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La Pedemontata
Zanoni e Masolo (Europa Verde): “Sconti della Pedemontana flop clamoroso, Zaia lascia al suo successore 6,2 miliardi di debiti”. La vicepresidente De Berti: “Da Zanoni e Masolo politica meschina di chi agita spettri per ingannare i cittadini”
Pubblicato il 04 giu 2025
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Breaking news: la matematica è diventata un’opinione. Ma in realtà è già da anni che i numeri, se riferiti alla Superstrada Pedemontana Veneta, esprimono punti di vista piuttosto che dati oggettivamente indiscutibili.
E accade di nuovo, con una conferenza stampa al fulmicotone sui conti della SPV del consigliere regionale di Europa Verde Andrea Zanoni, seguita da un comunicato stampa analogamente al calor bianco - o se preferite al calor Verde - in cui oltre a quelle di Zanoni si aggiungono le dichiarazioni del suo collega di gruppo consiliare, il bassanese Renzo Masolo.
Il tutto ulteriormente seguito dalla altrettanto dura nonché inevitabile replica della vicepresidente della giunta Zaia ed assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Elisa De Berti, che dopo la gloriosa mattinata in modalità Futurama a Monaco di Baviera per la presentazione del treno ultraveloce a levitazione magnetica Hyper Transfer (di cui al mio articolo precedente) è dovuta ritornare sulla Terra per fornire la sua versione dei numeri contestati dai due consiglieri di minoranza. Ma, come fanno i bravi giornalisti, andiamo con ordine.
Foto Alessandro Tich
“Pedemontana Veneta, Zaia lascia 6,2 miliardi di debiti al successore”.
Parte con questo titolo ad effetto il comunicato stampa trasmesso in redazione dal consigliere Andrea Zanoni dopo la sua conferenza stampa a Palazzo Ferro Fini a Venezia.
“La strategia degli sconti sulla Superstrada Pedemontana Veneta si è rivelata un clamoroso fallimento - dichiara Zanoni -. Dopo un anno di funzionamento dell'intera infrastruttura e due mesi di scontistica del 60% per i veicoli leggeri, i dati di aprile 2025 certificano il disastro economico dell'operazione: il buco di bilancio previsto per il 2025 si allarga da 51,8 a 64,4 milioni di euro, richiedendo una variazione di bilancio da 12,5 milioni.”
“Gli sconti di Zaia sulla Pedemontana sono come i saldi di fine stagione: promettono miracoli ma vendono aria fritta - prosegue -. L'8% di aumento del traffico per coprire un buco da 51,8 milioni è come usare un cerotto per riparare una diga.”
La nota di Europa Verde presenta quindi “i numeri del fallimento” e cioè i “risultati deludenti” del mese di aprile dell’operazione di scontistica del 60% per i veicoli leggeri di classe A, avviata lo scorso 10 marzo per massimo due percorsi giornalieri fino a 25 chilometri ciascuno:
“Incremento traffico veicoli leggeri: solo l’8,5%
Incremento traffico complessivo: 8,77%
Maggiori incassi: appena 700.000 euro (+6.33%)
Per coprire il buco servivano almeno 4,3 milioni di euro in più al mese.”
“Le proiezioni basate sui dati di aprile 2025 - avverte Zanoni - disegnano uno scenario drammatico.”
Ovvero nel 2025 “il buco previsto a bilancio di 51,8 milioni salirà a 64,4 milioni (+12,6 milioni)”, nel 2026 “da 45,7 milioni previsti si arriverà a 71 milioni (+25,3 milioni)” e nel 2027 “da 40,3 milioni previsti si raggiungeranno 80,9 milioni (+40,6 milioni)”.
“Zaia ha trasformato la Pedemontana nel buco nero del Veneto: 6,2 miliardi in 39 anni che spariscono più velocemente della credibilità politica”, incalza il consigliere regionale di Europa Verde.
“Zaia lascerà ai suoi successori il regalo di Natale più costoso della storia del Veneto: 6,2 miliardi di debiti. Un conto più in rosso dell’abito di Babbo Natale”, commenta sarcasticamente.
Come si è giunti a cotanta cifra miliardaria?
“Assumendo i dati relativi al mese di aprile quale unità di misura per stabilire le previsioni per i prossimi mesi - spiega il comunicato -, con entrate da pedaggio di 11,6 milioni al mese (139 milioni annui) e uscite per canoni in media di 300 milioni l'anno, la perdita media annua sarà di 160 milioni di euro. Nell'arco dei 39 anni di concessione, questo genererà una perdita complessiva di 6,2 miliardi di euro.”
Secondo Europa Verde “le conseguenze del buco della Pedemontana si fanno già sentire sui servizi ai cittadini”.
Prova ne sia il fatto che nell’ultimo fondo biennale per la sicurezza stradale (DGRV 301/2022), dei 309 progetti presentati dai Comuni e dei 301 progetti finanziabili, ne sono stato finanziati soltanto 79 (il 26% del totale) lasciando 222 Comuni senza fondi (il 74% del totale). Ergo: “Oltre 3,5 milioni di veneto senza piste ciclabili, rotonde e marciapiedi sicuri”.
Quindi, per Europa Verde “dopo aver tentato inutilmente di scaricare la SPV sullo Stato e aver fallito con la scontistica, a Zaia resta solo una strada”.
E cioè “rinegoziare la convenzione del 7 marzo 2017 con la SIS, definita “capestro” per i vantaggi spudorati concessi al privato”.
Inoltre “il presidente non ha ancora provveduto a farsi restituire i 20 milioni di euro di IVA indebitamente versati alla SIS e non ha mai applicato le sanzioni di 25.000 euro al mese previsti per i ritardi nella consegna dei lavori”.
Morale della favola: “Ora che le scuse sono finite, Zaia dovrà affrontare la realtà: ha fatto il peggior affare della storia del Veneto.”
Europa Verde continuerà il monitoraggio costante dei dati di traffico e pedaggi attraverso accessi agli atti, garantendo trasparenza contro la “narrazione inverosimile” della Regione. Particolare attenzione sarà posta sulla prossima variazione di bilancio per recuperare i 12,5 milioni mancanti.
Precisa ulteriormente il consigliere regionale Renzo Masolo:
“La SPV passerà alla storia anche per l’enorme consumo di suolo causato e per i livelli di emissione di CO2. Questo progetto segna il fallimento politico e gestionale di una Regione governata con estrema disinvoltura, massicciamente piegata alle quattro ruote e incapace di gestire un sistema di trasporti all’altezza dei bisogni dei cittadini veneti.”
“In una qualsiasi azienda, un amministratore delegato che avesse prodotto un disastro simile sarebbe stato licenziato - conclude Zanoni -. I veneti a novembre 2025 terranno conto di questo fallimento o crederanno alle solite favole della propaganda del centrodestra?”
“Tutte illazioni e dati errati”, replica l’assessore veneto alle Infrastrutture e ai Trasposti e vicepresidente della giunta regionale Elisa De Berti.
“Si può raccontare la realtà mistificando i fatti ma i cittadini, dinnanzi a dati e cifre chiare, non possono essere ingannati - dichiara De Berti -. È apparso oggi un comunicato stampa dei consiglieri regionali Andrea Zanoni e Renzo Masolo sulla Superstrada Pedemontana Veneta. Con disarmante pressappochismo vengono enunciati dati che, seppur alcuni formalmente corretti, vengono rivestiti di un significato opposto alla loro natura. La Pedemontana registra aumenti di traffico certificati, reali e costanti, come più volte reso noto dalla Regione Veneto.”
E prosegue:
“Ma nella lettura di Zanoni e Masolo, illogica e superficiale, viene raccontato ai cittadini - senza alcun confronto con l’amministrazione - che la crescita dei transiti nella SPV sarebbe insufficiente, quasi un danno. In realtà l’aumento di traffico registrato è superiore all’8% da aprile 2025 e ha permesso maggiori introiti per oltre il 6%: cifre chiare che rispecchiano come la Pedemontana sta registrando un aumento importante del suo utilizzo, sia per quanto riguarda i veicoli leggeri sia per il traffico pesante. Toglie più di 80 mila veicoli quotidianamente dal traffico dalle strade interne e alleggerisce le vicine arterie autostradali fin troppo congestionate, con ricadute anche su incidentalità e sicurezza.”
“I cittadini lo sanno e la utilizzano sempre più, come gli imprenditori e il tessuto economico - afferma la vicepresidente -. La utilizza anche Zanoni ma i consiglieri raccontano ai cittadini che la SPV sarebbe inutile: è la politica meschina di chi agita spettri per ingannare i cittadini.”
“La SPV è stata realizzata in project financing - aggiunge la “numero due” di Palazzo Balbi -. Non ci sono ‘buchi’ di bilancio regionali, non c’è debito lasciato ai cittadini. Chi parla di 6,2 miliardi a carico dei veneti, disinforma scientemente. Omette di dire che è vero che come Regione abbiamo uscite per 39 anni, ma anche che per altrettanti si incasseranno i pedaggi della SPV, con flussi in crescita. Chi scrive queste note non ha competenza amministrativa o è in mala fede. La Pedemontana è un asse strategico, un’opera che guarda al futuro, non al passato.”
“La questione IVA di cui parla il consigliere è oggetto di una istanza per il rimborso dell’importo di euro 20.147.000, corrispondente all’Iva addebitata in rivalsa su fatture della società Superstrada Pedemontana Veneta - continua -. Come noto sulla questione è attualmente pendente un contenzioso giudiziario tra la Regione Veneto e la società, quindi non vi è alcuna inerzia da parte dell’amministrazione regionale. La stessa cosa vale per le penali che vengono applicate secondo la legge al termine delle opere. Il calcolo e l’applicazione degli importi relativi al ritardo dell’esecuzione dei lavori sarà determinato solo quando verrà emesso il certificato di ultimazione delle opere da parte del Direttore dei Lavori.”
“Va precisato, infatti, che nonostante l’infrastruttura sia pienamente aperta al traffico e utilizzabile da oltre un anno, il Concessionario sta ancora ultimando alcune lavorazioni accessorie - aggiunge -. Con la fine dei lavori sarà possibile per l’Amministrazione definire l’entità di tali ritardi (che, di fatto, stanno ancora maturando) e provvedere ai sensi del contratto di concessione con la determinazione delle conseguenti penali.”
“L’accusa secondo la quale Regione non applica le penali per motivi di opportunità, come lasciano fraudolentemente intendere i consiglieri d’opposizione nella loro nota - conclude Elisa De Berti - è al solito errata, fuorviante ed imprecisa.”
Insomma: montano i numeri, montano i contro-numeri e montano nuovamente le polemiche.
Sulla Pedemontata per il momento è tutto, a voi la linea.
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