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Agnese Moro: “Mio padre, uomo semplice e libero”

Il sorprendente ritratto del leader democristiano ucciso dalle Brigate Rosse nelle parole della figlia

Pubblicato il 10 feb 2009
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“Mi raccomando, spegnete il gas”. Non c’era una volta, telefonando a casa da ogni parte del mondo, che l’onorevole Aldo Moro non lo ricordasse alla famiglia. Un’affettuosa raccomandazione che non mancava mai, contenuta persino in un’accorata lettera alla moglie scritta dalla prigione delle Brigate Rosse ma mai fatta recapitare dai terroristi. Come tutte le altre lettere scritte e mai consegnate ai famigliari, ritrovate dodici anni dopo il rapimento in un covo delle BR a Milano.
E’ uno degli affettuosi ricordi che Agnese Moro, figlia dello statista sequestrato e ucciso dai terroristi, racconta alla platea dell’ANCI Veneto, riunita in Sala Consiliare a Bassano per commemorare la figura del padre.
“L’Aldo Moro che ho conosciuto - spiega ai presenti - non è l’uomo politico, ma mio padre: questa persona così capace di ricordarsi sempre di noi e di mettere insieme le cose grandi e piccole.”

Agnese Moro in Sala Consiliare a Bassano

L’uomo di governo che incontrava gli altri potenti della Terra era in realtà “un uomo di grandissima semplicità, che evitava la mondanità e preferiva raccogliere la frutta in campagna e curare le sue rose in giardino”. Nei confronti dei figli “ha avuto sempre la capacità di insegnarci a non litigare e a capire sempre le ragioni dell’altro”.
Il ricordo più forte “è quello di mio padre che dopo un’intensa giornata piena di impegni, tornava a casa la sera e ricominciava a lavorare su un divanetto scomodissimo, con la luce che cadeva dall’alto, dove scriveva i suoi discorsi e preparava le sue lezioni.”
Docente universitario, dalla prigione delle BR avrebbe scritto una lettera anche ai suoi studenti “chiedendo scusa per non poter completare il corso.” La figlia rammenta “la grande libertà interiore” dell’illustre genitore e la sua “capacità di vivere in solitudine scelte anche importanti.” Una vita legata all’idea, ispirata alla Costituzione, che “la democrazia è una strada di liberazione a cui tutti sono chiamati a partecipare.”
Al termine del suo discorso Agnese Moro cita una misteriosa e sorprendente frase contenuta in un’altra lettera del padre scritta dal covo dei terroristi: “Io ci sarò ancora, come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa.”
“Un incontro come questo - conclude, suscitando un lungo e caloroso applauso - mi fa pensare che forse aveva ragione.”

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