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Il segno di Ale Gaggio, artista bassanese, per una cronaca del presente

Pubblicato il 14 gen 2015
Visto 3.305 volte

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La storia parla di una terribile carneficina, i resoconti si arricchiscono in continuazione di nuovi particolari. A volte macabri, forse inutili e diretta conseguenza del bombardamento mediatico che grazie alla tecnologia ci permette di essere in ogni luogo, in ogni momento.
La storia parla anche della più imponente manifestazione di piazza che il dopoguerra ricordi, una Parigi che ha visto due milioni di persone manifestare contro ogni forma di terrorismo e rivendicare l’amore verso la libertà, con una gigantesca matita a passare di mano in mano in un crowd surfing che ha consegnato alle telecamere di tutto il mondo un omaggio al simbolo di questa terribile vicenda, lo strumento di lavoro dei vignettisti uccisi lo scorso 7 gennaio.
Proprio su quei social network che a fatica sono riusciti a raccogliere tutte le voci di un’onda emotiva senza precedenti ha conosciuto grandissima diffusione l’immagine che vedete sopra questo articolo, opera di Alessandro Cerantola, in arte Ale Gaggio, artista 33enne di Bassano del Grappa.

Il disegno di Ale Gaggio ispirato a Charlie Hebdo

“La libertà, in tutte le sue forme, è da proteggere anche a costo della propria vita” è il messaggio di cui si fa portatore il disegno attraverso le parole stesse del proprio autore, un messaggio per certi versi ‘semplice’ come semplici sono i tratti che lo caratterizzano, linee essenziali che colpiscono dritte al cuore con il loro carico dirompente di potenza comunicativa che supera i confini della pagina, cartacea come telematica.
Le matite di Charb, Cabu, Tignous, Wolinski e Honoré sorvolano un paesaggio facilmente collegabile al nostro territorio, faccia di una medaglia che si chiama mondo e panorama in cui Natura e cemento possono arrivare a convivere pacificamente tra montagne, funivie, chiese cristiane e moschee. Al centro, quel “Je suis Charlie!” diventato ormai slogan globale a cui si può decidere di aderire o meno e che diventa comunque strumento di libertà, mezzo attraverso il quale elaborare il lutto a modo proprio, sforzandosi di affrontare questa gigantesca questione magari cambiando prospettiva, entrando in contatto con tutto quello che è ‘altro’ rispetto a noi. “Solo un disegno”, dite? No, proprio per niente.

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