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L'economia fa spettacolo
Sorpresa: cultura e spettacolo producono ricchezza. Lo rileva un'indagine della Fondazione Fitzcarraldo: da Operaestate Festival un indotto diretto sul territorio di 1,93 milioni di euro e un impatto economico totale di circa 3 milioni
Pubblicato il 04 giu 2013
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Dica 33: sono tante, infatti, le edizioni di Operaestate Festival Veneto, la rassegna diffusa di spettacolo, ospitata nelle “città palcoscenico” della pedemontana veneta (sono 38, quest'anno, con Bassano come sempre città capofila), che si appresta ad accendere nuovamente i riflettori. Del ricco cartellone di danza, teatro e musica del festival riferiamo ampiamente in un altro articolo nel nostro canale “territorio” (territorio.bassanonet.it/manifestazioni/13374.html). “Ricco” non sono in quanto a contenuti di spettacolo, ma anche - ed è questa la novità da sottolineare - in termini di indotto economico sul territorio coinvolto dalla manifestazione.
E' quanto emerge dall'indagine compiuta dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino - importante centro indipendente di ricerca e documentazione sull'economia, il management e le politiche della cultura - che ha misurato la ricaduta economica e socio-culturale di Operaestate sul territorio.
Con risultati sorprendenti: l'economia addizionale diretta generata dall'evento (acquisto di beni, servizi e forniture per la realizzazione della manifestazione; spese sostenute sul territorio dai frequentatori del festival, dagli artisti e dagli operatori) è stata calcolata in circa 1,93 milioni di euro. Cifra che sale a una forbice che varia tra i 2,7 e i 3,5 milioni se si considera invece l'impatto economico stimabile totale (effetti diretti, indiretti e indotti). A fronte dell'investimento complessivo di 951.350 euro, gli effetti economici diretti prodotti dal festival risultano pertanto più del doppio del valore investito, e triplicati negli effetti totali.
Da sinistra: Rosa Scapin, Stefano Fracasso, Carlo Ferraro e Carlo Mangolini alla conferenza stampa di presentazione di Operaestate Festival a Venezia (foto Alessandro Tich)
Il dato viene reso noto nella conferenza stampa di presentazione di Operaestate Festival 2013 a Palazzo Cavalli-Franchetti, sul Canal Grande, in una Venezia baciata dal sole e elettrizzata dall'apertura della Biennale Internazionale d'Arte.
All'eclatante esito dello studio sotto il profilo economico si aggiunge quanto il sondaggio ha rivelato circa l'impatto socio-culturale della rassegna di spettacoli: la conoscenza “spontanea” del festival da parte dei residenti nel territorio raggiunge il 65% della popolazione.
Cioè a dire: su 100 persone intervistate telefonicamente a campione, ben 65 - alla domanda “qual è la manifestazione/istituzione più importante del territorio?” - hanno spontaneamente risposto: “Operaestate”. Se poi si aggiunge la cosiddetta conoscenza “indiretta” (risposta alla domanda: “Lei conosce Operaestate Festival?”) la percentuale sale al 93%, vale a dire la quasi totalità dei residenti. Degli intervistati, il 73% ha inoltre dichiarato di aver partecipato almeno una volta a Operaestate, e il 91,6% ha dichiarato che il festival “dà prestigio alla città e al territorio”.
Sono dati importanti, che pure appaiono in contraddizione con la sempre più carente disponibilità di risorse, imposta dalla spending review a tutti i livelli, con cui l'organizzazione del festival - che si regge sui finanziamenti dello Stato, della Regione Veneto, del Comune di Bassano e degli sponsor privati - deve fare i conti.
“Siamo arrivati al limite - dichiara in conferenza stampa il vicesindaco e assessore alla Cultura di Bassano del Grappa, Carlo Ferraro -. I tagli imposti ci fanno preoccupare per l'anno prossimo, e impongono una riflessione profonda sull'importanza di Operaestate per il territorio e il Veneto. Anche quest'anno è stato predisposto un cartellone all'altezza dei precedenti, e gli esiti dello studio della Fondazione Fitzcarraldo sono dati formidabili, soprattutto in un momento così difficile.”
“Solo l'idea che non si faccia Operaestate - sottolinea Ferraro - vuol dire togliere al territorio dai 2,5 ai 3,5 milioni di euro. E' un valore culturale di un'identità che viene rafforzata. Operaestate è un patrimonio assolutamente da salvaguardare di cultura, di coesione sociale e di economia.”
Anche perché - come ribadiscono gli interventi del direttore generale di Operaestate Festival Rosa Scapin e del responsabile del settore teatro Carlo Mangolini - l'attività del festival non esaurisce nei due mesi estivi del cartellone principale, ma prosegue per tutto l'anno con l'incessante programma di workshop, scouting e formazione di giovani talenti italiani e internazionali nei campi della danza e del teatro. “Due anime che convivono - afferma Rosa Scapin - e vengono esaltate durante i mesi estivi”.
Operaestate vuol dire anche “Festival in Rete”: con ben cinque progetti di arti performative (“Choreoroam Europe”, “Act Your Age”, “Modul Dance”, “Spazio: A european network for dance creation” e “LEIM”) riconosciuti e finanziati dal Programma Cultura dell'Unione Europea, fautore della partnership tra CSC/ Casa della danza di Bassano e i principali centri di danza contemporanea europei.
Altri progetti di partnership internazionale riguardano sia la danza che il teatro.
Il tutto concentrato, dopo mesi di lavoro, nel programma di B.Motion, l'appendice del festival di fine agosto dedicata ai nuovi linguaggi delle arti performative contemporanee. “B.Motion - rimarca il direttore generale Scapin - chiude Operaestate, e apre al mondo.”
“I dati di Fitzcarraldo - rileva il consigliere regionale Stefano Fracasso - smentiscono i luoghi comuni: qualità e popolarità non sono in antitesi. E alla domanda “Con la cultura si mangia?” la risposta è: “sì”. Con 900mila euro di risorse investite e un'economia addizionale diretta di 1,9 milioni, è un investimento che produce.”
Per questo motivo il modello di Operaestate Festival Veneto sarà preso in considerazione nell'ambito della redazione del nuovo progetto di legge regionale sulla Cultura, in discussione in consiglio regionale.
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