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Pericolo di estinzione
L'artista Toni Zarpellon annuncia di voler abbandonare al loro destino, dopo trent'anni, le sue Cave di Rubbio in territorio di Bassano. Riflettori accesi su un tesoro turistico e di aggregazione sociale che rischiamo di perdere
Pubblicato il 15 giu 2017
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In una Bassano che perde progressivamente i pezzi - il Tribunale insegna - può capitare anche di dover scrivere del rischio di perdere un luogo di pura magia. Visitato e conosciuto più di qualsiasi altro museo o centro di cultura della città perché libero, immerso nella natura, unico e irripetibile.
Sono le Cave di Rubbio: lo straordinario (nel senso etimologico di “fuori dall'ordinario”) allestimento artistico realizzato nelle cave di pietra calcarea dismesse di Rubbio di Bassano del Grappa.
È l'opera universalmente più famosa di Toni Zarpellon, quotato pittore e scultore originario di una famiglia di ceramisti di Nove. Che alla fine degli anni '80, in un periodo di forte crisi personale, ha intrapreso una profonda ricerca su se stesso e sui significati dell'esistenza e del mondo circostante trasformando le rocce di questi anfiteatri di pietra, affacciati sull'intera distesa della pianura veneta, in un nuovo universo di volti, di corpi stilizzati e di voci che non parlano.
Rubbio, la Cava Dipinta, particolare (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
È così che ha preso forma la “Cava Dipinta”: uno stupefacente bestiario multicolore, in cui le nude pietre hanno acquisito fattezze animali e lineamenti umani per un primordiale ritorno all'essenzialità del nostro “essere viventi” in contrapposizione alla civiltà dei consumi. Un messaggio reso ancora più forte dall'autore nella seconda, conturbante cava trasfigurata ad arte: la “Cava Abitata”, i cui inquilini appesi alle pareti di pietra sono vecchie marmitte e consunti serbatoi di autoveicoli, trasformati in arrugginiti scheletri e inquietanti spettri umani che sembrano volerci comunicare il loro dolore esistenziale (per una suggestiva galleria fotografica della “Cava Dipinta” e della “Cava Abitata”: www.magicoveneto.it/Bassano/Rubbio/CavaDipinta-1.htm).
Il percorso delle Cave di Toni Zarpellon prosegue con la “Cava Laboratorio”: non un'adunanza silenziosa di nuove e strane creature, bensì un luogo di sperimentazione aperta in cui ogni visitatore, con pennelli e colori in mano, può diventare partecipe e lasciare il proprio segno.
Infine la “Cava dell'Immaginazione”: uno spazio metafisico originariamente lasciato tale e quale, in cui le pareti rocciose potevano essere “riempite” dal solo e puro pensiero e dall'immaginario creativo di chi le osserva, poi evolutosi in “Cava Teatro”, riservata ad eventi per bambini e famiglie.
Si tratta dunque di un itinerario dello spirito realizzato dall'artista alla ricerca di se stesso, ma per renderlo condivisibile e fruibile assieme a tutti gli altri.
E gli “altri” hanno risposto alla grande: in quasi una trentina d'anni le Cave di Rubbio sono state visitate da oltre 500.000 persone.
I libri delle presenze, conservati in una piccola rimessa senza porte all'imbocco della stradina che scende fino alle Cave, sono stracolmi di commenti e riflessioni scritte da persone di tutta Italia e del resto del mondo. Nei quattro spazi reinventati dalle metamorfosi di Zarpellon - “Cava Dipinta” e “Cava Abitata” in primis - sono stati ambientati negli anni spettacoli teatrali e concerti, ospitato un “Festival della Fiaba Animata”, organizzati laboratori e visite guidate, promossi incontri didattici e workshop creativi, girati video e cortometraggi. Tra questi il video “Supernatural Ground”, realizzato nei mesi scorsi da Valentina Furian e prodotto dal Museo Civico di Bassano per il progetto sull'immigrazione “I Come From”.
È la comunità che si è appropriata di questo palcoscenico artistico senza eguali, di cui Toni Zarpellon ha sempre continuato ad essere - ritornandovi costantemente e con discrezione - l'amorevole custode: una sentinella dell'arte intenta stabilmente a ripulire le erbe infestanti e a ridare i colori che sbiadiscono col tempo.
Fa pertanto tristezza leggere sul “Giornale di Vicenza” della sua intenzione, a partire dal prossimo 1 gennaio, di abbandonare le Cave al proprio destino.
Colpa degli esemplari di un altro bestiario, che da tempo, soprattutto col buio, approfittano dell'isolamento di questi luoghi per compiere incursioni vandaliche, danneggiando le opere e la segnaletica dell'area e spargendo immondizie.
È l'altra faccia dell'umanità: quella dei deficienti antropomorfi.
Dopo tre decenni Zarpellon è stanco di dover rimediare a queste ripetute offese, riparando da solo i continui danni perpetrati a ciò che ha “costruito con tanta passione”.
Ma c'è anche la stanchezza fisica dovuta alla incessante e solitaria opera di pulizia dell'ambiente artistico da erbacce e sterpaglie. Perché la natura continua i suoi cicli, senza guardare in faccia a nessuno. Il “padre” delle Cave non ha mai chiesto a nessuno di aiutarlo nel diserbo dell'area, ma gli anni passano anche per lui.
Da qui l'annuncio-choc dello stesso autore: a partire da primo giorno dell'anno prossimo, le quattro Cave di Rubbio saranno lentamente e gradualmente lasciate a se stesse.
Col passare degli anni le erbe infestanti ricopriranno le rocce, i colori saranno consumati dal sole e dalla pioggia, anche i vandali avranno campo libero illimitato e le Cave ritorneranno al loro stato originario.
Non è ancora una decisione ufficiale, ma un serissimo proposito:
quasi un appello in extremis, da leggere e da cogliere tra le righe, per evitare l'imminente pericolo di estinzione delle bestie di pietra e dei fantasmi di metallo che animano l'universo visivo e visionario di questa singolare rappresentazione del genius loci bassanese.
Appello che - a quanto pare - è stato raccolto dall'assessore comunale alla Cultura e alla Promozione del territorio Giovanni Cunico, che leggendo ieri il quotidiano locale si è accorto del problema e che oggi, sullo stesso giornale, corre mediaticamente al capezzale delle Cave di Rubbio, e cioè di Bassano, che chiedono aiuto.
Dal cappello a cilindro assessoriale spunta infatti l'idea di affidare la gestione delle Cave ad una apposita associazione, da individuare tra quelle già esistenti o da costituire allo scopo, e di renderle stabilmente un “luogo dell'arte” all'aria aperta sul modello di Arte Sella: lo spazio di incontro tra la natura e l'arte contemporanea, nella Val di Sella trentina, dove si svolgono anche alcuni spettacoli di Operaestate Festival.
Si tratta di un accostamento ardito: Arte Sella è infatti una macchina da guerra che nella vicina Provincia Autonoma si avvale del sostegno di un nutrito pool di partner istituzionali e privati, che da queste parti possiamo solo sognare.
Ma chissà che non possa nascere, in prospettiva, una forma di sinergia sulla falsariga del recente accordo tra il Comune di Bassano e il MuSe di Trento per la gestione del futuro Polo Museale Santa Chiara.
Qualcosa deve essere fatto, purché lo si faccia: perché le Cave di Toni meritano di non chiudere e di continuare a vivere. Con tutti i loro fantastici frammenti di bestiario, zoologico e umano, che ci ammoniscono, e ci invitano a riflettere, sullo spirito animale che si annida dentro di noi.
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