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Non ci siamo proprio
Far slittare di un anno l'entrata in vigore del taglio dei tribunali, compreso quello di Bassano del Grappa? Si rischierebbero il caos e il “disastro organizzativo”. Lo sottolinea un articolo del Corriere della Sera
Pubblicato il 15 giu 2013
Visto 3.508 volte
Qui Ospedale, a voi Tribunale.
Il polverone mediatico sollevato dai presunti tagli al San Bassiano ha relegato in secondo piano la questione della lenta agonia della sede giudiziaria di via Marinali, il cui taglio è invece effettivo ed ufficiale.
Non che la chiusura del Tribunale di Bassano, prevista per il prossimo 13 settembre, non ci facesse dormire la notte, per carità: ma si tratta pur sempre di un pezzo di “bassanesità” che merita ancora una qual certa attenzione.
Foto: archivio Bassanonet
E l'attenzione ce l'ha richiamata un nuovo articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, che vi invitiamo a leggere per esteso (www.corriere.it/economia/corriereconomia/13_giugno_14/tribunali_224a4c08-d4cc-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml) dedicato al destino dei “tribunalini” soppressi per la spending review giudiziaria: una condanna a morte decretata dal governo Monti e in fase di esecuzione da parte del governo Letta.
L'articolo di Rizzo, in particolare, pone l'accento sulle gravi conseguenze che secondo i giudici di Magistratura democratica (“corrente non certo ostile al Pd”) e secondo i tecnici del Ministero della Giustizia deriverebbero dal rinvio di un anno dell'entrata in vigore della riforma della geografia giudiziaria, proposto e sostenuto da alcuni parlamentari tra cui la bassanese, e senatrice democratica, Rosanna Filippin.
Anna Maria Cancellieri, attuale ministro della Giustizia, è stata chiara e granitica. Secondo il Guardasigilli, come ricorda l'articolista del Corsera, “uno stop o un differimento improvviso, a ridosso dell'entrata in vigore della riforma finirebbe per provocare il caos negli uffici giudiziari e il disorientamento dei cittadini”, per una legge che prevede la possibilità di integrazioni e correzioni “ma non il rinvio della partenza”.
E questo perché? Perché si tratta della riforma di una parte dello Stato, che riguarda l'accorpamento ad altre sedi non solo di 31 tribunali periferici, ma anche di 220 sezioni giudiziarie distaccate e di 667 uffici del giudice di pace: un meccanismo gigantesco di cui si può emendare qualche dettaglio, ma che è impossibile da arrestare.
E' quello che scrive Rizzo: “Da Orvieto a Bassano del Grappa, come abbiamo visto, fioccano le lamentele. Mentre nelle stanze del ministero della Giustizia i tecnici si affannano a spiegare che una nave così imponente, una volta messa in movimento, si può fermare solamente affondandola”.
Già: perché magari ci vogliono anni, se non decenni, per approvare una riforma nel settore pubblico. Ma una volta approvata, gli apparati statali acquisiscono un'improvvisa e soprattutto insolita capacità e velocità di azione e non guardano in faccia a nessuno.
E' quello che sta proprio accadendo a seguito del Decreto di riordino, poi convertito in legge, della geografia giudiziaria.
La prima e inevitabile conseguenza, riportata dal Corriere, è il “fuggi fuggi” del personale dei tribunali. In previsione dell'entrata in vigore della riforma sono già state approvate, e sono quindi effettive, le nuove piante organiche e il CSM “ha cessato di coprire i vuoti che si sono creati negli uffici giudiziari soppressi già a partire dal momento in cui i decreti sono stati approvati. Senza contare i magistrati che hanno chiesto e ottenuto il trasferimento dalle sedi che devono essere chiuse. Idem per gli altri dipendenti.”
“C'è poi - ricorda Rizzo - il problema delle udienze. Siccome i processi in calendario dopo il 13 settembre del 2013 devono svolgersi nelle sedi cui gli uffici giudiziari soppressi sono stati accorpati, ecco che gran parte delle udienze sono state già fissate. Per non parlare delle citazioni, dei rinvii a giudizi e altro. Inevitabilmente un rinvio comporterebbe la necessità di mandare migliaia di nuove notificazioni, con tutti i possibili disguidi del caso.” Per non parlare del fatto che “dal settembre dello scorso anno sono già partite istruzioni ministeriali che insieme alle delibere del Consiglio superiore della magistratura relative agli organici hanno già di fatto svuotato di funzioni le sedi distaccate in procinto di essere soppresse”.
“Ancora più caotici - è ancora un passo dell'articolo - potrebbero essere gli effetti del rinvio, sostengono gli esperti del ministero della Giustizia, sugli uffici dei giudici di pace, per cui sono state già istruite circa 200 istanze di salvataggio avanzate dagli enti locali disposti ad accollarsene il costo. Proprio i costi rischiano di essere il problema più rilevante. Perché l’approvazione della riforma ha già determinato tagli consistenti alla dotazione finanziaria del ministero della Giustizia, che in caso di un rinvio bisognerebbe ripristinare.”
Insomma: non ci siamo proprio. Con lo spostamento in avanti di un anno dell'entrata in vigore della riforma delle sedi giudiziarie il rischio è quello di creare il caos, o addirittura - come paventa un magistrato della procura di Sanremo -, “un disastro organizzativo”.
Particolare curioso: tra i vari “parlamentari all'assalto per ridurre i tagli”, Sergio Rizzo prende di mira proprio la bassanese Rosanna Filippin che nelle scorse settimane aveva diffuso una piccata risposta a un altro articolo del giornalista del Corriere, sempre in tema di tribunalini, invitandolo a Bassano “per dibattere di questo argomento e per sfidarlo con dati e numeri alla mano”.
Un altro aspetto che ci fa riflettere è che il problema delle possibili nefaste conseguenze dello slittamento della riforma viene sollevato non da un addetto ai lavori giudiziari ma da un giornalista, per quanto firma autorevole del più autorevole quotidiano italiano.
Possibile che gli avvocati - compresi quelli bassanesi, che sperano ancora nel salvataggio del Tribunale e che masticano carte e udienze tutti i giorni - non se ne siano accorti?
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