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Questione di etichetta
Alimentare: rispunta l'“etichettatura a semaforo” nella UE. Coldiretti: “Bocciato l'85% dei prodotti italiani DOP”. Rischia di farne le spese anche l'Olio di Pove, che rientra nella zona di produzione dell'Olio Veneto del Grappa DOP
Pubblicato il 06 apr 2017
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Ebbene sì: la Gran Bretagna è in fase di Brexit, ma continua a rompere le uova nel paniere. Usiamo un'immagine alimentare, perché questo è il settore di cui all'oggetto.
Nel Paese di Sua Maestà, del Bacon and Eggs e dei Fish and Chips è infatti in vigore dal 2013 la cosiddetta “etichettatura nutrizionale al semaforo” sui prodotti alimentari. L'etichetta sul prodotto - raccomandata dal Ministero della Salute Britannico e adottata da quasi tutti i supermercati - prende in considerazione le calorie, i grassi, gli zuccheri e il sale presenti in 100 grammi di prodotto.
Quando sull'alimento in questione uno dei componenti supera una certa concentrazione o percentuale, viene indicato sull'etichetta con un bollino rosso. Se la quantità è bassa il colore è invece verde, mentre se è intermedia “scatta” il giallo.
Fonte immagine: ilquaderno.it
E quando i consumatori vedono il colore rosso, inevitabilmente, calano le vendite: l'informazione visiva viene infatti solitamente interpretata come un consiglio a non comprare l'alimento, piuttosto che a consumarlo con moderazione.
Riguardo ai britannici, e sempre per restare in tema alimentare, si potrà dire che sono cavoli loro. E invece no. In primis perché l'etichetta al semaforo danneggia i prodotti alimentari e agroalimentari di importazione, made in Italy compreso.
E in seconda battuta perché il modello della “Traffic Light Label” sta oltrepassando la Manica. È di questi giorni infatti la notizia che è attesa entro la fine di aprile la pubblicazione del decreto con cui il ministero della salute francese autorizzerà l'uso volontario sui prodotti alimentari dell'etichetta "NutriScore": cinque colori che vanno dal verde al rosso, anche in questo caso a seconda di parametri quali l'apporto calorico per 100 grammi, il contenuto di zuccheri, grassi saturi e sale.
Secondo alcuni organi di stampa locali, inoltre anche in Belgio il Ministero della Salute starebbe pensando all'introduzione di sistemi equivalenti.
Si tratta di un nuovo, significativo esempio dell'Europa a due velocità. Divisa in questo caso tra l'Europa di alcuni Paesi nordici e quella dei Paesi della dieta mediterranea, che dal semaforo nutrizionale viene fortemente penalizzata.
In ambito UE l'Italia si è sempre dichiarata contraria a questo sistema di etichettatura. Affiancata da altri 15 Paesi, tra cui la Spagna e anche la Germania.
Ma è una situazione in progress: tra le fila dei contrari figura infatti anche il Belgio, che adesso starebbe ripensando la questione.
In queste ore, trova diffusione sui media italiani il grido di allarme lanciato a tale riguardo dalla Coldiretti.
“L’Unione Europea - afferma il presidente nazionale Coldiretti Roberto Moncalvo - deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura, fuorviante discriminatorio ed incompleto che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.” Ancora Moncalvo denuncia “le distorsioni provocate dal sistema di informazione visiva che sino ad oggi è stato adottato capillarmente da un solo Paese, quella Gran Bretagna che si appresta ad uscire dalla Ue con i negoziati per la Brexit, al centro della risoluzione approvata dal Parlamento Europeo”.
“Ma il sistema - conferma il leader dell'associazione di categoria - sta per essere esteso anche in Francia dove sono state già portate avanti attività di sperimentazione.”
“L'etichetta nutrizionale - denuncia ancora la Coldiretti - boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (DOP) che la stessa Unione Europea deve invece tutelare e valorizzare.”
“A essere bocciati dal semaforo rosso ci sono tra gli altri - sottolinea Moncalvo - le prime tre specialità italiane Dop più vendute in Italia e all’estero come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma, ma si arriva addirittura a colpire anche l’extravergine di oliva, considerato il simbolo della dieta mediterranea che ha garantito all’Italia di classificarsi tra 163 Paesi al vertice del “Bloomberg Global Health Index” per la popolazione maggiormente in salute a livello mondiale.”
E poiché si parla di olio extravergine di oliva, la questione coinvolge direttamente anche l'economia agroalimentare del nostro territorio. L'olio di oliva è infatti un prodotto ricco di grassi, e in quanto tale destinato a un perenne bollino rosso.
Tuttavia quello che la “Traffic Light Label” non specifica è che il componente grasso principale è l'acido oleico: un acido grasso monoinsaturo, che ha molti e comprovati benefici per la salute. Presente nell'olio di oliva mediamente al 70-75%, l'acido oleico è famoso per i suoi effetti positivi sull'organismo, in particolare sull'apparato cardiovascolare e sul fegato. È inoltre dimostrato che aumenta il cosiddetto colesterolo buono (HDL) e abbassa il colesterolo cattivo (LDL) nel sangue, riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari. Ma si tratta comunque di un “fat” (grasso) e la discriminante semaforica non gli concede attenuanti.
Un'estensione a livello europeo dell'etichetta nutrizionale a colori potrebbe quindi nuocere al mercato anche dell'olio extravergine di oliva DOP prodotto nel Veneto.
Di cui fa parte, a pieno titolo, l'olio di Pove del Grappa.
Il prodotto principe della Conca degli Ulivi rientra infatti nella zona di produzione dell'“Olio Veneto del Grappa DOP”, che a sua volta fa parte della filiera “Olio Veneto DOP” che ha ottenuto dalla Comunità Europea il riconoscimento di Denominazione di Origine Protetta nell’ottobre 2001 e che si fregia del marchio europeo mettendo assieme gli oli extravergini di oliva “Veneto del Grappa”, “Veneto Valpolicella” e “Veneto Euganei e Berici”.
Sotto il profilo nutrizionale, l'”Olio Veneto del Grappa DOP” è caratterizzato da una composizione chimica ricca di acidi grassi insaturi.
Lo stesso disciplinare di produzione indica che all'atto dell'immissione al consumo la concentrazione di acido oleico deve essere uguale o superiore al 76%. Una medicina naturale per il colesterolo buono e un alimento da segnare con la matita rossa per il semaforo cattivo.
Un aspetto che in prospettiva non è da sottovalutare, se è vero che l'“Olio Veneto DOP” gode di un consolidato mercato estero: i tre oli DOP regionali sono rappresentati da unico Consorzio di Tutela molto attivo oltre confine e il Canada, solo per fare un significativo esempio, si è recentemente impegnato a tutelarli dalle imitazioni ovvero dall'utilizzo illegale della Denominazione di Origine Protetta.
E l'Asparago Bianco di Bassano DOP?
Dal punto di vista dell'etichetta a semaforo, non avrebbe conseguenze negative, anzi.
Con il suo 93% di acqua, 0,2% di grassi, 2,5% di zuccheri e 24 Kcal di apporto calorico per 100 grammi di prodotto fresco, il bianco turione bassanese figurerebbe come un prodotto “light” meritandosi, per i consumatori di altri Paesi, un bel bollino verde.
Ma è un problema che non sussiste: perché l'Asparago di Bassano DOP, nonostante tutta la promozione messa in campo negli ultimi anni dal Consorzio di Tutela e finanziata anche dall'Unione Europea, un vero e proprio mercato europeo ancora non ce l'ha.
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