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Laura VicenziLaura Vicenzi
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Teatro

Amleto²: un principe-attore da amare

Il 22 e il 23 gennaio, al Comunale di Vicenza è andata in scena la rilettura d'autore di Filippo Timi della celebre tragedia scespiriana

Pubblicato il 27 gen 2026
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Il Teatro Comunale di Vicenza ha ospitato il 22 e il 23 gennaio in due serate Amleto², spettacolo di Filippo Timi proposto rinnovato a distanza di quasi quindici anni dal debutto.
Non una rappresentazione, una rilettura d’autore: l’attore perugino ha guardato al classico di Shakespeare — e ad altra parte dell’opera del Bardo, e non solo — con una prossimità di sguardo che fa tesoro anche delle lezioni del teatro di Artaud e di quello di Carmelo Bene, restituendo alla scena un Amleto vivo, folle e potente, nel suo essere o non essere personaggio anche ridicolo, e irrisolto, come diremmo oggi.

Filippo Timi in Amleto²

Tutto è brillante di una luce irriverente, dissacrante e profondamente contemporanea, in questa drammaturgia: così Timi rilegge i nostri tentativi votati al fallimento di umana esibizione in questa assurda vita, incarnandoli nel protagonista della celeberrima tragedia di Shakespeare e nelle sue vicende — ricordiamolo, un bellissimo testo assurdamente lungo pieno di crolli dove tutto finisce quasi all’improvviso in un massacro da Grand Guignol.
Lo spettatore assiste a una sorta di Hamlet horror picture show: l’Amleto “al quadrato” è annunciato da subito strabordante, liminale rispetto al testo, sospeso tra teatro e reality, fiaba nera, filosofia e psicoanalisi, fosse ai tempi di Shakespeare esistita.
Oltre al Principe di Danimarca impazzito, Timi vi colloca al centro la “bestia” da palcoscenico intrappolata nel proprio ruolo, che smania per uscire a vivere, e non può che morirne. “Siamo topi”, viene detto e ripetuto, poco dopo avere affermato che “i capolavori sono ciechi”.

La luce puntata a occhio di bue sul sipario, a esordire con la narrazione è una provocante Marylin-Marina Rocco che impugna la statuetta dell’Oscar e attacca con un monologo comico da “bionda dentro” ma con gli occhi tristi, nonostante il quasi orgasmo mimato, e subito cattura gli applausi.
Nella scenografia a incombere è una gabbia da circo, e di matti, che separa ciò che succede nella tragedia in corso dalle uscite degli attori e dei personaggi che si rivolgono al pubblico in brevi show nello show.
Un trono al centro, balle di paglia d’oro brillante e palloncini a metà tra il funeral party, e il “è qui la festa?”; ai lati della seduta reale stanno appesi dei teli-fantasma e via via fanno la loro apparizione-attoriale giganteschi peluche: sul finale, di grande effetto, sullo scranno è il Grande Puffo. Prima ha “detto la sua” anche una bistrattata pantera rosa e a un certo momento è stato evocato Pinocchio. Inoltre, intorno, spade, mosse alla ninja, guanti rossi insanguinati e l’immancabile teschio a fare la sua comparsa tra fiabesche bolle di sapone.
Bellissimi sia i costumi che gli oggetti di scena, realizzati nei laboratori del milanese Teatro Parenti, produttore dello spettacolo. Le luci di Oscar Frosio e le musiche scelte — dai canti gregoriani, a Battisti, a Kate Bush e Bowie, and I love New York — giocano un ruolo importante nell’indurre quella sorta di trance necessaria a sentirsi a teatro, in questo caso portati sulle montagne russe in scenari tra ironia pop e dramma, luci del varietà e tragedia, tutto una efficace messa in scena tra antico e attualità. Del resto, “per essere storici bisogna essere contemporanei”, si afferma.

Timi è magnetico e appassionato, di più, divertito, sul palco. Mescola ironia e cinismo, gestualità e parola con un talento istrionico che cattura. Amleto si prende bacini, bacia, racconta barzellette, inveisce, si annoia e uccide.
Accanto a lui, un cast molto affiatato: la già citata Marina Rocco Marilyn/spettro del padre di Amleto; Elena Lietti nei panni di una poetica, offesa, respinta Ofelia, che prova a “stare lontano dall’acqua”; Lucia Mascino, in altre occasioni una splendida Gertrude poco madre, ferina e dirompente, è stata sostituita dallo stesso Timi; ottimi Gabriele Brunelli e Mattia Chiarelli.
Grandi applausi, anche a scena aperta. E gran spettacolo. Finalmente.

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