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I problemi della sanità locale: abbiamo scritto e riscritto, dato spazio ai promotori della raccolta firme ai gazebo sul “declino della sanità bassanese”, pubblicato lettere al direttore, intervistato il sindaco di Bassano e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 7 Elena Pavan.
In due distinti editoriali, inoltre, ho voluto mettere i puntini sulle “i” su alcune questioni centrali tra cui il malaugurato rischio di perdere, in prospettiva, la stessa Ulss 7 Pedemontana.
Sul fronte del confronto sui contenuti del dibattito in tema sanitario, al di là dei dati e delle risposte tecniche dell’Azienda Sanitaria, mancava su questo nostro portale giornalistico ancora una voce. La più autorevole: quella dell’assessore alla Sanità della Regione Veneto, la rosatese Manuela Lanzarin. È la figura che può affrontare l’argomento dalla postazione politica più elevata: la Manu in alto della politica sanitaria regionale.
L'assessore regionale alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin (foto Alessandro Tich)
Assessore Lanzarin; sulla sanità bassanese in questo periodo si è sentito e si è visto di tutto. Raccolte firme, discussioni, polemiche, campagne mediatiche e tanto rumore. Lei come sta seguendo questa fase di tensione sull’Ulss 7?
La sto seguendo con molta attenzione, perché è importante sentire la percezione della gente. La seguo anche con la convinzione che ci sono delle questioni che però non appartengono solo a questa Ulss e all’Ospedale di Bassano ma sono questioni che coinvolgono tutta la sanità, nazionale e regionale. Non ci possiamo dimenticare che noi usciamo da due anni di pandemia in cui per forza di cose abbiamo ridotto le attività e chiuso per tre volte tutte le visite specialistiche e anche tutti gli interventi chirurgici programmati, accumulando chiaramente liste di attesa. A inizio anno nel Veneto l’accumulo era di 450.000 prestazioni tra specialistica ambulatoriale, interventi chirurgici di elezione e programmazione e screening. E poi c’è l’altra questione che coinvolge tutte le Aziende Sanitarie che è quella, purtroppo, della carenza del personale sanitario tutto, a partire dai medici specialistici, ma anche del personale quale infermieri, Oss eccetera, che sicuramente rende più difficile il recupero in tempi celeri delle liste di attesa e tutto il resto. Con questo non si nasconde che ci siano dei problemi, ma i problemi vanno affrontati e mi sembra che si stia cercando di affrontarli.
Ma come se ne esce allora, o come si tenta di uscirne?
Si tenta di uscirne con un monitoraggio attento rispetto al recupero delle liste di attesa. Io ho visto dei dati e l’Ulss 7 sta recuperando, come le altre Aziende Sanitarie. Il Piano che hanno presentato è un Piano che si conclude al 31 dicembre 2022, cercando di risolvere i disservizi che si sono creati tipo lo spostamento delle persone del Distretto 1 bassanese e del Distretto 2 dell’Alto Vicentino, fatto per cercare di correre più velocemente per quanto riguarda le liste di attesa. Però abbiamo visto e capito che questo rappresenta un problema e un ostacolo soprattutto per le persone più anziane. Da qui la decisione, anche su richiesta dei sindaci, di evitare il più possibile questi spostamenti e di abbassare il limite di età sopra il quale evitare i trasferimenti in sedi più lontane, che prima era di 75 anni. So che l’Azienda Sanitaria lo ha abbassato ai 65 anni proprio per evitare che ci siano disagi per le persone più anziane.
Una delle tesi sostenute dai “contestatori”, chiamiamoli così, è quella di una sempre maggiore privatizzazione della sanità locale. Quella tale per cui domani mattina ho la visita dal privato e fra sei mesi nella sanità pubblica. Lei cosa risponde?
No. Rimando la tesi al mittente perché le percentuali del privato che noi abbiamo sono le stesse che avevamo prima della pandemia. Non sono cambiate e non sono aumentate. L’unica cosa, ma non mi pare che riguardi la nostra Ulss, è che per il recupero delle liste di attesa noi abbiamo dato alle Ulss tre possibilità. La prima è quella delle prestazioni aggiuntive, pagando di più quindi e in maniera diversa il nostro personale sanitario che fa le prestazioni aggiuntive anche serali e domenicali. La seconda è l’assunzione di personale, se lo trovano. La terza è ricorrere al privato accreditato. Però il numero del privato accreditato e convenzionato è oggi lo stesso di due anni fa. Quindi non mi è giunto proprio riscontro del fatto che ci sia stato un incremento rispetto al privato.
In questa fase comunque critica, con la Conferenza dei Sindaci e col territorio lei ha interloquito?
Io mi sono trovata più volte coi sindaci, con la Conferenza, anche con la direzione strategica assieme ai sindaci. La direzione ha presentato i dati rispetto al recupero delle liste di attesa e agli spostamenti dal Distretto 1 al Distretto 2 e da lì è stata anche accolta la richiesta da parte del territorio di evitare i disservizi che dicevo prima. Il dialogo, per quanto mi riguarda, è un dialogo costante, aperto e che continuo a mantenere aperto perché credo che sia necessario risolvere i problemi.
Il coordinamento dei consiglieri comunali e gruppi civici e politici di Area Vasta, che ha promosso la raccolta firme in corso sulla sanità bassanese, nei suoi comunicati stampa contesta, e cito tra virgolette, “l’assordante silenzio dell’assessore regionale Lanzarin”. Lei cosa replica?
Per quanto mi riguarda, e lo ripeto, io ho incontrato a più riprese i sindaci, ha parlato con i sindaci, ho risposto quando mi è stato chiesto di rispondere. È la direzione strategica che risponde quando si devono presentare dati o devono presentare altre cose. Io comunque sono sempre a disposizione e le mie porte sono sempre aperte per chi vuole dirmi qualcosa. Vorrei dire anche un’altra cosa…
La dica…
Il discorso secondo il quale sembra che si voglia smantellare la sanità bassanese oppure che l’Ulss Pedemontana è a rischio. Allora: smentisco nella maniera più assoluta questa cosa. L’Ulss Pedemontana non è oggi a rischio, è un’Ulss che è stata costruita a suo tempo, con delle dimensioni ben precise che oggi, fatalità, corrispondono anche alle dimensioni previste nei provvedimenti che stanno venendo avanti rispetto al territorio e penso al DM 71.
E non c’è nessuna volontà e intenzione di sminuire un ospedale rispetto a un altro. Io credo che questa Ulss è un’Ulss che ha una potenzialità molto alta, in cui ci sono tre ospedali, di cui due più o meno uguali perché ricordiamo che Santorso e Bassano hanno più o meno lo stesso numero di posti letto e di apicalità, con però delle alte specialità da una parte rispetto all’altra. E a dimostrazione che non c’è nessuna volontà di smantellare o di ridurre di importanza il nostro ospedale, vorrei ricordare che ci sono forti investimenti: innanzitutto quelli legati al territorio col PNRR, e la maggior parte dei finanziamenti sono nel nostro Distretto 1. Penso a Bassano, ad Asiago, a Romano d’Ezzelino e a Marostica, che sono le sedi distrettuali.
Ma penso anche agli interventi previsti a Marostica, con il progetto di spostamento della parte amministrativa per recuperare spazi nel nostro ospedale, ammodernarli e ricavare più sale operatorie per permettere quindi una maggiore attività chirurgica che oggi in alcuni casi deve spostarsi a Santorso perché qui a Bassano non ci sono sale chirurgiche a sufficienza.
Quindi nessuna intenzione di smantellamento, diminuzione oppure di una visione di privilegio di un ospedale rispetto a un altro. Anche perché io sono assessore del Veneto, però abito qui, questa è la mia Ulss di riferimento e questo è l’ospedale a cui io e la mia famiglia ci rivolgiamo. Quindi sarebbe masochista, se non illogico, che ci fosse un pensiero o un percorso in atto di questo tipo .
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