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Fuori i secondi
All'assemblea di Confcommercio, la presidente Teresa Cadore lancia la carica per la categoria in termini pugilistici: “E' suonata la campana dell'ultimo round”. E sui costi del servizio rifiuti sferra un uno-due nei confronti di Etra
Pubblicato il 08 nov 2014
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Se Atene piange, Sparta non ride. Tradotto nel contesto bassanese: se da una parte i piccoli negozi continuano a soffrire (su 724 spazi economici censiti in centro storico, ben 154 risultano essere chiusi, pari al 21% contro il 10% di media nazionale) anche per la Grande Distribuzione Organizzata sono finiti i tempi delle vacche grasse. La catena di supermercati austriaca Billa sta per lasciare definitivamente l'Italia per rafforzarsi nell'Est Europa e pare anche che per il Gruppo Coopca ci sia odore di riorganizzazione e di chiusure.
Lo sottolinea la presidente di Confcommercio Bassano Teresa Cadore nella sua relazione all'annuale assemblea sociale dell'associazione di categoria, convocata all'hotel Palladio in città.
“Non serve essere laureati in statistica o esperti economisti - rileva la presidente - per rendersi conto, passeggiando all'interno di qualche nuovo o vecchio centro commerciale della zona, che non sempre i conti tornano. Negozi chiusi o in liquidazione, pochissime casse attive, parcheggio semivuoto nei giorni infrasettimanali, sono chiari segnali di un sistema che sta letteralmente implodendo e che certo non è più in grado di autoalimentarsi.”
L'intervento della presidente Cadore all'assemblea sociale di Confcommercio Bassano
“Queste - aggiunge - sono le catastrofiche conseguenze di un processo di liberalizzazione non attuabile in un mercato talmente globalizzato che, senza regole e controlli e in nome della “libera concorrenza”, può solo portare all'autodistruzione. E' suonata la campana dell'ultimo round, quello più difficile, ma siamo certi che, nonostante i tanti colpi subiti, saremo noi piccoli e medi operatori del commercio a rimanere in piedi alla fine del match.”
Fuori i secondi, dunque. E' tempo, per i gestori delle imprese del commercio, di salire sul ring. Anche se i centri commerciali rimangono dei pesi massimi mica da poco e nella stessa legge regionale per le politiche di sviluppo del sistema commerciale, a fronte dei quasi 2000 capannoni dismessi negli ultimi tre anni nel Veneto “pare che la via prediletta per riqualificare le aree degradate ed inutilizzate sia proprio quella commerciale”. “Non vorremmo assistere nuovamente a investimenti da parte della Grande Distribuzione Commerciale - incalza la presidente -, magari incentivati dalla riduzione degli oneri di urbanizzazione, che rischierebbero ulteriormente quel famoso effetto-tappo verso i nostri centri storici.”
La coperta, del resto, è corta per tutti. Secondo i dati sull'andamento economico dei consumi nel mese di ottobre, sono disposti ad acquistare beni durevoli appena il 5,4% degli italiani, con una riduzione tendenziale dei consumi su base annua del 3,1%, “quarta frenata consecutiva equamente distribuita tra alimentari e non”. “Se il panorama è di una costante riduzione dei consumi - si chiede la portavoce di categoria riguardo alle ipotetiche nuove grandi superfici di vendita -, quale sostenibilità avranno questi progetti?”
Ecco quindi la ricetta Cadore per uscire dall'impasse: “Come Confcommercio ci siamo impegnati in prima linea per tentare di offrire una progettualità diversa e per dare un contributo sostanziale al necessario processo di riqualificazione commerciale e rivitalizzazione dei centri storici e urbani.”
Il riferimento è all'accordo siglato nel 2013 col Comune di Bassano per l'individuazione degli interventi prioritari per il settore in centro storico.
Ne è scaturita “una mappatura dettagliata del commercio bassanese” che ha generato a sua volta un dettagliato documento di analisi, via per via, sulla qualità del sistema commerciale e del sistema urbano. Il tutto è confluito nel “Laboratorio di Progettazione Partecipata” all'Urban Center che “rappresenta una speranza per rilanciare economicamente il nostro futuro”.
Ma la condizione necessaria per tentare nuovamente il decollo è lo snellimento della burocrazia, volano infinito di “inutili adempimenti”: dall'autorizzazione per installare un'insegna alle vetrofanie passate al vaglio della Commissione Edilizia Comunale e dall'applicazione “presuntiva” della tassa smaltimento rifiuti fino al Testo Unico sulla Sicurezza che “rappresenta un vero limite alla creazione di posti di lavoro da parte delle piccole imprese”. “Non c'è bisogno di scervellarsi troppo, basterebbe solo limitare il grandissimo numero di adempimenti in capo ai piccoli imprenditori che assumono personale per incoraggiare le assunzioni.”
E a proposito di tassa rifiuti e della sua applicazione alle imprese commerciali: “Tutto è calcolato su tabelle di produzione rifiuti vecchie di 15 anni e assolutamente non più adeguate” - sbotta la Cadore, in stile Rocky IV, sempre più in versione “ultimo round”.
Ed ecco l'uno-due della presidente, sferrato direttamente al mento: “Un costo eccessivo che dobbiamo sopportare per sostenere una multiutility come Etra che, appartenendo agli stessi Comuni, dovrebbe garantire una ottima efficienza del servizio, che in realtà non percepiamo sempre passeggiando per le strade, ed una ottimizzazione dei costi e dei riaddebiti tariffari che dovrebbero farci passare inosservati i 764.000 euro annui (più auto aziendale) dei 7 dirigenti, i 3 milioni di euro in più di costo del personale rispetto al 2011, gli oltre 9 milioni di euro di utile del 2013 e i 4 milioni e mezzo di imposte pagate all'erario. Forse è davvero il caso che qualche pubblico amministratore cominci a guardarci dentro seriamente, per il bene della collettività e degli imprenditori.”
Non fischiano certamente le orecchie, mentre in sala va in scena l'attacco alla multiutility, alla presidente del Consiglio di sorveglianza di Etra Manuela Lanzarin: è infatti presente, in mezzo ad altri sindaci e assessori, e seduta in prima fila.
E prima che il match - pardon, la relazione della presidente giunga al termine, c'è anche spazio per “una nota positiva”. E cioè l'annuncio che le categorie economiche “daranno un contributo di partecipazione” al progetto sul Marchio d'Area promosso dal Tavolo di Marketing Territoriale “Territori del Brenta”.
“In primis - afferma la referente mandamentale di categoria - sarà necessario un salto culturale: dobbiamo tutti, operatori economici ed amministratori, riuscire a pensarci come un'unica squadra che dovrà lavorare per il bene del territorio al fine di recuperare occupazione. Il turismo ed in particolare quello sportivo crescerà laddove le proposte sapranno essere unitarie e coinvolgere tutte le esperienze che il territorio sarà in grado di offrire.” “Purtroppo i temi si ripetono, ma il tempo delle soluzioni morde - conclude la president -. Non dipende tutto da Roma, molto dipende da noi.”
Così parlò Teresa Cadore: un richiamo generale alla categoria a non mollare, nonostante tutto.
L'altra faccia della medaglia è rappresentata dai commercianti che, crisi o non crisi, sono da decenni in prima linea nel quotidiano rapporto con la clientela e che vengono meritatamente premiati all'inizio dell'assemblea per il raggiungimento di importanti anniversari: il panificio Bertollo di Bassano per i 20 anni di attività, i pubblici esercenti Giuseppe Bonaldo di Rosà e Romano Cornale di Enego (Piovega di Sotto) per i 35 anni, l'agente di commercio Antonio Cenere per i 40 anni, Dolores Contarin della “Bottega del Pane” di Bassano per i 40 anni, l'Ottica Martino di Bassano e Marostica per i 45 anni e infine la famiglia Zanon del negozio “Focus” e Antonio Baggio dell'omonima enogastronomia di via Roma per i 50 anni.
E c'è persino chi celebra quest'anno i 110 anni di attività commerciale a gestione familiare, tramandata di padre in figlio, e i 40 anni come azienda associata: è la ditta Tessarolo Formaggi di Rosà. Il titolare Tiziano Tessarolo, nel ritirare il diploma di benemerenza, sintetizza in due parole lo spirito che anima il suo lavoro: “Se te vardi l'orolojo, xe mejo star casa.”
Per essere il round conclusivo per la categoria, è un suono di campana strepitoso.
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