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God Save the Queen
Brexit: il Regno Unito saluta la UE. L’eurodeputata Mara Bizzotto: "Cade il muro dell’Unione Sovietica Europea. I referendum si moltiplicheranno e travolgeranno l’Europa delle banche e del dominio tedesco. Ora toccherà a noi anche in Italia"
Pubblicato il 24 giu 2016
Visto 5.467 volte
E io che pensavo che la Brexit fosse l’uscita della città di Brescia dalla Padania. Scherzi a parte, il clamoroso esito del referendum nel Regno Unito che ha decretato la vittoria del “Leave”, ovvero del bye-bye all’Unione Europea, sta scatenando inevitabilmente i commenti degli osservatori, degli opinionisti e dei tuttologi di tutto il mondo.
Non fanno eccezione i rappresentanti del pensiero leghista, euroscettici (uso un eufemismo) a prescindere. E’ per questo che oggi mi occupo di Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega Nord. Non lo facevo da lungo tempo, devo riconoscerlo. E questo, fondamentalmente, per due motivi.
Il primo motivo è costituito dal fatto che l’eurodeputata di Tezze sul Brenta - come già più volte riferito in passato - ha già da anni cancellato l’indirizzo di Bassanonet, in quanto testata non gradita, dalla mailing list dei suoi comunicati stampa. I quali, tuttavia, sono facilmente reperibili nella posta elettronica di altre redazioni per le quali lavoro e sui canali web e social della diretta interessata. Se non entrano dalla porta, dunque, si possono pescare tranquillamente dalla finestra.
Fonte immagine: radio24.ilsole24ore.com
Perché allora in tutto questo tempo non me ne sono occupato, dedicando perlomeno qualche riga agli atti e alle dichiarazioni della nostra rappresentante politica in Europa? Per il secondo motivo, che è di natura più generale.
E riguarda la constatazione che ben poche volte gli atti e le dichiarazioni medesime dei nostri eletti a Strasburgo e a Bruxelles, chiunque essi siano, risultano giornalisticamente rilevanti.
Ma oggi, con un comunicato stampa diffuso a quasi tutte le redazioni in mattinata, l’onorevole Bizzotto è davvero “sul pezzo” e reclama a gran voce la nostra attenzione.
A cominciare dalla prima frase dell’intestazione del comunicato: “Con la Brexit cade il muro dell’Unione Sovietica Europea!” Perché è di Brexit, ovviamente, che si sta parlando.
“Con il trionfo della Brexit e l’uscita dalla Gran Bretagna dalla UE - dichiara nella nota l’eurodeputata leghista - vincono la libertà e la democrazia contro l’Europa delle banche e del dominio tedesco.”
“Il 23 giugno - prosegue Mara Bizzotto - sarà ricordato nei libri di storia come il giorno dell’indipendenza del Regno Unito dalla UE: il referendum inglese ha un’importanza storica pari a quella della caduta del Muro di Berlino perché, come nel 1989 crollò il simbolo dell’oppressione comunista, così oggi si sgretola il muro di questa Unione Sovietica Europea.”
“Con il loro voto - commenta ancora l’eurodeputata - gli inglesi hanno davvero cambiato il mondo perché nulla sarà più come prima. La Brexit provocherà un effetto valanga che travolgerà la UE, con tanti altri Paesi e Popoli che promuoveranno i referendum per uscire dalla prigione europea e per ritornare liberi ed indipendenti da Bruxelles.”
“Ora toccherà a noi, anche in Italia - conclude -, riscrivere l’inizio di una nuova storia che ci farà tornare padroni del nostro futuro”.
Così parlò Mara Bizzotto. Alla quale mi permetto di ricordare che a votare al referendum non sono stati solo gli inglesi.
Il tutto in sintonia col grande capo Matteo Salvini, anch’egli eurodeputato, che sempre oggi ha twittato: “Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit”.
La qual cosa mi ispira un improvviso e sano impulso di qualunquismo applicato. Perché, in queste concitate ore del dopo-Brexit, interrogarsi sull’utilità e la convenienza di fare parte di questo tipo di Unione Europea è comunque cosa buona e giusta. Ed è altrettanto giusto, e inderogabile, che l’argomento venga posto in primo piano dall’agenda politica.
Ma, come per tutte le cose, è sempre questione di pulpiti.
Perché gli interventi di cui sopra sono ampiamente rappresentativi di un particolare fenomeno che mi ha sempre incuriosito: quello degli europarlamentari anti-Unione Europea.
Vale a dire persone che si candidano e si fanno eleggere al parlamento europeo, salvo poi dedicare molte energie del loro mandato quinquennale non a cercare di migliorare ciò che nel sistema-Europa non funziona, ma a contestare tale sistema in linea di principio. E cioè ad attaccare a testa bassa quell’Unione che - con tutti i difetti che avrà - è pur sempre un’istituzione politica di cui sono i rappresentanti, e per di più anche ben stipendiati. Ed è quantomeno insolito contestare pubblicamente il proprio datore di lavoro.
Quanto invece all’Unione Europea delle direttive, delle banche e dei burocrati (ultima mia concessione al qualunquismo applicato), dopo il voto britannico dovrà darsi una bella e sonora regolata.
Tenendo soprattutto d’occhio i Paesi neo-entrati, che dopo la prima sbornia di rincorsa generale ai finanziamenti europei hanno ormai da tempo esaurito l’euroluna di miele covando al loro interno forti tendenze anti-unioniste.
Un effetto domino di brexitismo diffuso è da non sottovalutare e - comunque la si pensi - nella vecchia e sconquassata Europa si apre oggi uno scenario ricco di imponderabili incognite.
Insomma: God Save the Queen. E, nei limiti del possibile, salvi anche noi.
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