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“Prossima stazione: Nordest”. Alla stazione ferroviaria di Rossano Veneto, simbolo di degrado, la candidata PD alle regionali Antonella Corradin e il portavoce UFAB Dario Berti perorano la causa del potenziamento dei trasporti su rotaia
Pubblicato il 22 apr 2015
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Per incontrare i cronisti e i cittadini scelgono uno dei luoghi-simbolo, nel nostro territorio, dell'abbandono e del degrado in cui versano le strutture della rete periferica delle ferrovie: la stazione di Rossano Veneto.
Antonella Corradin, sindaco di Lusiana, candidata PD al consiglio regionale e Dario Berti, portavoce dell'UFAB, lo storico Comitato Utenti Ferrovie Area Bassanese, tengono una conferenza stampa a due voci intitolata “Prossima stazione: Nordest”. Ovvero, per specificare meglio il tema: “Il trasporto su rotaia nel Veneto: fermo su...un binario morto?”.
Una questione che, ciclicamente, riaffiora in superficie. Perché i problemi, gira e rigira, sono sempre quelli. In primo luogo le prospettive per i pendolari ferroviari, ovvero quell'intero popolo in movimento quotidiano che si trova spesso ad affrontare grossi disservizi. Ma anche la chimerica Metropolitana di superficie (altrimenti detta SFMR, Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale), di cui si sente parlare dalla fine degli anni '80 e che ancora oggi rappresenta una delle grandi incompiute di casa nostra. E poi, in fatto di ciclica ricorrenza delle problematiche presentate alla pubblica opinione, la questione delle questioni: e cioè se sia possibile “un nuovo modello per vie di comunicazione che riducano l'impatto della circolazione su gomma”. Detto in un periodo in cui i cantieri della Superstrada Pedemontana - nonostante tutto - procedono spediti, è un'argomentazione che perlomeno suona controcorrente.
La conferenza stampa vicino ai binari della stazione ferroviaria di Rossano Veneto
“Oggi il 90% delle persone e delle merci si sposta su gomma - sostiene Dario Berti -. Il motivo è l’inefficienza dei mezzi che i cittadini hanno a disposizione. Ne è un esempio concreto anche questa stazione, oltre che quella di Bassano, un punto cruciale della linea ferroviaria Trento-Bassano-Padova che da troppi anni attende un ammodernamento, una significativa riduzione dei tempi di percorrenza e soprattutto un incremento della frequenza del servizio in particolar modo nelle ore di punta.”
“Per migliorare il sistema di treni regionali - precisa Antonella Corradin - bisogna raddoppiare i binari dove serve (almeno nel tratto Noale-Maerne), completare l’elettrificazione nelle tratte mancanti, rinnovare le stazioni portandole in linea con gli standard europei. Si deve effettuare una pianificazione di orari e coincidenze intelligenti e mirati, evitando assurde sovrapposizioni con i bus di linea che spesso percorrono le stesse tratte con aggravi inutili sulle finanze pubbliche. Altro punto fondamentale è il biglietto unico che deve essere valido per tutto il trasporto pubblico regionale: un’agevolazione importante per cittadini e turisti.”
Secondo la candidata i collegamenti del Bassanese con Padova, Venezia, Treviso attraverso la ferrovia potrebbero, con un progetto serio di investimenti, diventare un’alternativa concreta all’uso dell’auto, con ricadute positive su traffico, inquinamento, sicurezza stradale e turismo. A maggior ragione “è necessario costruire il collegamento Bassano-Vicenza, realizzabile anche con pochi investimenti: un intervento che garantirebbe un treno ogni 30 minuti. In definitiva, adeguamenti e manutenzioni sulla rete ferroviaria consentirebbero di adeguarsi agli standard europei e soprattutto di migliorare la qualità di vita dei nostri pendolari”.
“Il sistema ferroviario veneto è fermo dagli anni ’70 - afferma Corradin - la metropolitana di superficie non va avanti e forse mai toccherà il nostro territorio e la Regione investe in questo settore 6 € pro capite a fronte dei 10 dell’Emilia Romagna e dei 14 della Lombardia. Questa situazione è ormai intollerabile considerati i 200.000 pendolari che ogni giorno utilizzano i treni.”
“La Regione Veneto, invece - prosegue -, negli ultimi 20 anni ha investito solo sul trasporto su gomma, destinando le risorse a grandi opere stradali impattanti, spesso non condivise né con i cittadini né con i sindaci, la cui programmazione sembra non aver tenuto conto dei reali flussi di traffico ma piuttosto ad un utilizzo a dir poco leggero di strumenti quali la finanza di progetto. Se a questo aggiungiamo che per ogni miliardo di spesa in grandi opere si creano circa 1.500 posti di lavoro, mentre la stessa spesa per adeguamenti e manutenzioni crea circa 16.000 posti di lavoro, non si comprende davvero quale sia la logica di questa scelta.”
“Questo non significa che le strade non servono o non vadano realizzate - puntualizza il sindaco di Lusiana -. Di sicuro il modello da seguire non è quello Galan-Chisso-Zaia. In ogni caso, se grandi opere sono necessarie, queste devono essere realizzate con trasparenza, con una attenzione particolare all’impatto ambientale che possono causare, capaci di coniugare maggiore efficienza e minori costi.”
Durante la conferenza emergono anche le problematiche relative ai trasporti pubblici su gomma, e a tal proposito interviene anche Roberto Campagnolo, vicesindaco di Bassano, nella sua veste di vicepresidente dell’Ente di Governo vicentino per il trasporto pubblico.
“E’ indubbio - dichiara Campagnolo - che la Regione abbia negli ultimi anni prediletto le grandi opere, molto spesso con risultati discutibili, al trasporto pubblico, ritrovandoci oggi in una situazione inadeguata rispetto allo standard europeo. Si deve investire per permettere ai nostri cittadini pendolari che lavorano, studiano e si spostano quotidianamente, oltre ai numerosi turisti, di usufruire di un servizio efficiente e integrato. Inoltre, sarà necessaria anche una campagna di sensibilizzazione per incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici sia a livello provinciale sia nell’urbano.”
“E’ arrivato il momento di pensare ad una rete intelligente di trasporti ferroviari - conclude Corradin -, in sinergia con l’alta velocità, con il sistema di trasporto pubblico su gomma, e con la mobilità dolce: siamo una regione con un’economia europea ma il nostro sistema ferroviario è da terzo mondo. Dobbiamo davvero contare di più e portare in Regione la voce dei cittadini e dei pendolari: la regione deve avere le competenze e deve fare da regista del cambiamento rendendo facilmente fruibili e convenienti i collegamenti nelle principali direttrici venete.”
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