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La Cultura che fa bene!
Presentata l'approfondita ricerca svolta da Fitzcarraldo, sull'impatto economico e socio culturale di Operaestate.
Pubblicato il 09 feb 2013
Visto 3.044 volte
Quanto può essere “remunerativo” l’investimento in cultura? Non solo in termini economici ma anche socio-culturali. In momenti di spending review la domanda è lecita, ed è questo il punto di partenza dell’articolata ricerca condotta dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino - importante e prestigioso centro indipendente italiano che svolge attività di progettazione, ricerca e documentazione e sul management, l'economia e le politiche della cultura – e che ha misurato la ricaduta economica e socio-culturale di Operaestate Festival sul territorio.
Dati alla mano, le attese non vengono deluse: l’economia addizionale diretta generata dall’evento è pari a circa 1,93 miloni di euro, mentre l’impatto economico stimabile totale (come effetti diretti, indiretti e indotti), è calcolato in un range che varia tra i 2,7 e i 3,5 milioni di euro. Una dimensione economica di tutto rispetto se si considera che è stata calcolata in termini di pura addizionalità: se il festival non ci fosse stato tali ricadute economiche sarebbero state nulle.
A fronte dell’investimento complessivo di 951.350 euro, gli effetti economici diretti prodotti dal Festival sono stati più del doppio del valore investito e quelli totali si moltiplicano per 3,5.
CSC San Bonaventura, una delle location di Operaestate
Da un punto di vista metodologico l’“economia aggiuntiva” generata dal festival è stata calcolata sui flussi di spesa derivanti dall’acquisto di beni, servizi, forniture e know-how per la realizzazione della manifestazione, e dalle spese sostenute sul territorio dai frequentatori del festival, oltre che dagli artisti e dagli operatori presenti durante l’evento. Nello specifico sono state rilevate e considerate le spese per alberghi / B&B, quelle relative a ristoranti e caffetterie, e le spese per lo shopping e il tempo libero.
Ma la valutazione economica non è l'unica ed esclusiva prospettiva di verifica, perché altrettanto importanti sono gli impatti e gli effetti (non monetari) prodotti dalla presenza “presidi” di natura culturale: il contributo al miglioramento della qualità della vita della popolazione residente, il rafforzamento dell’immagine e dell’attrattività turistica, l’aumento dei consumi e delle pratiche culturali, l’incremento di know-how locale, il sostegno al capitale creativo e alla produzione artistica sono solo alcune delle ricadute di cui, nel medio termine, possono beneficiare i territori e i loro abitanti
Lo studio realizzato si configura quindi come una novità assoluta per il contesto italiano perché, ispirandosi ad analoghe ricerche condotte in ambito anglosassone, prova a rappresentare una costellazione di impatti spesso tra loro sovrapposti e interconnessi indagando le categorie dei principali beneficiari diretti e indiretti di Operaestate: gli spettatori, la popolazione residente, gli operatori economici, gli stakeholders del territorio, gli artisti e gli operatori internazionali.
Interessane anche l’indagine sui residenti: la conoscenza “spontanea “ del festival raggiunge il 65% della popolazione, quella indiretta il 93%, vale a dire la quasi totalità dei residenti. Il 73% dichiara di aver partecipato almeno una volta a Operaestate, il 91,6% dichiara che il festival dà prestigio alla città e al territorio, l’85% che il festival ha fatto conoscere il territorio oltre i confini regionali, il 33,4% che si è avvicinato al mondo dello spettacolo grazie a Operaestate, il 31,8% che ha scoperto grazie al festival il teatro e la danza contemporanei.
E anche la propensione ai consumi culturali in genere: spettacoli, cinema musei, mostre, aumenta per i frequentatori del festival rispetto a chi non vi partecipa.
Dall’analisi della ricerca condotta presso stakeholders e policy maker, artisti del territorio e operatori internazionali, si rileva come Operaestate venga percepito come un festival “glocal”, da un lato con una forte vocazione e attenzione al territorio, con il progetto diffuso nelle 40 “città palcoscenico” che vi aderiscono; dall’altro con la marcata attenzione per la contemporaneità e i nuovi linguaggi espressivi soprattutto nel teatro e nella danza. Una tensione che ha permesso a Operaestate di uscire dall’alveo ristretto della semplice attività spettacolare “di servizio”, per divenire luogo di produzione con un’apertura internazionale riconosciuta soprattutto in ambito europeo.
Emerge inoltre l’idea di Operaestate come guida e supporto all’attività professionale della scena artistica regionale attraverso attività di sostegno alla produzione, di facilitazione dei rapporti con gli interlocutori istituzionali e (nel caso della danza) di internazionalizzazione del percorso professionale. Il tutto, ha contributo a dare di Bassano l’immagine di una città vivace culturalmente, aperta al dialogo, capace di giocarsi un ruolo a livello regionale e nazionale.
L'intera ricerca è consultabile on line al sito www.scribd.com/doc/124532318/Report-Finale-Operaestate-Festival-Veneto
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