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Più No che Sis

La Cassa Depositi e Prestiti si oppone all’iter della Superstrada Pedemontana Veneta, contestando i flussi di traffico previsti. A rischio il finanziamento di JP Morgan tramite l’emissione di project bond e la prosecuzione dei cantieri

Pubblicato il 25 lug 2016
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Ci mancava anche questa. C’è il serio e concreto rischio di blocco della Superstrada Pedemontana Veneta. Nonostante la discesa a Roma di venerdì scorso del governatore Luca Zaia e del commissario Silvano Vernizzi, che hanno incontrato il ministro delle Infrastrutture Graziano DelRio, sull’infrastruttura in costruzione pende come un’ascia sulla testa la spada di Damocle della Cdp, ovvero della Cassa Depositi e Prestiti.
La finanziaria e banca d’affari newyorkese JP Morgan è disposta a emettere dei project bond per 1,6 miliardi a copertura del cosiddetto “closing finanziario” dell’opera, ma l’emissione è congelata proprio dalla Cdp, che non ha sottoscritto il proprio avallo a garanzia dell’operazione e quindi degli investitori.
Secondo uno studio dei tecnici della Cassa Depositi e Prestiti e della Bei - Banca Europea degli Investimenti, il piano di rientro degli investimenti tramite i pedaggi superstradali non regge: sulla futura SPV non transiterebbero più di 10-17mila veicoli al giorno.

Foto: archivio Bassanonet

Un flusso di traffico inferiore a quello di provinciali come la Gasparona o la Castellana, e appena un terzo delle previsioni del Commissario straordinario dei 44mila veicoli al giorno nel 2023: soglia sotto la quale il consorzio Sis - come da contratto - potrà percepire un risarcimento dai fondi pubblici, per mancato flusso di traffico, fino a un massimo di 30 milioni l’anno per 15 anni. Così secondo Vernizzi. 366 milioni l’anno per i 39 anni della concessione, ovvero 20 miliardi di euro interessi compresi, invece, secondo le stime della Cdp.
Sulla cruciale questione è guerra di cifre. Sarà pertanto decisivo il vertice indetto per venerdì, a seguito dell’incontro col ministro a Roma, negli uffici del Commissario a Mestre. Convocati ministero, Regione Veneto e Cassa Depositi e Prestiti che in questa sede dovrebbe ufficializzare la propria opposizione alla garanzia sui project bond. Non venissero emessi gli 1,6 miliardi di JP Morgan, la Pedemontana rimarrebbe un’opera da 2 miliardi e 250 milioni di fatto senza più finanziamenti, escluso il residuo di 200 milioni dei fondi già concessi dallo Stato. I cantieri verrebbero bloccati e con essi la sconquassante viabilità provvisoria lungo l’asse dei lavori. Sarebbe una gigantesca ferita, e uno scandalo di dimensioni abnormi, nel cuore del Veneto.

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