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Conclave alla bassanese
Le dimissioni di Fantinato, i tentennamenti di Beraldin, i mal di pancia di Giunta. Cosa sta succedendo nella maggioranza che governa Bassano?
Pubblicato il 15 mar 2013
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La politica, anche a livello delle Amministrazioni comunali, è sempre fatta di dichiarazioni pubbliche e di atteggiamenti privati. Da una parte quello che si vuol far sapere ai cittadini, e dall'altra quello che realmente accade dentro le mura del Palazzo. E più di qualche volta - e anzi molto spesso - le due cose non coincidono.
Per questo ci troviamo alquanto disorientati dalla tranquilla certezza con cui il sindaco Cimatti - a cui va riconosciuta un'assoluta trasparenza negli atti, nei comportamenti e nei giudizi - dichiara agli organi di informazione che a Bassano del Grappa non c'è alcuna crisi di giunta e di maggioranza.
Se lo afferma il primo cittadino, avrà le sue buone ragioni per esserne sicuro. Del resto, se in questi quattro anni la variegata compagine politica che lo sostiene è riuscita ad andare avanti nonostante tutto, lo si deve all'autorità della sua figura. Che fino adesso è riuscita a tamponare le divergenze e i disaccordi che inevitabilmente e fisiologicamente - come accade in qualsiasi coalizione, che per sua natura è formata da tante teste - si sono presentati lungo la strada.
Foto Alessandro Tich
Ma quando il mal di testa si trasferisce al mal di pancia, le aspirine non bastano più. E quanto sta accadendo in questi giorni nel Palazzo è il sintomo di un malessere di cui non conosciamo ancora la diagnosi, ma che comincia ad affiorare da più parti.
Ed ecco che, quasi all'inizio dell'ultimo anno di mandato amministrativo, le divergenze e i “distinguo” cominciano ad esplicitarsi in atti formali che hanno un peso non indifferente. Perché un capogruppo di maggioranza che si dimette dall'incarico è un fatto, politicamente, molto significativo. E un assessore nominato all'Urbanistica che impiega più di una settimana per sciogliere la riserva sull'accettazione dell'incarico, esprimendo “dubbi” su alcune questioni che dovranno essere valutate dal suo assessorato, è un fatto altrettanto sintomatico di un'azione e di un'alleanza di governo che ormai rischiano di incepparsi al primo serio ostacolo.
Sapete bene di chi stiamo parlando. Francesco Fantinato, già assessore all'Urbanistica negli anni che furono e voce forte del Partito Democratico in consiglio comunale, si è dimesso di punto in bianco da capogruppo PD.
Mauro Beraldin, altro highlander del centrosinistra cittadino, ha accettato alla fine la nomina in giunta, dimettendosi da presidente del consiglio comunale, dopo sofferti tentennamenti.
Le dichiarazioni ufficiali sulla stampa, da parte dei diretti interessati o di terze persone, escludono un collegamento tra i due episodi.
Fantinato, cioè, non avrebbe rimesso l'incarico di capogruppo per possibili disaccordi in tema di Urbanistica - facili anche da individuare - con il nuovo assessore, ma per “vicende interne al partito”. Il che - visto che il PD esprime comunque due assessori, di cui uno vicesindaco, e sette consiglieri comunali - non è proprio un problema da sottovalutare, sotto il profilo della tenuta “interna” del tassello più importante del composito mosaico cimattiano.
Le vere ragioni di questo doppio corto circuito, scoppiato in seno alla sinistra cittadina, prima o poi verranno a galla. Ma una cosa è certa: proprio il PD, che nella campagna elettorale del 2009 aveva scelto la linea del “basso profilo”, sta diventando oggi la componente di maggioranza che fa più rumore. E non necessariamente per remare sempre e comunque nella stessa direzione.
Ma non è l'unico. Chi infatti non ha proprio digerito la nomina ad assessore di Mauro Beraldin, e non ha fatto nulla per nascondere il suo dissenso, è un altro pezzo da novanta dell'attuale maggioranza: Stefano Giunta, uomo di destra, capogruppo della lista che porta il suo nome e - non certamente da oggi - anima critica della coalizione che governa la città.
I suoi “distinguo” su vari argomenti, ZTL compresa, sono già comparsi più volte sulle cronache. Ma ora le sue critiche, come dichiarato oggi da Giunta su un quotidiano locale, sono “di metodo e di merito”: e quando si usano queste due parole, amate anche da Beraldin, significa voler addentrarsi nel campo minato delle questioni di principio.
Secondo Giunta, la nomina ad assessore dell'esponente del PD avrebbe violato il “patto tra gentiluomini”, raggiunto subito dopo l'elezione a sindaco di Cimatti, che escludeva da incarichi di giunta i quattro big delle liste vincitrici: Beraldin (appunto), Fantinato, Grazia e lo stesso Giunta. Il leader di Bassano ConGiunta non mette in discussione la libertà di scelta del sindaco, ma annuncia contemporaneamente che la cosa sarà oggetto di valutazione alla prossima riunione del suo gruppo.
“Vedremo”, “ne parleremo”, “valuteremo”. Sono tutti verbi che, coniugati al futuro, sono pericolosi. Vogliono dire che non c'è la volontà di staccare la spina alla giunta Cimatti, ma che è possibile cambiare idea in qualsiasi momento. L'impressione è che gli ultimi mesi del quinquennio amministrativo saranno vissuti soprattutto all'interno delle stanze municipali, tra riunioni di gruppo, verifiche interne, confronti informali, vertici di maggioranza.
Sarà un Conclave alla bassanese, prolungato nel tempo: e se sarà fumata bianca, approvazione del Bilancio permettendo, vorrà dire che l'attuale maggioranza avrà deciso di convivere fino alla scadenza naturale del mandato. E allora: Extra Omnes.
In caso contrario, la frase “Fuori Tutti” sarà riferita al consiglio e alla giunta comunale, per affidare le redini del Comune alla severa gestione di un commissario prefettizio.
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