega.
Castellan è parte integrante della componente moderata della attuale maggioranza e di certo ne sta soffrendo, anche alla luce di quanto da lui stesso dichiarato nella sua precedente vita, il 10 febbraio 2024, un mese prima della sua adesione alla coalizione per Nicola Finco, quando commentando il distacco dell’epoca di Impegno per Bassano rispetto all’amministrazione Pavan aveva testualmente affermato:
“Bassano e i bassanesi non meritano di essere governati da questa destra che dopo l’uscita della parte civica è sempre più un’amministrazione a trazione leghista e di Fratelli d’Italia.”
Tutto registrato agli atti nell’archivio degli articoli della nostra testata.
Il suo incrollabile pallino per il centro moderato, peraltro, continua ad ispirarne il pensiero politico.
Dopo aver partecipato come ospite lo scorso aprile al congresso cittadino di Forza Italia, lo stesso Castellan aveva dichiarato a Bassanonet:
“Io sono interessato a lavorare per un rafforzamento del centro, che sia un centro riformista sia dentro l’amministrazione e sia nella politica cittadina, che ponga le basi di un rafforzamento contro le estreme, che possono essere di destra e di sinistra.”
Ma visti i presupposti di questo non ancora primo anno di amministrazione Finco, promuovere la causa di un “centro riformista” dentro l’amministrazione stessa appare una battaglia contro i mulini a vento, alla Don Castellotte.
Non entro pertanto nel merito del silenzio di Gianni Castellan The Legend - che ho soprannominato così per la sua incredibile parabola politica in campagna elettorale - alla mia richiesta di intervista e ne prendo solamente atto.
Probabilmente è il segnale di un disagio politico ancora più profondo, e quindi refrattario ad ulteriori dichiarazioni ufficiali, rispetto a quanto già esternato all’improvviso in aula consiliare.
Fatto sta che, Houston, oggi in maggioranza a Bassano abbiamo un problema.
E non è con la scelta di metterci il silenziatore che si riuscirà a venirne a capo.
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